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Cibo Locale all’Universita

Sono arrivata a Boston nel 2003 per lavorare come chef. Ho iniziato come cuoca itinerante per un’azienda che fornisce servizi alimentari a livello internazionale. Non ci immaginiamo nemmeno che dimensioni abbia il mondo della ristorazione e quanto proceda in fretta.

Quando sono diventata direttrice del servizio alimentare della Dining Services e dunque responsabile di oltre 2200 pasti al giorno forniti dalla mensa universitaria, mi ha colpito quanto potere avessi. Potevo dare loro tutto il piacere delle mele del Massachusetts e di New York in autunno, delle zucche d’inverno e delle pesche e delle fragole d’estate. Proponendo più cereali integrali potevo influenzare i futuri tassi di rischio di tumore di migliaia di persone, e gli studenti attratti dai cibi che proponevo avrebbero potuto trasformare quelle abitudini in modelli alimentari permanenti.

Tuttavia ho incontrato difficoltà con la politica aziendale della società per cui lavoravo e scarso entusiasmo da parte della comunità universitaria. Quando la Dining Services ha proposto un programma sulla sostenibilità alimentare, gli studenti non hanno dimostrato molto interesse: senza un’iniziativa dal basso, dagli studenti interessati, la mia idea di ristorante all’interno del campus non si sarebbe mai concretizzate.

Nel 2007 ho iniziato un master in Economia Aziendale e sto cercando di capire se si possa sviluppare un sistema di approvvigionamento delle materie prime che sia il più possibile locale e a impatto zero e che benefici abbia sulla nostra salute, sull’ambiente e sull’economia.

Nel stesso anno Slow Food USA ha lanciato il progetto Slow Food On Campus per creare nuovi convivium Slow Food nei college e nelle università. La Boston University è stata una delle prime a creare un proprio convivium e nel 2008 ha istituito la figura di “coordinatore della sostenibilità della mensa universitaria”.

Poi, nell’autunno del 2008, insieme a migliaia di altri giovani delegati di tutto il mondo, ho partecipato a Terra Madre. Le cose stanno cominciando a cambiare.

Qualche settimana fa, nel febbraio 2009, più di sessanta scuole del nord-est hanno mandato i propri studenti al Real Food Summit di Amherst per trovare strategie comuni. Gli studenti hanno preso in esame le possibili soluzioni per far arrivare prodotti freschi nelle mense, creare altri orti nei campus e varare corsi di studio più approfonditi relativi all’alimentazione, per far sì che le scuole investano in cibi sani, prodotti nelle comunità locali, giusti e sostenibili.

Dobbiamo impegnarci a fondo e smetterla ragionare a breve termine, ma riflettere di più sulle nostre azioni. Amici, agricoltori, chef, buongustai… fermiamo questo sistema alimentare e rendiamolo di nuovo vero, forte e pronto a sostenere una nuova economia alimentare.


Riva Stevens
Delegato giovane a Terra Madre 2008
chef2riva@yahoo.com



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