Terra Madre e l’agricoltura familiare

Le Nazioni Unite celebrano nel 2014 l’Anno internazionale dell’agricoltura familiare, tema che sarà anche protagonista del prossimo Salone del Gusto e Terra Madre

Gentile concessione IFAD
Gentile concessione IFAD

 

Kanayo F. Nwanze, presidente dell’International Fund for Agricultural Development (Ifad) mette in luce come il 2014 rappresenti una grande opportunità per «promuovere un ragionamento sulle politiche che consentano lo sviluppo sostenibile dei sistemi agricoli basati sulle famiglie contadine, le comunità rurali e le popolazioni indigene». Le piccole aziende agricole secondo l’Ifad danno un enorme contributo alle esigenze alimentari del pianeta eppure, paradossalmente, quelle stesse famiglie contadine costituiscono una parte significativa degli 842 milioni di affamati su scala mondiale e le aree rurali sono popolate da tre quarti delle persone che versano in gravi condizioni di povertà. Ecco allora che il lavoro di Ifad si pone l’obiettivo di «mostrare la capacità di trasformazione e innovazione dell’agricoltura familiare, che non è parte del problema, ma parte della soluzione per la sicurezza alimentare e le sfide dello sviluppo sostenibile di questo secolo».

Alle parole di Ifad fanno eco storie come quella delle donne del Gran Chaco argentino, appartenenti a diverse etnie indigene e da sempre impegnate in attività di raccolta di frutti selvatici e nella loro trasformazione in bevande, farine e altre preparazioni alimentari oggetto di un Presidio Slow Food. Ifad, Slow Food e organizzazioni attive su scala nazionale le stanno dotando degli strumenti utili per far sì che proseguano nella loro opera di valorizzazione di prodotti fortemente legati alla loro cultura, stanno incentivando il dialogo fra gruppi diversi affinché al lavoro delle donne sia restituita piena dignità e la possibilità di ottenere un reddito.

Foto Paolo Andrea Montanaro
Foto Paolo Andrea Montanaro

 

Dacian Cioloş, Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, per parte sua, mette in grande evidenza l’elemento di diversità che caratterizza i 12 milioni di aziende agricole distribuite sui 172 milioni di ettari di terreni agricoli nei 28 Stati membri dell’Unione Europea. Una variazione enorme, che interessa le condizioni agronomiche e climatiche, le dimensioni delle aziende rurali, le strutture, le pratiche e le tradizioni agricole e, ovviamente, i cibi prodotti in queste aziende. Oltre alla diversità, però, Cioloş mette in luce anche altri valori, tra cui l’agricoltura familiare riveste un ruolo di primo piano. «È l’agricoltura familiare che modella la nostra agricoltura da una prospettiva economica, oltre che dal punto di vista sociale. Per secoli, la struttura dell’agricoltura europea è stata plasmata dal concetto di agricoltura familiare e ancora oggi è il caso. Il concetto di fattoria di famiglia è legato alla sua maggiore resilienza e alla maggiore capacità di adattarsi ai cambiamenti e sviluppi». Certo, l’agricoltura europea non si identifica tutta con le aziende di piccole dimensioni ma sono quelli i casi che vi raccontiamo, portandovi gli esempi di allevatori che in Austria dedicano grandi attenzioni ai propri animali, mostrando di aver compreso che proprio il benessere del bestiame è all’origine di una carne di qualità o quello dei produttori dei paesi nordici, cui il lavoro di cuochi sempre più riconosciuti a livello internazionale ha restituito l’orgoglio di essere qualcosa di speciale. E di fare qualcosa di speciale.

Dalla Germania alla Francia, dall’Italia alla Polonia le storie dei piccoli produttori si intrecciano e sembrano dare ragione al commissario europeo: diversità, fattorie familiari e qualità sono il futuro della nostra agricoltura.

Foto Ivo Danchev
Foto Ivo Danchev

Per parte sua, la Fao ha condotto su 93 paesi uno studio che ha messo in luce che le aziende agricole a conduzione familiare rappresentano oltre l’80% di tutte le strutture dedite all’agricoltura e, come scrive il direttore generale José Graziano da Silva: «La conservazione e l’uso sostenibile delle risorse naturali sono connaturati nella logica produttiva delle aziende agricole a conduzione familiare, e le distinguono dalle aziende specializzate di grandi dimensioni. La natura altamente diversificata delle attività agricole familiari conferisce loro un ruolo centrale nella diffusione della sostenibilità ambientale, nella salvaguardia della biodiversità, contribuendo altresì a una dieta più salutare ed equilibrata».

Foto Paola Viesi
Foto Paola Viesi

 

Di esempi in tal senso Slow Food può offrirne moltissimi ma, forse, il più significativo è rappresentato dal progetto dei 10.000 orti che ormai in molti paesi del continente africano costituiscono la risposta migliore all’agricoltura intensiva basata su monocolture destinate all’esportazione, ai fertilizzanti chimici di sintesi, alle colture geneticamente modificate. Negli orti africani sostenuti da Slow Food i bambini vanno a scuola di cibo, affondano le mani nella terra e imparano il valore dei loro cibi tradizionali. E, così come fanno i bambini, accade anche alle donne e agli uomini delle tante comunità coinvolte nelle attività di Slow Food. Continuiamo a dirlo: gli orti sono una piccola goccia nel mare, ma i risultati di questa goccia sono concreti e meravigliosi, perché stanno migliorando la vita di moltissime persone. E coinvolgerne molte altre, in questo miglioramento è un obiettivo ambizioso, ma non impossibile, se terrà in conto il valore delle aziende agricole familiari.

Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it