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Carlo Petrini interviene in Andalusia a una conferenza internazionale che ricorda l'importanza delle colture locali come risposta alla fame e ai cambiamenti climatici

Dalle vette andine alle steppe asiatiche, dalle coste artiche alla savana africana sono state identificate nel mondo circa 30.000 piante commestibili. Nella storia, l'uomo ha imparato a utlizzarne circa 7.000: per nutrirsi, ma anche per coprirsi e per curarsi. Oggi, secondo i dati della FAO, 30 colture forniscono da sole il 90% delle calorie assunte ogni giorno e tre di queste (il riso il grano e il mais) ne forniscono più della metà.

Stiamo dimenticando piano piano come riconoscere, coltivare, cucinare e conservare centinaia di varietà locali, che si sono adattate nel tempo alle condizioni climatiche e alle caratteristiche di ogni territorio. Stiamo perdendo il bagaglio prezioso di saperi che si sono accumulati di generazione in generazione per ritrovare nella natura locale una risposta ai nostri bisogni. Siamo diventati dipendenti da tre colture cerealicole, mentre il numero di affamati non smette di aumentare e secondo le organizzazioni internazionali ha superato il miliardo di persone.

Le varietà minori, cancellate dalle monocolture industriali, sono ancora un riferimento per l'alimentazione e la cultura di molte popolazioni e hanno un ruolo fondamentale nello scenario attuale: possono garantire una maggiore resilienza, una maggiore capacità di far fronte ai cambiamenti climatici e possono rivestire un ruolo centrale nella promozione delle economie locali e nella lotta alla malnutrizione.

Il 2013 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite come l'anno della quinoa: il cereale andino è al centro di una ricorrenza che ovviamente è solo simbolica, ma vuole ricordare l'importanza delle colture locali dimenticate.

Tra le celebrazioni, segnaliamo la conferenza internazionale “Colture per il XXI secolo – Vecchie e nuove colture per rispondere alle sfide del XXI secolo” che si tiene nel sud della Spagna, a Cordoba, tra il 10 e il 13 dicembre. Si tratta del quarto evento organizzato da organismi come la FAO, l'IFAD, l'Università di Cordoba e Slow Food.
Tra gli interventi previsti nella città andalusa sono attesi José Graziano da Silva, direttore generale della FAO, che aprirà l'incontro, il ministro spagnolo dell'Agricoltura, alimentazione e ambiente, Miguel Arias Cañete, il relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto all'alimentazione, Olivier de Schutter e il presidente di Slow Food, Carlo Petrini.

Il quattrocentesco Palacio de la Merced, sede della conferenza, ospiterà anche alcune mostre, tra cui quella dei “Volti di Terra Madre”, con i produttori, gli studenti, i cuochi, i ricercatori della rete mondiale di Terra Madre fotografati da Mauro Vallinotto.

Per saperne di più e per iscriversi alla conferenza:
www.cultivosparaelsigloxxi.com

Guarda qui i Volti di Terra Madre di Mauro Vallinotto nel video con la musica di Mauro Pagani:



 
 
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