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Un dono dal “Dio Parlante”

USA - Lo chef e antropologo Gay Chanler lavora con il Presidio della pecora Navajo-Churro, nato per proteggere una razza allevata da secoli dalle popolazioni indigene Navajo del New Mexico e dell'Arizona.

Lavoro per il Presidio dal 2006 con i Navajo, la più grande tribù di nativi dell'America del Nord. La pecora Navajo-Churro è dal tempo della conquista spagnola allevata da questa tribù e dalle popolazioni Pueblo e ispaniche del sud-ovest. E' il primo animale da fattoria addomesticato nel Nord America, ma è quasi arrivato a estinguersi. Con il mio lavoro, cerco di sostenere gli allevatori Navajo che ancora allevano questa razza, e ogni anno cerco di incoraggiare nuovi allevatori ad unirsi al Presidio. Organizzo vendite stagionali di carne di agnello alle famiglie locali sulla base di una specie di abbonamento, così da creare un reddito extra per allevatori e tessitori.

La pecora Navajo-Churro – portata in America dagli spagnoli - riveste una grande importanza per la popolazione Navajo: per 400 anni, infatti, ha costituito la loro fonte di sussistenza. Ha fornito carne e latte, fibre per i vestiti, pelli, cuoio e corna. Non solo: dopo aver macellato l'animale, gli allevatori utilizzano ogni sua parte. Col vello multicolore a fibra doppia intessono a mano tappeti, coperte da sella, mantelli e vestiti, mentre col sangue fanno sanguinacci. Arrotolano gli intestini e li cuociono sulla griglia. La testa viene fatta arrostire sulla brace per preparare una delle loro tradizionali specialità.

La pecora figura nella mitologia Navajo ed è protagonista di storie sulla creazione. La chiamano “il dono del Dio Parlante” perchè credono che questo dio abbia creato la pecora per loro. La carne di agnello viene usata nelle cerimonie e, sfruttando la varietà di colori naturali della lana, intessono figure che rappresentano il loro mondo spirituale, e storie che illustrano il circolo vitale fra uomo, animali e natura. La tradizione vuole che il cordone ombelicale dei nuovi nati venga bruciato nel recinto delle pecore, legando così indissolubilmente la persona al gregge e alla terra.

Il legame degli allevatori con i loro animali è molto più profondo di quello degli allevatori industriali, eppure sono quest’ultimi a dominare l'economia qui da noi. Gli allevatori industriali hanno diverse centinaia di animali, mentre un allevatore Navajo oggi ne ha raramente più di 200, e dedica loro grande cura. Un'allevatrice che conosco si rifiuta addirittura di portare le sue pecore alle mostre; mi dice: “Per me è una cosa troppo personale, ho un legame con loro e non voglio andare a mostrarle ad altre persone.” Presso i Navajo il cibo non è concepito come una merce, l'idea di vendere la carne è estranea alla loro cultura, dal momento che tradizionalmente utilizzano lo scambio e il baratto.

I Navajo hanno sviluppato attorno alle pecore una cultura dell'allevamento molto importante per la loro identità. Per esempio, il vello di altre razze non sarebbe adatto alla tessitura a mano, in quanto troppo grasso, così che la sopravvivenza di questa razza ha mantenuto viva una tradizione profondamente spirituale. I canti e le cerimonie che tengono unite le famiglie e la comunità continuano a esistere grazie alla sopravvivenza di questa pecora. La sua salvaguardia è di vitale importanza.

La tribù dei Navajo è dotata di un bagaglio di saperi tradizionali molto ricco e articolato. Sanno come vivere in un ambiente arido e difficile. Sanno tutto del territorio: quali piante mangiano le pecore in ogni stagione, quali piante hanno proprietà medicinali. Le persone sanno dove crescono le piante, le pecore mangiano le piante, le persone mangiano le pecore e si stabilisce un circolo vitale perfetto. I Navajo hanno questa conoscenza e noi no, e dobbiamo rendere loro onore per questo. La loro visione del mondo è vivere in armonia con la natura e non contro di essa. Penso che abbiano molto da insegnarci.

Gay Chanler
Presidio della pecora Navajo-Churro
mchanler@cybertrails.com



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