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Pesce sostenibile? Ditelo in etichetta

Rubo un po’ di spazio per dar seguito alla notizia di ieri: la maggioranza qualificata non è stata raggiunta neanche ieri, 29 aprile 2013, i 27 Stati membri dell’Ue sono riusciti a decidere se pronunciarsi a favore o contro la proposta della Commissione europea di mettere al bando tre sostanze (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam) indicate come principali responsabili della moria delle api nel vecchio continente. A votare a favore della proposta sono stati 15 paesi, 8 contrari e 4 astenuti. In mancanza di un’indicazione precisa, la Commissione annuncia però di voler andare avanti con l’obiettivo di vietare i pesticidi a partire dal prossimo 1 dicembre. «Nonostante una maggioranza di Stati sostenga la nostra proposta – spiega il commissario alla Salute Tonio Borg – non si è raggiunta la maggioranza qualificata. La decisione ora spetta alla Commissione: visti i rischi per la salute delle api riconosciuti dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), andremo avanti con l’iter nelle prossime settimane». Vi terremo aggiornati.  

Oggi invece parliamo di una bella notizia in arrivo dal Regno Unito. Venerdì scorso, 26 aprile, è partita una campagna che coinvolge Gdo e industria ittica per potenziare e rendere più chiara l’etichettatura del pesce catturato in modo più sostenibile. Le maggiori catene di supermercati britanniche adotteranno il “codice volontario di condotta” della Sustainable Seafood Coalition (Ssc, Coalizione per il pesce sostenibile cui aderiscono i maggiori supermercati inglesi). I consumatori avranno dunque a disposizione una garanzia in più che le dichiarazioni di sostenibilità riportate in etichetta siano veritiere. Inoltre, utilizzare formule di etichettatura armonizzate e condivise tra i vari produttori e distributori non potrà che agevolare un consumo ragionato e consapevole. 
Una proposta voluta per sopperire alla lentezza delle riforme legislative, mentre «I consumatori hanno diritto etichette accurate sui prodotti ittici con indicazioni che chiariscano provenienza e metodi di pesca, evidenziando quelli sostenibili» ha commentato noto chef Hugh Fearnley-Whittingttall promotore della Fish Fight Campaign e sostenitore dell’iniziativa della Ssc. «Queste indicazioni dovrebbero essere ben riportate ovunque, dai bastoncini di pesce ai prodotti da banco. Con la nostra Fish Fight Campaign abbiamo più volte riscontrato e segnalato quanto le etichette possano essere forvianti» conclude lo chef.


I supermercati (tra cui Tesco, Sainsburys e Birds Eye) hanno aderito alla Ssc dopo essere stati criticati duramente da Client Earth (un gruppo di avvocati che si battono in difesa dell’ambiente) che ha analizzato le etichette di cento prodotti ittici acquistati in nove grandi rivenditori britannici. La ricerca ha dimostrato che trentadue diciture presenti nelle etichette visionate sono da considerarsi fuorvianti o non verificate, e che l’informazione ricevuta dal rivenditore sull’origine del prodotto non risolve, e in alcuni casi fa aumentare, le preoccupazioni.


L’attuale legislazione in materia è costituita regolamenti dell’Unione europea per l’etichettatura del pesce, risalenti al 2003, ma richiedono soltanto la denominazione commerciale della specie, la denominazione scientifica anche se facoltativa, metodo di produzione, ovvero se è stato catturato in mare o in acque interne o è stato allevato, la zona di cattura e il bollo sanitario nel caso si tratti di pesce confezionato.


Per quanto riguarda poi le produzioni biologiche, valgono le regole generali e non c’è una normativa specifica per l’allevamento ittico.


A tal proposito Slow Food ha avviato il progetto delle etichette narranti con i Presìdi proprio per aumentare la qualità delle informazioni in etichette. 

In particolare, per i prodotti ittici, mentre l’etichetta legale fornisce scarne informazioni sul prodotto, come il peso, la data di scadenza, la denominazione, l’elenco degli ingredienti, le nostre etichette approfondiscono e aggiungono importanti dettagli come l’area e la tecnica di pesca; informazioni sulla specie, sul periodo di produzione del trasformato e sulle tecniche di trasformazione. 


In foto l’esempio dell’etichetta della Sardina essiccata del lago d’Iseo.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte: guardian.co.uk

 
 
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