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Salvaguardare le tradizioni libanesi

Sono nata e cresciuta in una famiglia di ristoratori, in Libano e poi in America, e in seguito ho lavorato in vari locali a Beirut. Più tardi ho deciso di scrivere di cibo, per raccontare la storia del Libano attraverso la sua gente e le sue tante specialità culinarie. Ossessionata dalla panificazione e dallo spuntino nazionale, il man'oushe, ho trascorso gli ultimi cinque anni facendo i salti mortali per riuscire a occuparmi della mia giovane famiglia e, contemporaneamente, scovare panetterie in giro per il Libano, da Deir al-Qamar a Tyre. Ho chiacchierato con i proprietari e raccolto le loro ricette, alcune delle quali risalgono a centinaia di anni fa.

Tutte queste ricerche e le fotografie raccolte sono confluite nel mio primo libro Man'oushe: Inside The Street Corner Lebanese Bakery. Il Man'oushe deriva dalla parola araba na'sh che fa riferimento al modo in cui il timo selvatico (zaatar) va a incidere sull’impasto del pane.

Quando è uscito il mio libro, sono stata contattata da Kamal Mouzawak di Slow Food Libano che mi ha suggerito di unirmi alla delegazione nazionale a Terra Madre. La scoperta di Slow Food è stata per me una vera rivelazione. Ero così eccitata all’idea di conoscere l’associazione e scoprire tante persone che condividono i miei interessi e s’impegnano per raggiungere i miei stessi obbiettivi. Ho comprato tutte le pubblicazioni di Slow Food, dato che ci occupiamo di problematiche tanto simili: tutelare quelle tradizioni che rischiano di scomparire.

Quando sono stata in Italia per Terra Madre mi sono lasciata alle spalle un Paese dilaniato dalla guerra. Sono partita abbattuta e con poca motivazione, ma l’incontro di Torino mi ha aiutata a ritrovare energia ed entusiasmo per il mio lavoro. In quel periodo ho ascoltato l’intervista alla sorella di un noto giornalista libanese ucciso, nella quale diceva che ciascuno di noi può fare qualcosa per il futuro del Libano. Questo è il mio modo di fare qualcosa per questo Paese.

La cena di Terra Madre con i 100 Cuochi ha rappresentato la realizzazione di un sogno. È stato davvero magico. Anche i prodotti dei Presìdi mi hanno ispirata tanto, ho trascorso molto tempo a discutere con i produttori e ad assaggiare le loro specialità. Al mio ritorno a casa ho iniziato ad occuparmi di Slow Food col ruolo di segretaria del convivium leader locale e dell’ufficio associativo.

In questo momento sto lavorando al mio secondo libro che prende il nome dalla tipica dispensa libanese, Mouneh. Parla del metodo tradizionale seguito per prepararsi ad affrontare l’inverno, facendo scorta di conserve fatte in casa, confetture e sottoaceti, burghul e carne conservata (nel grasso, alla maniera francese). Questi sono piatti estremamente importanti, su cui contano i libanesi per sopravvivere. Sto anche pensando di scrivere un libro sugli ingredienti libanesi, insieme a un cuoco della nostra delegazione incontrato a Terra Madre.

Barbara Abdeni Massad è giornalista eno-gastronomica di Beirut, Libano. È anche socia Slow Food e delegata di Terra Madre.


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