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Da Silva: «Il permanere della fame è un problema di accesso al cibo»

Il Direttore Generale della Fao José Graziano Da Silva, in occasione della sua lezione agli studenti dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha detto una cosa importante: «Oggi aumentare la produzione non è la soluzione. Il permanere della fame è un problema di accesso al cibo». Se volessimo riferirla alla crisi economica, e non solo al'agricoltura, sarebbe una potente critica verso la «crescita», tanto invocata ma in contraddizione con la finitezza delle risorse naturali e gli squilibri sociali presenti sul nostro pianeta. Il Direttore dell'Agenzia delle Nazioni Unite per il Cibo e l'Agricoltura ha evidenziato che «la Green Revolution nei decenni scorsi ha funzionato ma ha avuto un impatto sull'ambiente; ha salvato dalla morte oltre un miliardo di persone, ma non ha risolto il problema della fame e oggi ne vediamo le conseguenze negative sull'ambiente con il cambiamento climatico. Dobbiamo arrivare a implementare le produzioni locali, ma in modo sostenibile». Per dare un senso a questa parola spesso abusata, sostenibilità, si deve intervenire su due fronti: la produzione e il consumo. A fronte di 7000 varietà alimentari adatte al cibo umano la nostra alimentazione si basa per i 3/4 su cinque commodities: riso, mais, soia, patate e grano. La perdita di biodiversità agroalimentare è un danno biologico ma anche culturale. E qui Da Silva ha ricordato come Slow Food lavori con la Fao a un progetto per mappare la biodiversità in quattro Stati africani: Guinea Bissau, Mali, Senegal e Sierra Leone. Sul fronte del consumo, una precisa denuncia: «Un terzo del cibo va perduto o sprecato. Perduto nei Paesi poveri per la mancanza di infrastrutture, sprecato nei Paesi ricchi: 220 milioni di tonnellate l'anno, l'equivalente di tutta la produzione dell'Africa sub sahariana». Si spreca nei campi, nelle industrie, nella distribuzione. E infine noi consumatori buttiamo nella spazzatura circa il 27% della spesa alimentare. Proviamo a pensarci: sono i nostri soldi che passano direttamente dal portafoglio al bidone della spazzatura.

Di Paola Nano - Sostiene Slow Food, La Stampa di domenica 31 marzo 2013


 


 


 


 


 


 


 

 
 
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