Con un annuncio del 22 gennaio scorso, la Commissione Europea ha dichiarato che auspica di poter riaprire la discussione sulla proposta di legge che fornirebbe a ciascuno Stato Membro la possibilità di scegliere se garantire o proibire il permesso di coltivare, sul proprio territorio nazionale, organismi geneticamente modificati, anche dopo che questi hanno ricevuto il parere favorevole della Commissione. La speranza è che così facendo si possa riaprire il dialogo sulla bozza di legge, presentata dalla Commissione nel 2010, con i 3 Paesi che finora l’avevano ostacolata: Francia, Germania e Inghilterra.
In questo contesto, inoltre, la Commissione non prevede che nelle prossime settimane verrà discussa l’approvazione finale per la coltivazione di nuovi organismi geneticamente modificati.
Benché non si faccia riferimento esplicito a un eventuale blocco delle coltivazione, si tratta comunque di una dichiarazione importante, perché, almeno a breve termine, significa da un lato, che non verrà approvata la coltivazione di nuovi Ogm, e dall’altro, che non saranno rinnovati quelli il cui permesso è in scadenza. Nella pratica stiamo parlando dell’eventuale approvazione di una varietà di soia e di 6 varietà di mais, tra cui il MON 810, il cui permesso è in via di scadenza. L’aspetto da sottolineare, tuttavia, è che questo processo non vale per le piante la cui coltivazione a oggi è già permessa e la cui autorizzazione non è in scadenza, come nel caso della patata Amflora.
Anche se questa dichiarazione ha a che fare esclusivamente con la coltivazione e non con la commercializzazione, si tratta comunque di un segnale significativo, che assume un’accezione ancora più rilevante a livello italiano, dove sono recentemente state avviate le procedure per l’attivazione della clausola di salvaguardia. Tale clausola rappresenta, a oggi, l’unico strumento in mano agli Stati Membri per impedire la coltivazione di Ogm sul proprio territorio nazionale, laddove esistano nuove evidenze di carattere tecnico-scientifico.
Elisa Bianco