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Un milione di azioni per un futuro sostenibile

La prima Giornata Mondiale della Terra riunì, il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani che marciarono per un ambiente più pulito. Da allora, tutti gli anni, tutti i 22 aprile e in tutto il mondo un proliferare di iniziative festeggiano la Terra. Per ricordarci che è sempre più urgente e necessario preservare la salute del nostro pianeta, mettendo in atto – a più livelli – azioni concrete che contrastino il cambiamento climatico. E per ricordarci il valore di ciò che calpestiamo, respiriamo, usiamo, mangiamo, ammiriamo, abitiamo. Come Slow Food, un giorno di più, vogliamo ribadire il nostro sforzo nel contrastare il cambiamento climatico impegnandoci per un sistema alimentare “buono, pulito e giusto”, che potrebbe avere un grande peso rispetto al controllo dei cambiamenti climatici.

Molti studi hanno messo in luce il peso che la produzione di cibo riveste nel computo delle emissioni di carbonio. Dalle pratiche agronomiche dell’agricoltura intensiva, ai processi di trattamento e trasformazione degli alimenti (imballaggio compreso), fino al trasporto e alla distribuzione dei prodotti: l’impatto dell’agrobusiness sul riscaldamento globale è pesantissimo (secondo le pratiche adottate, le emissioni di gas serra ascrivibili all’agricoltura e alla produzione agroalimentare sono a livelli compresi tra il 9% e il 15%). L’agricoltura intensiva contribuisce a degradare massicciamente gli ecosistemi, quando il futuro agricolo dipende proprio dalla loro conservazione. Ma troppo spesso l’impatto dell’agricoltura, il legame strettissimo tra riscaldamento globale e produzione alimentare è relegato ai margini del dibattito. E troppo spesso, in questo dibattito, ci si dimentica di fare una sacrosanta distinzione tra i diversi tipi di agricoltura: se l’agricoltura industriale riscalda il pianeta, l’agroecologia (che abbraccia un’ampia gamma di concetti quali l’agricoltura sostenibile, l’agricoltura ecologica, l’eco-coltivazione, l’eco-agricoltura, l’agricoltura a bassi input esterni, l’agricoltura biologica, la permacoltura e l’agricoltura biodinamica) contribuisce invece a raffreddarlo. E presenta altri grandissimi vantaggi, come la facoltà di offrire una dieta più equilibrata e la capacità di produrre più cibo per ettaro rispetto ai metodi agricoli convenzionali.

Che fare, dunque, il 22 aprile, ma anche tutti i giorni che seguiranno, per abbracciare la Terra, per trattarla con rispetto, per ricordarci che le sue risorse non sono infinite? Scegliamo una dieta amica del clima, miglioriamo l’ambiente in cui viviamo quando facciamo la spesa. Con gesti semplici, alla portata di tutti: privilegiare una dieta a base di vegetali e i prodotti biologici, biodinamici o frutto di agricoltura a minore impatto ambientale; acquistare dai contadini e acquistare locale… E pretendiamo sempre, da noi stessi, di essere informati su quel che mangiamo. La consapevolezza è un’arma di costruzione di massa. E per il bene della Terra, ma anche per il nostro e di quanti producono il cibo che mangiamo, di questa consapevolezza ce n’è un bisogno grandissimo.

Per saperne di più leggi: Il documento di posizione di Slow Food su cambiamento climatico e sistema alimentare 

Silvia Ceriani
s.ceriani@slowfood.it 

 
 
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