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AGROECOLOGIA - La salubrità dei suoli
 
Interventi: Stefano Pescarmona (Italia), John Jeavons (USA), Vanda Gerhart (USA), Kostas Bouyouris (Grecia), Giusto Giovannetti (Italia), Shmuel Friedman (Israele), Brown Adotei (Ghana)


Modera:
Stefano PESCARMONA (Italia)
Siamo qui oggi per parlare di qualità del suolo, elemento fondamentale per l’agricoltura e per l’ambiente, abbiamo sei relazioni di 10 minuti, dopodichè avremo circa un’ora di tempo per altri interventi e per rispondere a vostre domande e risolvere i vostri dubbi. Lascio la parola ai nostri ospiti.


John JEAVONS (USA)
Ieri Carlo Petrini ha detto che la base della vita è il suolo, senza suolo non è possibile la biodiversità, la vita, non c’è introito. In un mondo che sta diventando sempre più desertificato occorre coltivare il suolo. Ascoltando le varie presentazioni, oggi spero pensiate: “come posso io nella mia situazione, come può la mia comunità o la mia regione, coltivare il terreno?” Coltivando il suolo, si coltiva la vita. Il suolo rappresenta le nostre basi, le nostre fondamenta. In fondo come si tratta il suolo corrisponde a come si tratta se stessi. Il suolo fornisce cose anche alle generazioni future, non solo a noi. Forse non ve ne renderete conto ma ci sono solo da 38 a 72 anni di suolo coltivabile al mondo. Nel 1977 il 44% del suolo della Terra era una zona desertica, oggi siamo al 64-65 %. Dobbiamo imparare a far crescere la vita, così come ci occupiamo della localizzazione, portando vita alle nostre comunità, dobbiamo portare la vita di nuovo nel suolo.

La mia specialità è la coltivazione intensiva biologica (biointensiva) e vi fornirò una prospettiva da questo punto di vista. L’agricoltura biointensiva risale ai Cinesi, 4000 anni fa, ai Greci 2.000 anni fa, e all’America Latina, almeno 1.000 anni fa. I Maya, in Guatemala, sono fioriti tramite una agricoltura biointensiva, mentre altre civiltà sono scomparse pur vivendo vicine. Avrete sentito parlare di petrolio che raggiunge i picchi, presto sentiremo le stesse cose per il suolo e per l’acqua, diventeranno risorse preziose. Dobbiamo continuare a coltivare i suoli, dei suoli salubri.

Secondo una tesi di un master in Scienza del Suolo all’Università della California, Berkeley, il metodo che vi proporrò ha questo tipo di efficacia. Può inizialmente fornire anche una produzione migliore, con livelli qualitativi migliori, rendimenti migliori, con solo una frazione dell’acqua e dell’energia impiegate dalle tecniche agricole tradizionali. Per esempio, se prendete un cucchiaio di suolo vivo, con compost, si può arrivare ad avere fino a 6 miliardi di forme di vita microbiche. Tante forme di vita quante quelle che vivono sul nostro pianeta.

Perché non lavorare con quelle che sono le forze vitali biologiche per determinare la differenza nella coltivazione dei suoli? Il punto chiave è: fino a che punto si vuole lavorare con queste forze vitali, usarle, sfruttarle?
In questo esempio potete vedere un confronto fra un suolo che è stato lavorato con circa 25 cm di profondità e uno preparato con una buona struttura, arrivando fino a 50 cm di profondità. Guardate cosa fanno le radici, questo è il risultato. Quale volete?

Riguardo la biodiversità, quanti tra di voi hanno visto spontaneamente le piante che crescono in fila? Non è possibile. Dovete, quindi, aiutare la natura che semina erbe infestanti anziché queste, però è meglio far crescere generi alimentari. La diversità è importante, la produttività è importante, il fatto che gli ecosistemi comincino a rifiorire. Tuttavia, una volta che una struttura di suolo valida è stata preparata a 60 cm, non è più necessario scavare, basta semplicemente coltivare a 5 cm. E’ più facile.

Questa è l’esperienza che abbiamo condotto a Willitz, California, dove il suolo era stato valutato come adatto al pascolo, quindi un suolo di basso livello qualitativo. Dopo 11 settimane, con l’aiuto di 2 persone, lavorando in totale 28 ore alla settimana, è stato facile costituire una sorta di minifattoria di un ventesimo di ettaro, con la possibilità di usare il compost necessario. Perché fare fatica ed investire troppo, quando si può agire in maniera più intelligente? Nel secondo anno il numero degli appezzamenti è stato raddoppiato. Nel terzo anno abbiamo anche altri tipi di coltivazioni oltre ai cereali. Con il 14esimo anno e con un suolo di scarsa qualità, siamo riusciti ad aumentare quella che era la salubrità delle piante cresciute. Ci volevano di solito 3,000 anni con i metodi agricoli tradizionali. A noi sono bastati 14 anni. Bisogna, quindi, sapere che la parte più importante della pianta è la radice, perché controlla la pianta. Abbiamo bisogno di un buon rifugio per l’area radicale della pianta e gli elementi più importanti per creare questo riparo per la pianta in ordine di priorità sono l’aria, l’acqua, i materiali organici, i minerali e anche queste pratiche agricole biointensive.

