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Il potenziale delle specie tropicale

Sono Sayed Azam-Ali, lavoro per l’Università di Nottingham in qualità di direttore del Tropical Crops Research Unit nel campus di Bonington. Nel corso dei prossimi mesi, mi trasferirò nel Campus di Nottingham in Malesia, dove mi occuperò di incrementare il potenziale di ricerca in tutti i nostri settori, comprese le bioscienze (scienze agricole e alimentari).
Una delle nostre priorita sarà quella di sviluppare le competenze di ricerca sulle colture a scopo alimentare o a uso energetico, che non sono attualmente trattate dalla rete di ricerca internazionale sull’agricultura (CG System). La produzione mondiale è basata principalmente su un esiguo numero di specie: riso, mais e grano e il CG. System generalmente non sovvenziona la ricerca sulle colture cosiddette minori.
Al contrario, la loro coltivazione e le loro risorse genetiche sono protetti dagli agricoltori che le utilizzano, spesso indigeni che lavorano terre marginali.


Io credo fortemente nel potenziale di queste specie sottoutilizzate e negli ultimi 17 anni il nostro team a Nottingham ha collaborato con ricercatori in Africa, Europa e più recentemente in India per studiare le proprietà della vigna subterranea, una leguminosa coltivata principalmente per sussistenza dalle donne nell’Africa sub-sahariana. Attraverso il progetto europeo Bamlink, che collega coltivatori e ricercatori in Africa e India con scienziati europei, ci proponiamo di promuovere questa preziosa pianta, fonte di proteine. Allo stato attuale delle cose, le popolazioni che coltivano piante “minori” si vedranno costrette ad abbandonarne o a diminuirne la produzione, perchè poco redditizia. Inoltre, mancando loro il know how necessario per la coltivazione su terreni difficili, dovranno abbandonare la terra e a spostarsi. Per evitare ciò, stiamo attualmente lavorando per sviluppare nuove colture minori come la vigna subterranea, in modo tale da rendere economicamente indipendenti le comunità che la coltivano.

In questi anni dedicati al suo studio, abbiamo imparato molto sulla vigna subterranea. Tale ricerca può essere utile per identificare il potenziale di altre colture minori, spesso ignorate dalle aziende perché coltivate nelle comunità più povere che non hanno accesso al mercato o al business agricolo.
Abbiamo provato e testato i semi della vite subterranea, ricavandone prodotti e condotto delle ricerche nutrizionali.
Diversamente dalle coltivazioni su ampia scala che derivano da varietà omogenee, la maggior parte delle coltivazioni minori provengono da specie mutevoli che sono salvaguardate dagli stessi agricoltori, che devono mettere da parte i semi alla fine della raccolta per l’anno successivo. Tutto diventa ancora più difficile quando i semi non sono uniformi in forma e colore. Ciò è dovuto al fatto che non è stata applicata alcuna selezione dei semi, a differenza di quanto accade per le colture convenzionali. Ma ancora prima di aver pianificato programmi di coltivazione e valorizzazione, abbiamo stabilito che la vite subterranea ha un buon valore nutrizionale e un alto contenuto proteico. Ciò è di buon auspicio per la coltivazione in Africa, le cui popolazioni sono maggiormente colpite da carenza proteica.

La vite subterranea può assomigliare nel gusto e nella forma a un cece, dal momento che deve essere messo a bagno prima di cucinarlo. Al momento attuale si mangia solo bollito, ma stiamo cercando di trovare nuove ricette, poiché la bollitura richiede molto combustibile ed è costosa. Aspetti positivi? I suoi semi si possono mangiare freschi e si possono trasportare facilmente; se essiccati, possono essere conservati per lunghi periodi senza grossi rischi di malattie o attacchi di insetti infestanti.

Il cece è originario dell’Asia centrale, ma ne esistono anche varietà indiane. Nella cucina indiana i ceci e i legumi trovano largo impiego e in molte ricette si può utilizzare la vite subterranea.
I partner indiani stanno già collaborando con il progetto europeo Bamlink, essendo l’esperienza storica e commerciale indiana nel creare delle ricette con i legumi un dato di fatto. Unendo la conoscenza delle popolazioni indigene africane con l’abilità culinaria di quelle indiane, sicuramente otterremo un grande successo. Attualmente la ricerca in Africa è focalizzata sull’aspetto nutrizionale, vorremmo poi condividere le conoscenze acquisite con i nostri partner indiani che studieranno la reazione dei consumatori locali all’introduzione del nuovo prodotto. Il lavoro in India è stato posticipato al 2009, poiché ci sono stati problemi nell’importare i semi nel paese a causa di regolamentazioni sulla quarantena e sull’importazione.

Con l’aiuto di altre comunità del cibo attraverso la rete di Terra Madre, spero di trovare nuove ricette e nuove idee per prodotti che possono essere derivati dalla coltivazione della vite subterranea.
Questo progetto è un test case per molte altre coltivazioni minori resistenti alla siccità e penso che Terra Madre ci darà l’opportunità di dare maggiore visibilità a certe coltivazioni per cui ci potrà essere un mercato globale.


Se si parla di cultura alimentare africana la citazione «when an African dies a library goes with her» calza a pennello. Quando un coltivatore o un cuoco muoiono, la tradizione orale e la conoscenza vengono meno, così come la conoscenza delle piante e delle ricette da loro usate.
Migliorare la comunicazione tra le comunità del cibo appare il miglior strumento per frenare questo fenomeno in Africa, e per trovare soluzioni per la futura domanda di cibo, poichè il cambiamento climatico inizia a colpire l’agricoltura.



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