I gelsi di Terra Madre

Durante il regime sovietico, nella regione di Gorno-Badakhshan, nel Pamir (Tajikistan), tutti gli alberi di gelso erano tutelati dallo stato. Le foglie, infatti, erano utilizzate per l’allevamento dei bachi da seta, di importanza strategica per l’economia del paese (il Tajikistan era infatti un produttore di seta e l’allevamento e la trasformazione dei bachi era statale, ndr). Ricordo che, quand’ero bambino, nella fattoria di famiglia arrivavano i contadini armati di accette e grandi sacchi e subito si arrampicavano sugli alberi di gelso e iniziavano a tagliare i rami. Poi raccoglievano il fogliame nei sacchi e se ne andavano.

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Dopo la fine dell’Unione Sovietica, nel paese sono nate diverse cooperative private commerciali e i banconi dei negozi si sono riempiti di diversi generi, spesso di scarsa qualità e provenienti dall’estero. La popolazione locale, ha lentamente smesso di occuparsi della raccolta e dell’essiccazione del gelso e la sorveglianza statale sugli alberi è venuta meno. La gente ha iniziato così a tagliare i gelsi dai propri giardini, a partire dal gelso nero i cui frutti erano considerati poco utili, e a farne legna per le stufe delle case. Le conseguenze? In circa 10 anni sono stati abbattuti tutti gli alberi di gelso nero e il 30-40% di quelli di gelso bianco.

Nel 2009, dopo la visita della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, ha preso il via il progetto del Presidio del gelso del Pamir e ho iniziato a produrre barrette di more. In quel periodo il prezzo al chilo era di 2,4 somoni (all’incirca 0,50 dollari americani) e noi eravamo i principali acquirenti di frutti di gelso. Lentamente, anno dopo anno, la richiesta è aumentata e dal 2012 addirittura raddoppiata: abbiamo acquistato ed esportato più di 15 tonnellate di more! La popolazione aveva compreso di nuovo l’importanza del gelso e così hanno iniziato a ricomparire sotto gli alberi i teli per la raccolta e il prezzo è cresciuto (fino a 1,8 dollari americani).

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In un suo intervento Carlo Petrini ha detto che occorrono molto tempo e impegno per creare 10.000 orti nel continente africano. Vorrei comunicare a Carlo Petrini che, grazie a Terra Madre e al Presidio, in Pamir la domanda di frutti di gelso è aumentata nell’arco di 5 anni e, di conseguenza la popolazione ha smesso di abbattere gli alberi di gelso. Ciò vuol dire che Terra Madre ha salvato in Pamir più di 50-70 gelseti. Anche qui sono nati tanti nuovi “orti”.

Visto che la domanda di frutti di gelso nero è in crescita, ho deciso di dare il mio contributo a nome di Terra Madre. In particolare ho ordinato in fabbrica 100 alberelli di gelso nero che saranno pronti in primavera. All’incirca nel mese di marzo (tenendo conto del tempo) distribuirò gratuitamente gli alberelli tra la popolazione di Rushan e Porshinev. Sugli alberelli vorrei porre delle etichette con la scritta «Terra Madre», esprimendo così la mia riconoscenza per la rete di Slow Food.

Khorog-Dushanbe, Tajikista, 2 gennaio 2015

Davlat Marodaliev

pamirian_fruit@mail.ru
Presidio del gelso del Pamir