Sapevate che una carota ha una profondità radicale di 2,5 metri? Quindi, se gli date soltanto 50 cm in cui crescere, chiaramente non potrà essere una carota sana. Per quanto riguarda l’erba medica, l’alfa-alfa, arriva a 40 metri di profondità, se non si imbatte ovviamente in un terreno roccioso. Oppure la segale, che arriva fino a 5 km di radici al giorno, 622 km in una stagione, 10.626 km nella stessa stagione. Praticamente fa lo scavo lei con la radice, al posto del compost. Bisogna sfruttare le piante stesse. Uno studio degli anni ‘50 dell’Università della California stabilì che se si migliora la salute delle radici del 2-4%, si migliorano i rendimenti delle piante dal 200 al 400%.

I microbi nel suolo, come le persone, hanno bisogno di ossigeno per respirare e la maggior parte dei suoli nel mondo sono compattati, non hanno abbastanza aria. E’ lì a disposizione, non bisogna comprarla.

Le radici e gli strati microbici costituiscono una sorta di tessuto vivo, una sorta di spugna viva. Per far crescere il cibo e il mangiare, la biomassa necessaria per la fertilità del suolo sostenibile, per avere tutto lo stesso raccolto contemporaneamente, bisogna far crescere dei raccolti speciali nel 60% dell’area di coltivazione, con l’obiettivo di mantenere questa fertilità nel suolo sostenibile. Per esempio, il clima caldo comporta l’esigenza di far crescere il mais, il sorgo, l’orzo perlato, l’amaranto, la quinoa. In Kenya, abbiamo l’orzo perlato mentre per i climi freddi i raccolti sono di frumento, la segale, l’avena, l’orzo, le fave e altri. Questo è il tipo di bellezza che si può ottenere con l’agricoltura biointensiva.

Un buon suolo ha bisogno dal 4 al 6% di materia organica nei suoli temperati e soltanto del 3% nei suoli tropicali. Tuttavia, in media i suoli mondiali hanno soltanto una presenza del 1,5-2% di materia organica, mediamente 1,5%. I microbi non si risvegliano nel suolo finché non arrivano al 2% e comunque rimangono pigri e assonnati. La maggior parte delle pratiche sostenibili di cui si legge aumentano la materia organica nel suolo dall’1 al 2%. Bisogna fare di più ed è possibile, facilmente. Amate il vostro compost. Abbracciatelo. E’ il vostro amico migliore.

Ogni volta che mangiamo un chilo di cibo nel pianeta, da 6 a 24 chili di suolo arabile vengono persi per effetto dell’erosione idrica, del vento e delle pratiche agricole che si utilizzano. Anche l’agricoltura biologica non è pienamente sostenibile, non lo è per il 50-80% dei casi. Magari ho una bellissima azienda agricola, magari biologica, però nello stesso tempo privo il suolo delle sue sostanze.

Ogni volta che mangiamo un chilo di generi alimentari prodotti con le prassi di agricoltura biointensiva, fino a 20 kg di suolo coltivabile può essere fatto crescere per effetto della prassi agricola utilizzata. Quindi, con una frazione delle risorse degli investimenti è possibile aumentare la produzione o la resa da 2 a 6 volte. Speriamo che vi piaccia questa pratica. Altrimenti potete fare qualcos’altro ma vi chiediamo di provarlo. Vedrete quanti risultati belli e buoni.

Per ottenere questi risultati avete bisogno di 8 elementi di agricoltura bio-intensiva: una buona struttura di suolo, il compost, una spaziatura ridotta come in natura, piante affini (ad esempio, le fragole con i fagiolini oppure le coltivazioni ad alto contenuto carbonio e calorie). Questo per poter fare la differenza. Bisogna, quindi, apprendere di più sulla salubrità dei suoli. Bisogna crearla questa salubrità. Se non ci riuscite, allora dovete comprare il cibo dagli agricoltori che si preoccupano del suolo. Dovete costruire il vostro sistema agricolo perché, in questo modo, potete far aumentare la salubrità e la fertilità dei suoli. E questo in 380 metri quadrati, normalmente ce ne vogliono 4.000 di piedi quadrati. Quindi si miniaturizza praticamente l’agricoltura a favore della localizzazione usando le risorse locali. Per esempio, guardate il frutto della passione in Kenya. Bisogna condividere le esperienze. Potete vedere le patate dolci nelle Filippine. Bisogna far parte della rivoluzione deliziosa di Alice Waters, perché no? Facendo crescere più cibo, aumentando la salubrità e la fertilità del suolo con risorse minori. Per ulteriori informazioni, visitate il sito growbiointensive.org. Voi e soltanto voi, come noi, potete determinare la differenza.


