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Una passione per l’aglio rosso

Mi chiamo Antonella e ho rappresentato la comunità dell’aglio rosso di Sulmona all’incontro di Terra Madre 2006: un’esperienza entusiasmante, di cui sono davvero orgogliosa. Avere portato in un contesto mondiale un prodotto locale ha rafforzato e dato fiducia ai piccoli coltivatori che come noi continuano ancora, nonostante tutto, a produrre questo ecotipo. Mi piace pensare di essere un salmone che risale la corrente con grande fatica, quando sarebbe molto più facile comportarsi come gli altri o come vogliono gli altri… ma ormai abbiamo deciso così: meno scelte di mercato, ma più poesia. Il nostro prodotto interpreta la tradizione. È un sapore autentico, unico e irripetibile, che racconta la nostra terra ed esprime il nostro sapere.

Vengo da una famiglia di impiegati dove l’agricoltura era l’hobby della domenica di nonno prima e papà poi. Fortunatamente ho vissuto in campagna e il nostro orto è sempre stato molto generoso.
Venti anni fa ho conosciuto quello che poi è diventato mio marito. Lui viene da una famiglia di agricoltori. I suoi genitori hanno cresciuto tre figli lavorando la terra e in particolare producendo aglio. Erano gli anni in cui nella nostra bella Valle Peligna tante famiglie coltivavano l’aglio rosso di Sulmona. Si producevano quintali di aglio, che poi venivano ritirati dai commercianti e portati nei mercati generali di tutta Italia, con grande gioia dei contadini, che dopo un anno di lavoro ottenevano la giusta ricompensa.

Mio marito ha sempre aiutato i genitori nella loro attività, anche quando per lui si sono aperte altre strade lavorative. È nato con la terra nel sangue: le radici sono una cosa seria e ci sono dei geni nel tuo dna che difficilmente riesci a ignorare. Accanto a mio marito ho incominciato a capire le problematiche di questa coltura e ad appassionarmi. Non potevo permettere che un patrimonio genetico unico e prezioso andasse perduto perché gli altri semi, quelli dei laboratori, rendevano di più. Non poteva essere una scelta legata solo al profitto! Attraverso i viaggi, una delle mie passioni, e le letture, ho scoperto come i semi delle multinazionali hanno invaso e impoverito progressivamente la biodiversità in Africa. La stessa cosa stava succedendo da noi.

Nella nostra piccola azienda agricola abbiamo dato una svolta innovativa alla produzione dell’aglio rosso di Sulmona, rimanendo fedeli alla qualità: è questo che ci rende fieri del nostro lavoro.
A maggio tiriamo le “zolle” (termine dialettale per indicare i fiori dell’aglio) e, riprendendo un’antica ricetta contadina, le mettiamo sott’olio, dopo averle leggermente sbollentate in acqua e aceto, per poterle conservare a lungo in dispensa. È un contorno/antipasto particolare, dal sapore molto delicato e disponibile solo in piccole quantità.
A giugno raccogliamo l’aglio, lo selezioniamo e lo intrecciamo nelle famose e caratteristiche trecce che, una volta secche, sono pronte per la vendita.
Con gli agli più piccoli io confeziono delle composizioni portafortuna, che hanno grande successo presso la nostra clientela: l’aglio tiene lontani vampiri e streghe, il peperoncino scaccia la sfortuna, mentre le spighe di grano sono beneauguranti.

Da quando, grazie a mio marito, ho imparato a lavorare nei campi, ho capito di essere parte armonica in un ecosistema. Mi piace molto quello che faccio e soprattutto ci credo profondamente. Di sicuro è questa la molla che mi spinge a portare avanti la nostra attività. Le difficoltà, infatti, sono davvero tante: non si riesce più a rigenerare il seme (lo scambiamo con gli altri piccoli produttori) e quindi la produttività diminuisce sensibilmente, le imitazioni rovinano il mercato e creano confusione nei consumatori, importanti canali di vendita ci risultano inaccessibili perché troppo costosi per una piccola azienda familiare. Inoltre, abbiamo serie difficoltà a far capire al consumatore la differenza tra un qualsiasi aglio rosso e il rosso di Sulmona, assai pregiato perché tra i più ricchi di oli essenziali e quindi caratterizzato da un odore e un sapore unici e da una lunga conservabilità.

Ho conosciuto Terra Madre per caso, anche se penso che le cose non accadono mai per caso. Ho inviato una delle tante mail in cui chiedevo sostegno per la nostra battaglia. Mi si è aperto un mondo magnifico: non pensavo fossimo tanti in tutte le parti del mondo a non rassegnarci all’omologazione dei sapori e dei saperi! Fare parte di questa grande rete mi dà forza ed entusiasmo, che, nel mio piccolo, cerco di trasmettere alla mia comunità.

Spinti dalla curiosità di ritrovare gli amici conosciuti a Torino nel loro Paese, lo scorso mese di ottobre siamo partiti per il Senegal, per fare visita ad alcune comunità del cibo. Abbiamo incontrato i pescatori di Saint-Louis nel caratteristico quartiere dove vivono e lavorano il pescato, mentre abbiamo visto i pescatori di Ziguinchor rientrare con le barche cariche di pesci. È stata una bellissima esperienza, che mi ha convinta ancora di più che mai come ora abbiamo avuto l’obbligo di salvaguardare i nostri semi e i saperi tradizionali del mondo contadino a essi collegati.

Antonella Ciavattone


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