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Non chiamatemi maniaca vegetariana

A luglio i rappresentanti delle scuole che partecipano al progetto Slow Food “European Schools for Healthy Food” (Scuole europee per un cibo sano) si sono incontrati in Italia per la prima volta. Fra di loro, la giovane Orlagh Thompson, studente e giornalista di Terra Madre, ci ha parlato delle sue speranze e delle sfide da affrontare per migliorare la qualità del cibo nella sua scuola in Irlanda del nord.

“Ho iniziato a interessarmi al cibo grazie a mia madre. Lei è coinvolta nelle attività di Slow Food fin dal primo meeting di Terra Madre, nel 2004, ha sempre coltivato i suoi ortaggi e preparato in casa cibi buoni e sani. Nel 2006, ha portato tutta la famiglia con sé a Terra Madre. Io andai come reporter per conto della BBC Northern Ireland e intervistai un sacco di personaggi incredibili, fra cui produttori di cibo di tutto il mondo. Tornai a casa ancora più motivata e convinta di quanto sia importante per i giovani essere coinvolti nel mondo del cibo. Nel 2008 tornai di nuovo a Terra Madre come membro dello Youth Food Movement, insieme ad altri 900 giovani di tutto il mondo.

Quando tornai dall'evento decisi di iniziare un progetto nell'Irlanda del Nord e
partii dall'idea di migliorare la qualità del cibo nella mia scuola, il Lagan College di Belfast. Il cibo che viene servito nella nostra mensa è davvero noioso e poco invitante. Ci danno cose come patatine e altri cibi fritti, o panini con un gommoso formaggio industriale di indefinita provenienza. Inoltre non è possibile avere alcuna informazione sui cibi nel menù, su cosa siano e da dove vengano, e i cibi prodotti localmente non vengono nemmeno presi in considerazione. L'atmosfera in mensa è davvero grigia e ostile: la gente siede in gruppi separati, non c'è armonia né scambio. Perfino fuori dalla mensa c'è bisogno di migliorare nel suo insieme la nostra visione del cibo. Nelle lezioni di economia domestica, per esempio, impariamo regole d'igiene, ma non cuciniamo buoni cibi. Magari ci insegnano a cucinare piatti al curry, ma utilizzando la polvere e non le vere spezie.

Con mia madre, Celia Spoucer, abbiamo deciso di iniziare un progetto per migliorare la situazione. Abbiamo iniziato a collaborare col nostro convivium Slow Food e ci siamo unite al progetto Slow Food “European Schools for Healthy Food” (Scuole europee per un cibo sano). Abbiamo iniziato a darci da fare per portare più prodotti locali in mensa e a occuparci di aspetti come la gestione dei rifiuti; abbiamo anche introdotto l'educazione del gusto per aiutare studenti e insegnanti ad apprezzare meglio il buon cibo. Mamma è un architetto paesaggista e gestisce un'impresa specializzata in tutela della biodiversità e progetti di educazione alimentare. Ora sta lavorando con la scuola per aiutare a progettare aree destinate alla coltivazione di piante edibili, come parte del nostro progetto.

Abbiamo anche collaborato con Nick Price, uno chef della nostra zona che è anche fiduciario del convivium Slow Food dell'Irlanda del Nord. Col suo aiuto, stiamo programmando degli eventi a scuola, dove faremo partecipare il pubblico a seminari – ad esempio su come fare il burro – coinvolgendo chef locali, produttori, pescatori, ecc.

Abbiamo dovuto affrontare molte sfide per il nostro progetto finora. Nell'Irlanda del nord è in atto uno scontro politico e qui tutti si preoccupano così tanto per queste cose. Passiamo così tanto tempo a pensare alla politica che spesso sembra che non si concluda nient'altro. A molte persone il cibo non sembra affatto una priorità. I ragazzi a scuola hanno avuto reazioni diverse quando ho parlato loro delle mie idee. La prima cosa che molti di loro hanno tirato fuori è la questione dei soldi, dicendo che non possono permettersi di acquistare il cibo locale. Altri dicono che sono una 'maniaca' vegetariana, e nonostante tutti i miei sforzi, alcuni proprio non capiscono. Ma io resto convinta che il cibo è un argomento molto importante e che è fondamentale discutere di McDonald's o di OGM. Dobbiamo informarci e impegnarci di più.

La mia speranza è che con questo progetto i ragazzi comincino ad apprezzare il cibo di cui si nutrono e che cresca fra noi un senso di comunità. Vorremmo creare un ambiente più comunitario e familiare nella mensa, e vedere le persone coinvolte attivamente nella gestione dell'orto e del frutteto. Se riusciamo in questo, possiamo creare un rapporto più vero col cibo che mangiamo e dare più importanza alla sua provenienza.

E' stato bellissimo partecipare al seminario Slow Food sulla ristorazione collettiva e scoprire che esistono esperienze simili in altri paesi. Dobbiamo condividere le idee con chi sta affrontando i nostri stessi problemi. Superando insieme gli ostacoli, possiamo incamminarci verso il cambiamento.”

Orlagh Thompson
orla_770@hotmail.co.uk

Mother - Celia Spouncer
www.spouncerecology.com



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