Vanda GERHART (USA)
Questa mattina vi voglio parlare di come conservare il suolo naturale e i sistemi idrici, considerando in particolare i piccoli appezzamenti agricoli in un panorama dove abbiamo la scala di un bacino idrico.

Sappiamo che la civiltà è sempre dipesa dalle risorse della terra per merci essenziali, per il riparo, l’alimentazione, i carburanti, ma con la popolazione che continua ad aumentare e un consumo pro-capite in tutto il mondo sempre maggiore, abbiamo calcolato che l’ 83% della superficie del terreno viene adesso impiantato dagli umani in un modo o un altro. Abbiamo diversi panorami ecologici in grado di assorbire le pressioni dell’uomo in modi diversi.

I servizi dell’ecosistema sono la regolazione del clima, la purificazione dell’acqua e dell’aria, la preservazione del suolo e la sua fertilità, la biodiversità e anche la ciclicità dei nutrienti. Tutte queste cose ci danno qualcosa se effettivamente continuiamo a occuparci correttamente del suolo. Ora, tutti questi panorami ecologici hanno dei limiti. Se andiamo oltre questi limiti, possiamo naturalmente creare dei grossi problemi. Quello che ho fatto recentemente è stato un “restauro ecologico”, per così dire, scegliendo i terreni più degradati per cercare di riportarli ad una misura di riproduttività.

Negli USA il ripristino può costare fino a $1,000,000 all’ettaro, in relazione al livello di degrado raggiunto, se i sistemi idrici o il sottosuolo sono inquinati. Quando parliamo di acqua nel suolo, sappiamo che ovviamente ci sono interazioni: se la qualità dell’acqua e del suolo sono buone allora avremo integrità dei bacini idrici, possiamo avere diversità biologica e possiamo avere una sostenibilità del territorio.

L’utilizzo del terreno è collegato a 4 problemi che sono: la crescita della popolazione, i valori sociali, lo sviluppo economico e le decisioni di carattere politico. Gli ultimi due sono quelli che hanno un maggior impatto sull’utilizzo del suolo in tutto il mondo.

Poco tempo fa abbiamo avuto un incidente in cui del carburante è entrato nel fiume Colorado (che parte dallo stato del Wyoming fino a raggiungere la costa) nell’area del Nevada ed è percolato fino all’Arizona del sud. Ecco perché è importante il bacino idrico. Tutto questo ha un impatto significativo sulla produttività del sistema ecologico. Quando le fogne liberano le scorie direttamente nel fiume o nell’oceano, piuttosto che in altre situazioni, possono avere un impatto negativo. Più si sale nella catena alimentare, più queste sostanze inquinanti si concentrano, come nel caso delle sostanze chimiche intrappolate nel pesce.

Vediamo la topografia dell’area, come il territorio appare dalle montagne fino alla valle e come abbia un impatto significativo sul movimento dell’acqua. Se noi consideriamo gli alberi, il suolo e l’azione della pioggia, abbiamo automaticamente un’erosione dall’alto verso il basso. L’acqua è effettivamente il fattore chiave che spinge i nostri ecosistemi. Con sé porta di tutto ed è un solvente universale. Questo significa che l’acqua potrebbe sembrare pulita, invece potrebbe essere contaminata e contenere molte tossine. Nel bacino potremmo trovare le scorie della produzione, delle miniere, il cianuro e altre sostanze provenienti dalle estrazioni minerarie e poi in valle potremmo trovare bambini che fanno il bagno e poi si ammalano perché vengono a contatto con queste sostanze pericolose.

I flussi d’acqua incontrollati possono portare a forti erosioni dei terreni e ci sono dei metodi semplici per bloccare l’energia dell’acqua quando opera in modo negativo e che ci permettono di rendere il terreno più salubre. Ad esempio, con delle rocce messe in posizione si può bloccare il flusso dell’acqua quindi creare altra vegetazione. Quindi, il movimento delle acque di superficie e di sotterranee gestiscono l’ecosistema.

