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Cagliari: il Tar blocca la cementificazione del sito archeologico di Tuvixeddu

Con un’attesa sentenza, il Tar della Sardegna salva l’area Tuvixeddu-Tuvumannu. Dopo anni di intricata battaglia legale, arriva il no alla cementificazione che avrebbe devastato i colli - sacri ai cagliaritani - su cui sorge una necropoli fenicia risalente al VI secolo avanti Cristo. 

I primi progetti di edificazione nell’area risalgono al 1999, forti di un piano paesaggistico dai contorni indefiniti. Nel 2007, grazie anche all’impegno e alla petizione di docenti e ricercatori dell’Università di Sassari, la giunta di Renato Soru intervenne per bloccare qualsiasi lottizzazione con un vincolo di inedificabilità assoluto. I costruttori fecero però ricorso al Tar, vincendo in nome di un accordo di programma sottoscritto con il Comune nel 2000. Un accordo che prevedeva la costruzione 260 mila metri cubi di case, edificate su l’area a ridosso della necropoli: grosso modo una cinquantina di palazzi a sei piani. Oltre alle case, che da sole avrebbero alterato la percezione di un contesto paesaggistico già vilipeso, erano previsti altri 80 mila metri cubi di altro cemento e una strada a due corsie. Insomma, il sito sarebbe stato sacrificato per fluidificare il traffico cittadino.

Ma ora, lo stesso Tribunale regionale ha riconosciuto quel vincolo accogliendo l’istanza della Regione, della Soprintendenza ai beni paesaggistici e di Italia Nostra e respingendo quella di Coimpresa, la società costruttrice.

La decisione del Tar conferma la sentenza del Consiglio di Stato che nel 2011 pareva aver chiuso definitivamente la vicenda. Ora, per i colli cagliaritani si annuncia (e auspica) un futuro di tutela integrale: un’area di 50 ettari che dovrebbe garantire una zona di sufficiente protezione per il sito archeologico. La necropoli punica di Cagliari è una delle più vaste e importanti del Mediterraneo per la varietà tipologica e per lo stato di conservazione, notevole per un area archeologica urbana soggetta da secoli a forti pressioni antropiche. 

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonte
LaReppubblica.it 

 
 
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