«Se si guarda costruisce una mappa dei punti in cui si concentra l’agrobiodiversità a livello mondiale, vi accorgerete che essi coincidono con i luoghi in cui vivono i popoli indigeni». (Phrang Roy, coordinatore del Partenariato indigeno per l’agrobiodiversità e la sovranità alimentare e consigliere internazionale di Slow Food per le popolazioni indigene)

Slow Food ritiene che non abbia senso difendere la biodiversità, senza difendere anche la diversità culturale dei popoli indigeni. Il diritto dei popoli ad avere il controllo sulla loro terra, di coltivare il proprio cibo, di cacciare, pescare e raccogliere in base alle proprie esigenze e decisioni è fondamentale per proteggere i loro mezzi di sussistenza e difendere la biodiversità delle razze e delle varietà autoctone.

In quanto abitanti originari di una terra, sono portatori di culture, lingue e costumi unici, ma nel corso della storia questo patrimonio è stato eroso dalla confisca delle loro terre, dallo spostamento delle comunità, da atti di soppressione culturale e perfino da genocidi. Tutto questo sta continuando con il land grabbing. La sopravvivenza dei popoli indigeni è la prova della resilienza di queste società tradizionali, tenute insieme dalla loro identità – la loro cultura, la lingua e le tradizioni legate a un’area geografica – e dai legami storici con l’ambiente che hanno abitato e da cui dipendevano.

La rete di Indigenous Terra Madre

Slow Food e la rete di Indigenous Terra Madre sono collegati con una vasta rete di popolazioni indigene, comunità e organizzazioni di tutto il mondo. La rete di Terra Madre Indigenous coinvolge migliaia di persone in oltre 370 comunità presenti in più di 60 paesi in tutto il pianeta.

Il primo evento di Slow Food interamente dedicato ai popoli indigeni ha avuto luogo in Svezia nel 2011 ed è stato seguito da un secondo incontro della rete mondiale svoltosi a Meghalaya, in India nel mese di novembre 2015. Questi eventi hanno riunito i rappresentanti delle comunità indigene di tutto il mondo per discutere di come promuovere la loro conoscenza e la loro visione sulla produzione alimentare.

Molti prodotti alimentari a rischio di estinzione segnalati sul catalogo dell’Arca del Gusto sono preservati dalle comunità indigene nel mondo. È il caso del miele della foresta, raccolto dalle etnie Kurumba e Irula o del Wagashi, un formaggio fresco preparato dalla popolazione Fula in Burkina Faso; o ancora della carne affumicata prodotta nella repubblica dell’Altai, in Russia.