Altre immagini illustrano come, vicino alla zona del deserto del Sud Ovest dove vivo io, possono venire create delle strade dai corsi c’acqua. Con questo sistema si aiuta a creare vegetazione. Se non facessimo niente per modificare il sistema, tra poco non avremo più vegetazione e sarebbe un’area deserta per sempre.

Cerchiamo di analizzare il terreno, il suolo. Il suolo che usiamo per le coltivazioni è soltanto la parte superiore del terreno, però quello che succede nelle parti più profonde ha un impatto significativo su quello che riusciamo a coltivare, sulla tessitura del suolo, sulla possibilità di avere un suolo valido. Normalmente si usa il doppio d’acqua necessaria. Nel nostro metodo si utilizza un 60-70% in meno di acqua per la coltivazione. Con l’irrigazione, l’evaporazione è enorme, si cerca d’inondare e alimentare questi appezzamenti.

Sicuramente molti di voi hanno già visto immagini come queste illustrate. Nel terreno ci sono tantissimi microbi, che sono importanti perché determinano la struttura fisica e chimica del suolo. Nell’orizzonte del suolo, soprattutto nel ripristino ecologico, andiamo a una profondità di 6 metri per capire qual è il profilo di un suolo. Abbiamo i materiali organici nella parte superiore, poi abbiamo l’orizzonte A dove troviamo le radici, poi arriviamo all’orizzonte B e all’orizzonte C, che è generalmente il letto roccioso. Soltanto gli alberi riescono a raggiungere l’orizzonte C.

Vorrei che pensassimo all’oceano, dove le particelle potrebbero essere considerate dei coralli in un oceano, come tutte le diverse molecole che fluttuano nel mare, come pesci che si muovono. E vediamo ora le particelle del suolo. Quello che noi inseriamo nel suolo rimane lì, perciò occorre stare attenti a quello che facciamo nel suolo.

Gli indicatori principali per vedere se abbiamo o meno un terreno potenzialmente agricolo sono: la profondità, la parte superficiale, la capacità di contenimento o ritenzione di acqua, il contenuto di sostanze organiche e la biodiversità. Abbiamo dei feedback logici naturali per vedere questo. Guardate le fotografie in alto: in quel terreno avevamo poca ritenzione idrica, abbiamo quindi cercato di bloccarla creando una sorta di bacino. Non abbiamo piantato semi, ma ora ci sono anche degli alberi.

In un altro esempio, dove c’era molta erosione, abbiamo creato una sorta di diga naturale e adesso ci sono tantissime piante che effettivamente riescono ad assorbire l’acqua dal terreno. Qui, nel deserto come in tante altre aree, possiamo avere dal 3 al 7% di’umidità mentre in un altro posto ancora siamo riusciti a ottenere un 13-15%. Questo rappresenta un aumento significativo se si considera che la zona è comunque una zona deserta. Quindi possiamo ripristinare un equilibrio ecologico. Questo significa che dobbiamo aiutare questi sistemi naturali. Quello che stiamo cercando di fare è raggiungere un equilibrio tra sostanze nocive e sostanze non nocive per avere un ecosistema davvero sano e salubre. Questa è una cosa che possiamo fare con un po’ di impegno. Con questo vorrei ringraziare tutti voi perché so che siete dei grossi sostenitori del suolo. Grazie.


Kostas BOUYOURIS (Grecia)
Buongiorno a tutti. E’ un gran piacere essere tornato a Terra Madre, ero già qui nel 2004.

Come poter attivare il concetto della salubrità del suolo? Molti consumatori non se ne preoccupano. Come si produce del cibo biologico? Come è possibile coinvolgere le persone nel turismo di tipo culinario in Grecia nel sud dell’Europa? Creta è un’isola al sud della Grecia, dove vivo e dove conduciamo questo progetto. Oggi vi confesso un mio peccato. Quando studiavo 15 anni fa in Olanda per un Master in Agricoltura Biologica, ho fotocopiato un libro (un’azione illegale) di 250 pagine e ho cominciato la mia attività di coltivazione seguendo quei dettami. E’ un piacere per me oggi parlare e stare vicino a John Jeavons, l’autore stesso di quel libro. Oggi mi ha persino regalato l’ultima edizione del suo libro!

Quello che avete visto è l’applicazione del metodo dell’agricoltura biointensiva descritta da Jeavons. Io lavoro in una lunga vallata con 13 km di spiagge sabbiose a nord di Creta, dove l’occupazione del 90% della popolazione è proprio l’agricoltura. Eravamo autosufficienti con l’allevamento anche di capre, polli, si coltivavano verdure, con concime degli animali, ecc.

