Berta Cáceres – Protettrice della natura in Honduras e Centro America

Giovedì 3 marzo il Centro America si è risvegliato con una grande perdita; la vita di Berta Cáceres ci era stata strappata. È stata assassinata nella sua casa di La Esperanza, nel dipartimento di Intibuca in Honduras.

Berta Cáceres, fondatrice e coordinatrice general del Consiglio civico della organizzazioni popolari indigene dell’Honduras (Copinh), una delle più importanti protettrici dei diritti umani in Honduras e in tutto il Centro America, si era distinta per la sua lotta ecologista in difesa degli interessi del popolo indigeno Lenca nei confronti dello stesso stato honduregno e della impresa statale cinese Sinohydro. Questi, con l’appoggio della Società finanziaria internazionale, entità della Banca mondiale, volevano imporre un progetto idroelettrico chiamato Agua Zarca (Acqua Azzurra) lungo il corso del fiume Gualcarqué, che costituiva una seria minaccia per la vita della popolazione Lenca della regione. Il progetto era stato fermato e questo successo aveva rappresentato uno dei capitoli più importanti della vita cittadina honduregna, così come un momento fondamentale nella difesa dei diritti dei Popoli indigeni del Centro America, in accordo con la Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) 169 sui popoli indigeni e tribali del 1989.

Ancora una volta la lotta per la difesa dei diritti umani in Centro America aveva il viso di una donna, di una donna indigena e giovane.

Nonostante ciò, gli interessi economici nazionali e internazionali ordinavano la sua morte. Sicuramente per mano di qualcuno che appartiene a quei settori che cercano accrescere la propria ricchezza attraverso il furto e lo sfruttamento delle risorse naturali dei popoli centroamericani, specialmente nel territorio del popolo indigeno Lenca, in Honduras. Un paese la cui democrazia è stata privata con la forza dai militari al servizio del potere economico, che soffre il più alto indice di omicidi di difensori dei diritti umani, uno dei paesi che con il Guatemala e il Salvador registra i livelli più alti di crimini al mondo.

Berta Cáceres aveva sofferto di diverse forme di persecuzione, inclusi ordini di cattura, e nonostante avesse ricevuto numerose minacce di morte lo Stato honduregno le aveva negato quelle misure di protezione prescritte invece dalla Corte interamericana dei diritti umani.

La mattina dell’omicidio di Berta fu anche ferito il suo amico Gustavo Castro Soto, dirigente delle organizzazioni non governative Otros Mundos e Amigos por la Tierra México, che formano la Rete messicana dei danneggiati dalle miniere (Rema). La lotta per la difesa ambientale in Mesoamerica (sudest del Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador e Nicaragua) si svolge in condizioni avverse e di grande difficoltà per gli interessi delle imprese multinazionali che investano in attività come l’estrazione, gli impianti idroelettrici, l’agricoltura intensiva, sfruttando il modello di sviluppo economico che propongono i governi della regione grazie a facilitazioni e incentivi fiscali, tutto ciò unito ad alti livelli di impunità e corruzione dei funzionari pubblici. A tutto questo va aggiunto che le organizzazioni sociali contadine, indigene e per la difesa dei Diritti Umani sono state profondamente colpite dal nuovo modello di assistenza della cooperazione internazionale che, a causa della recente crisi economica mondiale, ha ridotto drasticamente l’aiuto economico nella regione.

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La risposta di ripudio di questi fatti a livello nazionale, regionale e internazionale è stata immediata. Il codardo omicidio di Berta è stato condannato e si sta esigendo che la autorità honduregne investighino in maniera rapida, efficace e trasparente, per individuare i responsabili materiali e intellettuali di questo crimine. Un gesto di solidarietà minimo verso il popolo honduregno, verso le organizzazioni ecologiste e i difensori dei diritti umani sarà quello di mantenere alta l’attenzione verso la situazione dell’Honduras e di esprimere il nostro appoggio alle e ai dirigenti della COPINH, affinché l’esempio di Berta Cáceres sia seme per un mondo differente, che è ancora possibile creare.

di Sergio Vives, Membro del Centro studi e documentazione della frontiera occidentale del Guatemala (Cedfog) e Avvocato difensore dei diritti umani