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Una minaccia globale

In Colombia il land grabbing sta facendo danni incalcolabili all'ambiente e alle comunità locali. Ne è testimone Liliana Marcela Vargas Vásquez, che interverrà sul tema al prossimo Salone del Gusto e Terra Madre

«Anche all'estero si deve sapere cosa sta succedendo in Colombia, la gente deve essere informata per poter fare pressione sui politici del mio Paese». Liliana Marcela Vargas Vásquez non usa mezzi termini quando lancia questo appello prima di raccontare come il fenomeno dell'accaparramento delle terre (land grabbing in inglese) stia dilagando nella sua terra natale.

Socia di Slow Food da alcuni anni, Liliana lavora a Bogotà per un'associazione che si impegna a difendere la sovranità alimentare, la Asociación de Trabajo Interdisciplinario (ATI). In questi giorni però si sta preparando a partire: è attesa a Torino per il Salone del Gusto e Terra Madre e per la conferenza Fame di terra che si terrà sabato 27 ottobre al Lingotto.

«In Colombia la situazione è gravissima» continua Liliana. «Con ATI e la Coalición Nacional en contra del acaparamiento de tierras y territorios, di cui ATI fa parte, stiamo lavorando per informare la cittadinanza sul fenomeno che sta progressivamente privando delle terre fertili le comunità locali. Produciamo documenti, video, aggiorniamo un blog e organizziamo incontri come quello che poche settimane fa ha riunito a Bogotà decine di organizzazioni di campesinos».

Chi sta rubando la terra ai contadini colombiani? I colpevoli sono sempre gli stessi, quelli che stanno acquistando terreni fertili a prezzi stracciati dai governi di tutto il pianeta: fondi pensione, società di investimento e multinazionali in cerca di grandi estensioni per impiantare monoculture alimentari e agrocarburanti.

In Colombia, poi, ha un ruolo di spicco, con conseguenze sociali e ambientali devastanti, l'industria estrattiva. «8,5 milioni di ettari sono già nelle mani delle industrie minerarie, e la situazione potrebbe peggiorare» denuncia Liliana. «Queste aziende hanno già manifestato il loro interesse su 30 milioni di ettari, una superficie pari a un quarto dell'intero territorio colombiano!»

In questo Paese come altrove, il fenomeno del land grabbing è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni, ma qui si è innestato su una situazione molto complessa, segnata già all'origine dalla fortissima concentrazione della proprietà della terra. Ci troviamo nel regno del latifondismo: secondo uno studio dell'ATI (disponibile in spagnolo su www.ati.org.co), lo 0,4% dei proprietari terrieri detiene oggi in Colombia il 60% degli appezzamenti fertili. Questa situazione – come sottolinea Fred Pearce nel libro The Land Grabbers (Beacon Press, 2011) - è anche il risultato di lunghi anni di azioni antiguerriglia incoraggiate e sovvenzionate dalla politica, dagli imprenditori, dai narcotrafficanti. Liliana conferma: «Nella regione dei Llanos Orientales, in particolare, il fenomeno di accaparramento delle terre è profondamente intrecciato con il conflitto armato e assume connotazioni particolarmente violente».

«Vogliamo lavorare sempre di più in rete con altre associazioni per far sapere a tutti cosa sta succedendo» conclude Liliana. «Il land grabbing in Colombia è parte di un problema più ampio, che riguarda tutti, perché minaccia l'ambiente, la sovranità alimentare e la vita stessa delle comunità locali su scala globale».

Slow Food sta promuovendo una campagna contro il land grabbing. Visita la sezione www.slowfood.com/landgrabbing

Partecipa a Torino alla conferenza Fame di terra sabato 27 ottobre alle 15.

Con Liliana Vargas, nella Sala Rossa del Lingotto, interverranno: Karin Ulmer (APRODEV), Anne Van Schaik (Friends of the Earth Europe) e Mwanahamis Salimu (Oxfam Tanzania).

Modererà l'incontro Stefano Liberti, giornalista, autore di Land grabbing (minimum fax, 2011).


L'incontro sarà aperto a tutto il pubblico del Salone del Gusto e Terra Madre, con traduzione simultanea in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e giapponese.


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