Oggi, 21 anni dopo e nel 2006, l’occupazione principale è il turismo di massa e l’agricoltura è rimasta un’attività laterale. 600.000 persone vivono a Creta mentre 2.000.000 la visitano in un anno. Lasciamo che ci sia lo sviluppo. C’è stato un cambiamento anche nel profilo sociale dell’area: ad esempio, i caffè tradizionali sono spariti perché i turisti preferiscono i self-service, i giovani preferiscono lavorare nel turismo, come camerieri nei bar anziché raccogliere le verdure e venderle nei mercati oppure andare nei pascoli sulle montagne. Hanno una fonte di reddito più stabile. Questo è l’ambiente sociale in cui opero con l’organizzazione che rappresento. Si tratta di un ente senza scopo di lucro, che si occupa della comunità, la cui qualità è importante per la sopravvivenza della popolazione anche per la qualità dell’acqua e dell’aria. Cosa facciamo, però, per il suolo?

Vogliamo diffondere l’idea che il cibo sano può essere prodotto solo su suoli salubri, privi di sostanze chimiche e suggerire delle soluzioni perché si possa generare reddito per gli agricoltori. I membri attivi derivano da gruppi come gli agronomi, sociologi, scienziati del suolo, nutrizionisti, medici, biologi, agricoltori e, più importanti ancora, i consumatori. Cosa facciamo? In pratica ci rechiamo nelle aziende agricole per spiegare ai produttori quanto è importante la salubrità del suolo, utilizziamo questo tool-kit o valigia che è stato sviluppato negli Stati Uniti per mostrare all’utente come misurare la salubrità del suolo. E’ possibile avere una diagnosi del suolo in loco da parte di esperti e specialisti e misurando vedere in che modo i micro-organismi respirano. Vediamo in che modo incentivare la loro attività a livello del suolo e infine possiamo educare i contadini all’uso dell’agricoltura biointensiva.

Inoltre, abbiamo diffuso l’idea del riciclaggio per la creazione del compost, e quindi come separare il materiale verde da quella secca. Possiamo insegnare ad utilizzare le macchine per macinare i rami. O ancora raccogliere gli sprechi da piante di ulivo e poi venderle ai contadini. I contadini dopo un po’ di anni si sono detti: perché non le produciamo noi da soli questo tipo di compost? Così la gente si passa e si copia le tecniche. Le alghe, per esempio, sono usate per la produzione di compost, così come anche il letame. Alcuni produttori usano i lombrichi per produrre compost.

Perché è così importante la salubrità dei suoli? Se prendiamo, ad esempio, una sezione trasversale del nostro intestino, esso è caratterizzato da una serie di filamenti, ed è qui che passa il cibo, da dove vengono eliminati tutti gli elementi superflui. Le radici fanno la stessa cosa, quindi, se pensiamo a questo paragone dell’intestino, vediamo che le radici si protraggono nel suolo per prelevare i nutrienti come i filamenti. Per cui qual è lo stomaco della pianta? E’ il suolo, dove la radice va per prelevare i suoi nutrienti.

Una pianta di 10 cm ha delle radici molto più lunghe, come diceva Jeavons. E se ingrandiamo una piccola parte della radice e la zona circostante, vediamo i micro-organismi che vivono nell’area radicale, ne fanno parte e aiutano la pianta a prendere e rilasciare i nutrienti. E altre ancora che poi penetrano in altre piante. Quindi vi è una sorta di tunnel che collega le piante in un campo. Sono un unico organismo compreso il suolo, ed il ponte è dato dai microrganismi. Il suolo è un organismo vivo.

La catena alimentare del suolo è molto importante per le piante sane. Le piante non crescono in isolamento come ci fa credere l’agricoltura tradizionale. Il suolo e le piante sono un unico organismo. Non dobbiamo dimenticarci e occupare solo della pianta e non del suolo.

Nell’agricoltura tradizionale vediamo come il trattore pressa il terreno, compattandolo, poi spruzza il terreno con sostanze chimiche per combattere i microrganismi che crediamo nocivi. Quando il suolo è compattato, le radici non riescono più a crescere in modo naturale, soffrono. Quando le piante non funzionano bene “con lo stomaco”, si ammalano. E’ come non ci fossero abbastanza villi intestinali. Finisce che le curiamo di nuovo con le sostanze chimiche. Il flusso della salute passa dal suolo agli esseri umani. I cibi dovrebbero essere brillanti e vitali e dare agli esseri umani la loro vitalità. Riceviamo la vitalità se i cibi lo sono altrettanto. Le persone possono essere sane se mangiano cibi da un suolo sano.

