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Quando la compassione prevale sul profitto

“La mia esperienza nel settore dell’allevamento è cominciata alla fine degli anni ’80. All’epoca studiavo al college e un giorno ebbi l’occasione di visitare un allevamento intensivo di tacchini. Quello che vidi fu orribile: i volatili soffrivano terribilmente e nessuno veniva stordito, come richiesto dalla legge, prima di essere macellato. Da quel momento il disgusto e la frustrazione per un sistema che fino ad allora avevo sostenuto mi spinsero a diventare vegetariano.

Fu questa esperienza a farmi capire cosa succede quando la produzione di carne avviene a livelli industriali e mi resi conto che solo perché qualcosa viene accettato non significa necessariamente che sia giusto. Presto capii che conoscere il problema ed evitarlo privandomi del consumo di carne non era sufficiente. Volevo un cambiamento più radicale. Così, alcuni anni dopo, comprai un po’ di terra e creai la mia fattoria, dove iniziai a coltivare verdure e ad allevare animali, all'inizio solo per avere il letame.

Con la nascita di mio figlio cominciai a considerare le cose sotto una luce nuova, anteponendo le sue esigenze alle mie, a partire da una dieta salutare e bilanciata che comprendesse anche la carne. Volevo davvero capire il significato della frase “ogni cosa ha il suo posto nell’ordine delle cose” e la mia decisione di cominciare a mangiare gli animali che allevavo fu un modo per verificare se questa teoria era vera. Ma dovevo anche capire se ero pronto ad uccidere un animale da solo, perché, se desideravo un sistema completo, avrei dovuto farlo.

La prima esperienza fu traumatica e mi fece capire che, se volevo continuare, era necessario che agissi ad un altro livello, più spirituale, quasi sacro. Dal mio punto di vista, se si chiede ad un animale di sacrificare la propria vita, occorre ripagarlo con il rispetto. Dobbiamo essergli grati per il suo sacrificio, allevarlo con la massima cura e far sì che il suo ultimo istante sia il meno doloroso e traumatico possibile. Quindi decisi che mi sarei preso cura dei miei animali con rispetto e compassione, ma dovevo ancora capire se sarei stato in grado di accettare la loro uccisione non come eccezione, ma come pratica abituale.

Inizialmente non mi era permesso di macellare gli animali più grandi all'interno della mia fattoria, dovevo portarli altrove, causando loro grande stress con il lungo viaggio e lo sradicamento dal loro ambiente familiare. Venivano messi nelle mani di persone che non avevano le giuste competenze e non li trattavano con la compassione e il rispetto che meritavano. Ecco un esempio di umanità calpestata dai regolamenti: volevo che i miei animali soffrissero il meno possibile, mentre la legge me lo impediva. La legislazione statunitense dovrebbe facilitare la creazione di mattatoi più piccoli o addirittura mobili, per evitare agli animali di viaggiare per lunghe distanze e quindi soffrire inutilmente.

Molti potrebbero pensare che la cosa più importante è garantire agli animali buone condizioni di vita, però io credo che il momento della loro morte sia altrettanto cruciale. Non tutti sono adatti a questo lavoro che secondo me dovrebbe essere svolto solo dalle persone più compassionevoli. All’EcoFriendly Foods, ad esempio, prima di trovare i 15 collaboratori che attualmente lavorano con noi, ho dovuto effettuare più di 170 colloqui. Questa è la prova della nostra filosofia: la compassione viene prima del profitto. E se i miei collaboratori per qualche motivo un giorno non sono mentalmente predisposti a macellare gli animali, io sono pronto a prendere il loro posto.

Bisogna tenere a mente tre cose quando si parla di cibo: intenzione consapevole, azione consapevole e consumo consapevole. Senza questi tre elementi forse non dovremmo mangiare la carne che normalmente consumiamo. In questo Slow Food riveste un ruolo importante in quanto ci aiuta a capire meglio il valore del nostro cibo.”

Beverly Eggleston
bevegg@ecofriendly.com
www.ecofriendly.com


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