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Il futuro dei semi

Slow Food è stata invitata ad aprire, dal 1° al 5 giugno, a Tunisi, alla 3a sessione dell'Organo Direttivo del Trattato Internazionale FAO Risorse genetiche vegetali per l'Alimentazione e l'Agricoltura, la riunione dei paesi che hanno ratificato il trattato (121 nazioni), alla quale hanno partecipato anche rappresentanti della società civile.
La sessione si è aperta con tre interventi di rappresentanti di governi e di tre di organizzazioni selezionate tra cui Slow Food. Ecco l'intervento di Cinzia Scaffidi, responsabile del Centro Studio di Slow Food:


"In oltre 20 anni di attività abbiamo potuto notare come la sensibilità verso le tematiche relative all\'importanza, alla funzione e alla tutela della agrobiodiversità sia aumentata in generale nel mondo. Certamente il lungo lavoro che ha portato alla stesura e alla ratifica del Trattato ha avuto anche un impatto di carattere educativo e culturale sulle società contemporanee.

Dal punto di vista delle misure concrete prese dai singoli Stati, compresi quelli che hanno ratificato l'accordo, molto resta ancora da fare, ma alcuni segnali positivi, purtroppo tra molte azioni contraddittorie come le decisioni in favore della coltivazione e commercializzazione di OGM, sono comunque evidenti.
A livello nazionale italiano, alcune leggi regionali sulle sementi, e il decreto del 2008 sulla commercializzazione delle sementi di varietà da conservazione ha chiaramente accolto le raccomandazioni del trattato, non solo facilitando e proteggendo le coltivazioni basate su queste sementi, ma anche consentendone la commercializzazione e proponendosi di incentivare della vendita diretta.

A livello internazionale, almeno due importanti eventi fanno positivamente sperare:
- le raccomandazioni del G8 Ambientale, raccolte nella carta di Siracusa lo scorso aprile, ricordano come le economie locali possano essere validi promotori della biodiversità, e quindi vadano incentivate.
- il documento del G8 dell'agricoltura che, raccogliendo le raccomandazioni delle organizzazioni agroalimentari di categoria – comprese quelle dei paesi africani, sottolinea il ruolo insostituibile dell'agricoltura familiare, tradizionale e di piccola scala, e le modalità di distribuzione ad essa più adeguate, in un'ottica di sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale, nutrizionale.

Tutto questo va nella direzione del lavoro che Slow Food, oggi presente in circa 180 paesi del mondo, ha svolto fin dall'inizio della sua attività, nella convinzione che solo in un sistema altamente variabile sia possibile garantire sicurezza alimentare e difendere la sovranità alimentare, in termini politici, economici e culturali.

È tuttavia anche necessario che

- le azioni concrete di protezione della biodiversità si moltiplichino e che sia riconosciuto, anche in termini economici, agli agricoltori che promuovono la biodiversità l’inestimabile lavoro che hanno compiuto, e continueranno a compiere, sia per la conservazione e lo sviluppo delle risorse genetiche vegetali – che costituiscono la basa della produzione agricola e alimentare in tutto il mondo – sia per la tutela dell’ambiente.

- gli sforzi economici si concentrino non solo e non tanto sulle banche di conservazione ex situ, che certamente hanno un ruolo importante a fronte di catastrofi devastanti, ma sulle banche in situ/on-farm che possono giorno per giorno far diminuire la probabilità di quelle catastrofi, garantendo in primo luogo alle popolazioni vita, bellezza e salute a livello individuale, collettivo e ambientale.

- si indirizzino al contempo, verso i consumatori, concrete azioni di informazione e di ricostituzione di una cultura alimentare che in molti paesi – segnatamente quelli più ricchi – sembra erodersi con la stessa rapidità delle risorse genetiche. Slow Food può fare da ponte tra il Trattato e i consumatori, Giustamente il trattato finora si è concentrato sulle questioni relative all\'agricoltura, è tempo di coinvolgere i consumatori nella difesa della biodiversità. Gli agricoltori sono, a seconda dei paesi, dal 60% al 2% della popolazione. I consumatori sono il 100% e possono fare la differenza.

- la ricerca pubblica torni ad avere un ruolo importante negli impegni dei governi e che vengano fatte azioni significative a supporto di studi che possano fornire le basi per leggi orientate dall'ambiente e non solo dal mercato."

 
 
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