Quindi abbiamo lanciato il progetto dei Piccoli Contadini Biologici per far capire ai bambini questi concetti. Ci rechiamo nelle scuole, i bambini sono istruiti, si occupano dei semi, li piantano nelle scatole, creano delle aiuole tramite l’agricoltura biointensiva e spieghiamo la funzione dei lombrichi, i nostri assistenti instancabili. Spieghiamo loro la funzione delle piante e i numerosi compost, come quello dell’aglio che poi viene spruzzato. Quando le verdure sono cresciute e pronte si invitano i genitori e si organizza una festa o una dimostrazione, con i libri che hanno letto, gli studi che hanno fatto e si spiega tutto ciò che si è fatto. Alla fine, si premiano i bambini con diplomi in una cerimonia proprio fatta dai bambini.
Stiamo anche collaborando con una catena alberghiera che copre 25.000 posti letto per lo sviluppo dell’agricoltura biologica.

In questo periodo, però, vogliamo spingere le persone a godere della tradizione culinarie di Creta, presentiamo alle persone questo concetto dell’arte e dell’agricoltura tramite un progetto che esiste dal 2003, facendo vedere le varie comunità, dove le persone trascorrono le notti negli agriturismo con la possibilità di sperimentare qualcosa di diverso, di godere di questo cibo biologico, di sistemarsi in luoghi dove non ci sono sostanze chimiche e possono incontrare gli intellettuali della terra come diceva Carlo Petrini. I contadini applicano ogni giorno le proprie tradizioni all’agricoltura e portano con sé la saggezza antica. Vogliono trasformare le coltivazioni in olio, in vino, in cereali, in farina e poi in pane e vogliono conservare il cibo che producono. Quindi potete andare a dormire in agriturismo biologici. I turisti possono anche partecipare alle attività stagionali. Offriamo la conoscenza, per esempio, del cerchio dell’olivo: raccogliere le olive, seguire la produzione dell’olio d’oliva nel modo tradizionale o moderno, imparare la conservazione di altri alimenti nell’olio d’oliva come i carciofi, le degustazioni di olio e discussioni delle varie caratteristiche. D’estate il turista può girare per le vigne; si può produrre il vino e imparare il suo invecchiamento, chiaramente degustandolo. Si può preparare dolci come questo delizioso budino al vino e al pompelmo e ovviamente assaggiare le cose preparate. C’è anche la produzione degli spiriti e dell’uvetta (di come viene raccolta ed essiccata), oppure della farina e del pane anche per la produzione di Rasks di Creta.

S’impara anche dall’allevamento di animali domestici e dalla produzione casearia, dal latte al formaggio fatto in casa. Come usare il formaggio per i prodotti cretesi, di come le donne usano il filo e mettono menta e formaggio e cuociono a fuoco lento nell’olio d’oliva e poi servito con lo zucchero e la cannella. Come si fa la cera e il miele ed altro.

Naturalmente non possiamo non parlare del mare. Abbiamo intervistato un pescatore della nostra rete che pesca i polpi e poi li serve in vari modi, sia bolliti che cotti nel liquore, perché anche questo è una tradizione dell’isola di Creta. S’impara a mangiare in modo sano e salubre ma è anche bello imparare come la gente del posto mangia sull’isola.

Quindi il cibo diventa una lingua, un qualcosa di quotidiano, un’identità. Nel 2006 abbiamo ricevuto il premio “Tourism” e siamo stati tra i tre finalisti per il premio “Tourism of Tomorrow”. E, quindi, viaggi di questo genere nella vita degli agricoltori assistono l’economia rurale e generano ulteriore reddito per coloro che si occupano della difesa della biodiversità. Questa è una battaglia della civiltà dei rapporti umani, per aiutare la gente a sviluppare quell’ autostima che fa stare tutti bene. La qualità del cibo dipende dai consumatori, da quello che vogliono: questo è quello che dicevano le nostre nonne ed è ancora vero.

Ci sono altre idee a cui vi dovrete abituare con il tempo. La fraternità è un valore che dobbiamo condividere. Dobbiamo creare delle amicizie. Naturalmente gli ospiti diventano amici degli agricoltori e quando gli ospiti provano il cibo vogliono sapere com’è stato fatto o prodotto. Noi spieghiamo di come il cibo é prodotto con del terreno salubre. Mangiano e bevono insieme, e in questo modo i greci antichi diventano nuovamente una realtà per tutti quanti. Grazie.


Giusto GIOVANNETTI (Italia)
Buongiorno. Sostituisco il Prof. Nannipieri, che era impegnato nell’incontro tra universitari e Terra Madre. Mi occupo da circa 30 anni di probiotici nell’agricoltura, cioè di quello che c’è tra la pianta e il suolo. Farò una relazione molto tecnica, entrando nel particolare, su come vive una pianta e quali sono i suoi problemi nel suolo.

