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Biodiversità sulle Ande

La regione andina di Cotacachi, nell'area nord-occidentale dell’Ecuador, ospita da sempre gli insediamenti della popolazione indigena. La zona è considerata uno dei cosiddetti hotspots (punti caldi) per la biodiversità del pianeta, con alti indici di specie endemiche.

Rumiñahui Anrango è il giovane presidente della Unión de Organizaciones Campesinas Indígenas de Cotacachi – UNORCAC - organismo che rappresenta 43 comunità e 3.250 famiglie di contadini indigeni.

“L'ambiente naturale – sostiene Rumiñahui – vive una situazione di crescente degrado a causa dell'inarrestabile espansione delle aree agricole, delle pratiche di coltivazione irresponsabili, della distruzione delle foreste naturali e dei cambiamenti climatici”.

L'UNORCAC sostiene la tutela dell'agrobiodiversità attraverso la promozione di pratiche agricole tradizionali coerenti con la visione andina del mondo, in piena armonia con la natura.

“Questa visione – riferisce Rumiñahui – trova piena espressione nella chakra, il tipico orto locale, coltivato con varietà autoctone e con tecniche che preservano la fertilità del suolo. La chakra è legata al lavoro familiare e collettivo, è lo spazio di riproduzione dei saperi tradizionali. Il lavoro nella chakra è accompagnato da riti di ringraziamento alla Madre Terra e prevede anche la coltivazione di piante medicinali: sono più di 130 le varietà vegetali utilizzate a scopo terapeutico e preventivo.
E' a questa dimensione che si ispirano le iniziative della UNORCAC, come le fiere sulle sementi e sugli ortaggi autoctoni, le campagne per riscoprire le antiche ricette, le attività scolastiche sull'agrobiodiversità, il lavoro sul giardino etno-botanico e agricolo.”

Nella regione di Cotacachi si contano 61 specie diverse di piante commestibili, la metà delle quali sono autoctone, mentre le altre sono state importate dall'Europa.
“In questo momento - spiega Rumiñahui – c'è una tendenza che consiste nel prediligere varietà locali di mais, fagioli, radici e tuberi. Non tutti gli agricoltori, però, lavorano con un ampio spettro di varietà e l’erosione genetica dell'agrobiodiversità grava sempre di più sull'ambiente andino. Tra le cause di questo fenomeno, dobbiamo ricordare anche i cambiamenti climatici, la mancanza di terra, l'adozione di pratiche agricole dannose, i parassiti, la mancanza di fertilizzanti, i fenomeni migratori e i cambiamenti culturali.”

Rumiñahui ha partecipato come delegato della sua comunità a Terra Madre 2008 e ci accompagnerà di nuovo quest’anno nell’incontro mondiale di Torino.
“I saperi ancestrali non sono folklore, sono forme di vita”- conclude Rumiñahui- “ Sempre più persone vedono la natura come un essere vivente: il potenziale di Terra Madre è quello di riconoscere e supportare le diverse forme di sussistenza.”

Rumiñahui Anrango
contactos@unorcac.org



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