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Attacco al cuore della biodiversità
 
In Messico alcune multinazionali aspettano l'autorizzazione per piantare mais Ogm su oltre due milioni di ettari. Una superficie più grande di quella dell'intera nazione di El Salvador.

Il Messico, il Paese che ha visto nascere il mais ed è la culla della sua diversità genetica, attende con il fiato sospeso un'importante decisione che ne comprometterebbe seriamente la biodiversità agricola.

Sempre quest’anno, lo scorso giugno, aveva fatto notizia l'autorizzazione concessa a Monsanto di seminare soia Gm su un'area di oltre 250.000 ettari. Allora, le organizzazioni di apicoltori erano insorte perché l'intera produzione e l’esportazione di miele di regioni fortemente produttive come lo Yucatán o il Chiapas erano minacciate. Ad esempio, l'Unione Europea è tra i principali importatori di miele messicano, ma vieta la commercializzazione di mieli contenenti tracce di Ogm. La semina di soia Gm rischiava pertanto di mettere in ginocchio un intero settore.

Successivamente, nel mese di settembre, fece scalpore in tutto il mondo lo studio di Gilles-Eric Séralini, condotto su ratti alimentati con mangimi contenenti Ogm in percentuali variabili, che apriva scenari inquietanti sulle possibili conseguenze a lungo termine del consumo di Ogm (per saperne di più www.slowfood.it).
Mentre in tutto il mondo riecheggiavano le reazioni di fronte agli studi compiuti sul mais transgenico Mon603, i colossi dell'agribusiness Monsanto e Pioneer Hi-Bred, come denunciato dal quotidiano La Jornada, non solo non facevano marcia indietro ma, al contrario, sollecitavano in Messico le autorizzazioni governative per seminare lo stesso seme Gm.

Il Gruppo Etc, un'organizzazione internazionale attiva nella difesa della diversità ecologica e culturale e dei diritti umani, ha lanciato l’allarme, comunicando dati riportati in questi giorni anche in un dettagliato articolo dell'Ong Grain: le concessioni in attesa riguarderebbero un'area complessiva di 2,4 milioni di ettari, una superficie più grande di quella dell'intera nazione di El Salvador. E oltre la metà di questi terreni dovrebbe essere seminata con il famigerato Mon603.

Con la fine imminente del mandato del presidente Calderón, si teme che il governo sblocchi queste autorizzazioni in questi giorni o al massimo fra qualche mese, come annunciato dal sottosegretario all'agricoltura Mariano Ruiz alla Reuters, dando il via libera nel Paese a un'invasione di Ogm senza precedenti, nei campi come a tavola. Le varietà locali sarebbero minacciate dalla contaminazione e la sovranità alimentare delle comunità sarebbe gravemente compromessa.

«Stiamo vivendo un momento cruciale» commenta Alfonso Salvador Rocha Robles, ricercatore dell'Università de las Americas e fiduciario di Puebla recentemente eletto nel Consiglio Internazionale di Slow Food in rappresentanza di Messico e America Centrale. «Sono emersi negli ultimi anni nuovi problemi ambientali, economici e sociali, per lo più legati a un solo fattore: l'agroindustria. Adesso, con l'avvento delle biotecnologie, con l'elaborazione e la semina di mais transgenici, stiamo mettendo in pericolo la biodiversità agricola che si è sviluppata in millenni di storia. E' necessario unire le forze delle organizzazioni della società civile, dei contadini, dei ricercatori, con l'appoggio del mondo accademico, perché possiamo insieme modificare le politiche agricole del nostro Paese e avere un Messico libero dagli Ogm».

«Dobbiamo promuovere la sostenibilità basandoci sulla ricerca indipendente» fa eco Hilda Irene Cota Guzmán, biotecnologa, docente universitaria e presidentessa della commissione messicana dell'Arca del Gusto, il catalogo online promosso da Slow Food per tutelare i prodotti locali a rischio di estinzione. «Servono conoscenze scientifiche che non siano finanziate dalle stesse aziende che producono e commercializzano sementi Gm».

«Il mais ha un patrimonio genetico che è un bene intangibile dell'umanità intera» aggiunge Carlo Petrini, presidente di Slow Food. «Dobbiamo evitare che sia messo a rischio per favorire gli interessi privati di alcune multinazionali. Speriamo che il governo messicano si attenga al principio di precauzione adottato dall'Europa e da altri Paesi, tra cui recentemente il Kenya».

Dal 2009, anno in cui Calderón fece cadere una moratoria decennale sugli Ogm, sono state già concesse in Messico 177 autorizzazioni per seminare mais transgenico. Ora il Paese aspetta il risultato del caso che, per dimensioni e potenziale impatto, è sicuramente il più grave.

Leggi l'appello e la raccolta firme dell'UCCS, la Unión de Científicos Comprometidos con la Sociedad

Leggi lo studio dell'Ong Grain
 
 
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