Noi viviamo in una società che negli ultimi cento anni ha completamente dimenticato che le piante vivono nel suolo. Cioè sono trattate come se vivessero sulla luna. Vengono trattate con sali minerali semplici, facilmente assimilabili, e viene by-passata tutta quella che è la microbiologia della radice.

Le piante sono trattate come se fossero malati gravi. Facendo un paragone è come se noi avessimo pensato cento anni fa di nutrire l’intero genere umano solo con flebo direttamente in vena. In questo momento le serre in Italia e in Europa - e penso in tutto il mondo - vengono trattate con una bromurazione del terreno prima di iniziare la coltivazione, ciò significa che viene sterilizzato il suolo con quello che nella guerra del ‘15-‘18 veniva chiamato “gas nervino”. Oggi viene chiamato bromuro di metile. E’ solo cambiato il nome. Vuol dire che ammazziamo tutto quello che c’è di vivo nel suolo per iniziare la coltivazione.

Questo produce enormi disastri, sia dal punto di vista del suolo ma anche dal punto di vista del ciclo complessivo ed alimentare della popolazione. Le piante si trovano a dover lavorare senza avere la loro normale naturale flora microbiologica sulla radice; questo significa che tutte le sostanze cancerogeniche e pericolose per noi passano direttamente nella filiera alimentare e poi le mangiamo e i risultati sono molto evidenti. Abbiamo eliminato i probiotici delle piante: è un’idiozia totale a cui dobbiamo porre rimedio.

Mi occupo da 30 anni di questi aspetti. Ho iniziato con la coltivazione di tartufi e poi sono passato all’agricoltura. Diciamo che le piante hanno nelle radici la componente più ricca della microbiologia del suolo. In 2 grammi di radici ci sono circa 20.000.000 di micro-organismi diversi: come la popolazione di New York! Far fuori questo, significa non aver capito come funziona una pianta. Il suolo è un concetto che va assolutamente sviluppato ma dal punto di vista della microbiologia del suolo.

Per dare un’idea di quello che c’è nel suolo e di quello che c’è fuori suolo, noi facciamo un paragone con delle pecore come biomassa: la biomassa che c’è sopra un ettaro di terreno è equivalente a due pecore; la biomassa che c’è sotto il suolo, nei primi 30 centimetri, corrisponde a cento pecore. Quindi abbiamo 2 pecore sopra e 100 sotto. L’unica cosa che consideriamo sono le due sopra e quelle sotto non le consideriamo… anzi, diamo del gas nervino e va tutto bene!

Il problema è che il suolo è un organismo dinamico. Ho visto che altri relatori hanno già affrontato questo aspetto. In origine le piante sono nate nell’acqua. C’erano solo alghe, la terra ferma era come il suolo lunare 400 milioni di anni fa. Ad un certo punto le alghe hanno deciso di colonizzare le terre emerse e lo hanno fatto senza radici, perché le alghe non hanno radici. Le alghe assorbivano i sali nutritizi direttamente dal mare. Per diventare piante, hanno costruito quindi una simbiosi con i micro-organismi presenti: soprattutto funghi simbionti, batteri, attinomiceti e micromiceti, cioè un consorzio microbiologico che ha permesso alle alghe di colonizzare le terre emerse.

Questo sistema è ancora oggi in atto. Le piante vivono con questo sistema. Ignorare questo significa non avere capito niente di una pianta. Se noi andiamo ad analizzare cosa c’è in un suolo, abbiamo tra i 300 ai 3000 kg di batteri. Quando andiamo a concimare un suolo e mettiamo 20 o 80 quintali di materia organica, non è quello che il suolo potrebbe produrre naturalmente in un anno soltanto con i funghi simbionti. Va a produrre circa 5 tonnellate di sostanza organica se è una pianta ben gestita. Non possiamo mai pensare di cambiare quella che è la struttura naturale. Se guardiamo in un suolo, troviamo le quantità di sostanza organiche prodotte in un anno.

Analizzando un altro aspetto, come la lunghezza della radice, vediamo che la radice di grano è lunga 200 km, se contiamo tutti i peli radicali. Se applichiamo un fungo simbiotico che amplifica l’estensione dell’apparato radicale di circa 600-800 volte, una pianta di grano esplora fino a 120.000 km e una pianta di orzo ne esplora fino a 150.000 km, perché è una pianta più robusta del grano. Dobbiamo confrontarci con questi aspetti.

