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Nuove speranze per i pescatori e gli agricoltori di Gaza

Nel novembre scorso, gli attacchi israeliani su Gaza hanno ricordato al mondo l’infinito conflitto israelo-palestinese. Per giorni si è temuto il peggio, ma l’accordo siglato tra Hamas e il Governo israeliano ha ridato tregua alle popolazioni della Striscia già martoriate dalle restrizioni. Dopo trent’anni di occupazione, nel 2005 gli israeliani si ritirarono facendo però di Gaza una prigione a cielo aperto.
Tra i (tanti) divieti e le imposizioni, uno in particolare rendeva la vita dei pescatori alquanto complicata. Negli ultimi dieci anni infatti, la zona in cui era consentito pescare è stata drasticamente ridotta: dopo gli accordi di Oslo, firmati dall’Olp e da Israele nel 1993, i pescatori palestinesi potevano spingersi fino a 20 miglia nautiche dalla costa. Distanza ridotta a 12 miglia nel 2002. Nel 2006, quando Hamas ha catturato il soldato israeliano Gilad Shalit, le miglia sono diventate 6, fino alle misere 3 concesse dopo la Guerra del 2009.
Inutile dire che la distanza all’interno della quale i pescatori di Gaza possono pescare ha un forte impatto sul loro sostentamento: le acque vicine alla costa sono ormai spoglie, tanto che negli ultimi anni i pescatori hanno cominciato a comprare pesce dall’Egitto per rivenderlo poi a Gaza, un traffico pericoloso e costoso. Oggi, tra i termini del cessate il fuoco, Hamas ha incluso la richiesta a Israele di sospendere il blocco su Gaza, aprendo i valichi di frontiera al movimento di persone e beni, via mare e via terra. Come primo segno di questa apertura, pescatori e agricoltori hanno potuto spingersi oltre i confini imposti da Israele e fare ritorno alle terre di cui erano stati privati.
«Mi è sembrato di sognare quando ho raggiunto le sei miglia», ha raccontato Mushataq Zedan, pescatore di Gaza, quando per la prima volta dopo tre anni è uscito con la sua barca in acque più profonde e ricche: «i pesci sono sempre in alto mare, con queste nuove regole possiamo catturarne di più e la vita andrà meglio!». Per il momento Zedan deve usare le sue imbarcazioni leggere: «la maggior parte delle barche più grandi hanno bisogno di costose riparazioni, ma sono sicuro che riuscirò a rimetterle in mare». La sua piccola flotta di pescherecci era stata infatti colpita da navi da guerra israeliane qualche anno fa perché navigava di notte nella zona interdetta.
Buone notizie anche per gli agricoltori della Striscia che possono ritornare alle loro terre vicine alle recinzioni di confine: Nabil Abu al-Qumboz non ha perso tempo e appena siglata la tregua dopo cinque anni ha raggiunto le sue proprietà (unica fonte di reddito): «Mi sono sentito felice e triste allo stesso tempo: questa terra era come il paradiso, verde e pulita. Ora è deserta e arida, ma la coltiverò e la renderò più bella di prima».


 


Fonte: Agrapress


 


Foto: http://frontierenews.it

 
 
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