L’altro aspetto è che il 20% del fotosintetato, cioè quello che la pianta produce con la fotosintesi clorofilliana, va per nutrire i microbi alla propria radice. Le piante che coltiviamo oggi sarebbero piante diverse se coltivate con il “consorzio microbiologico”. L’altro aspetto sono i batteri della lisosfera, circa 10 milioni per grammo, e servono per la fisiologia della pianta. Non sono lì a caso. Non possiamo fare a meno di quella che è la forma microbiologica di una radice. Se ne facciamo a meno dobbiamo nutrirla come un malato, con le flebo. E’ l’unico modo in cui possiamo sostituire i batteri e i funghi.

Gli attinomiceti sono importanti. Non sono né funghi né batteri. Producevano gli antibiotici per noi, come la streptomicina, che abbiamo imparato a produrre da questi microrganismi per curarci. Hanno una funzione di difesa. Infatti sono nati per proteggere la pianta dai parassiti. Poi abbiamo funghi saprofiti, anch’essi importanti per la difesa e fan parte del consorzio. Sono un gruppo che lavora in squadra, non sono mai da soli. I micromiceti sono quelli invece che demoliscono le sostanze più complesse come la lignina, che è difficile da demolire, che però rientra in circolo. I funghi sono capaci di demolire anche la lignina e farle rientrare in circolo nei terreni agrari, come molti prodotti usati dall’industria, ad esempio i famosi POP, messi al bando dall’industria nel ‘74, come i DDT e PCP, ma che sono naturalmente presenti nei terreni agrari perché arrivano dai camini delle fabbriche. Da quelli dobbiamo difenderci comunque ed è necessario un filtro tra l’ambiente e la pianta che sia in grado di metabolizzare. Se no entrano nella filiera delle piante e noi andiamo a digerirli.

Vediamo chi partecipa al consorzio microbiologico: le micorrize, cioè i funghi simbionti, sono lì da 400 milioni di anni e sono circa 30-50 specie in tutto il mondo, e troviamo le stesse specie in qualsiasi parte noi andiamo. Non esiste una pianta che vive in ambiente ostile, tipo un deserto, senza funghi simbionti. Le piante possono vivere senza funghi simbionti in una foresta tropicale, dove c’è una metabolizzazione dell’azoto molto veloce, ma non possono né in alta quota, né nel deserto senza funghi simbionti. E sono gli stessi di 400 milioni d’anni fa. I reperti fossili che troviamo hanno gli stessi funghi. Alcuni rappresentano l’evoluzione di questi come funghi forestali e cioè i tartufi, funghi porcini, quelli degli alberi superiori, ma rappresentano circa l’8-10% del totale di funghi simbionti presenti sull’intero pianeta.

Le endomicorrize sono le più diffuse e coprono il 92% delle specie agrarie. Qualsiasi pianta prendete in considerazione possiede le endomicorrize, che sono indispensabili per la sua funzione. L’idea di ammazzare i funghi simbionti prima di iniziare una coltivazione è bizzarra e strana. Pensare che l’intero mondo che si occupa d’agricoltura creda che sia necessario fare fuori tutto quello che c’è di vitale nel terreno è assolutamente bizzarro, se mi permettete.

Le ectomicorrize sono quelle dei funghi superiori. Siamo in Piemonte, la patria del tartufo bianco. Sono quelli che producono anche tartufi. Sono una parte piccola del totale dei funghi simbionti ma sono conosciuti, perché una parte dei prodotti gastronomici d’alta classe, come i tartufi e i porcini, sono prodotti da funghi simbionti. Hanno spore che non si vedono, 1-2 millimetri. O sei un cultore che va a cercare oppure non li vedi. Tutte le piante hanno funghi ectomicorrize ma sono invisibili all’osservatore, ci vuole una lente.

I batteri sono ovviamente la parte più importante e lavorano assieme ai funghi simbionti. Degli attinomiceti abbiamo già parlato e producono gli antibiotici che vanno a difendere le piante. I funghi saprofiti sono quelli che hanno un aspetto di difesa e metabolizzazione di sostanze complesse, lo stesso dicasi per i micromiceti.

Questi funghi possono essere prodotti e inoculati: questo è il problema. Oggi abbiamo imparato a riprodurre questi microbi a costo molto basso, più basso di una coltivazione tradizionale e a rimetterli al momento della semina sulle piante che dobbiamo coltivare. Tutto questo è possibile e le pratiche sono assolutamente alla portata di tutti.
Abbiamo fatto un progetto con il Senegal l’hanno scorso dove abbiamo insegnato ai senegalesi a far questo. Quindi, è assolutamente alla portata di tutti, mi preme dire. L’effetto sulla pianta è notevole, se misuriamo la capacità antiossidante di una pianta prodotta con il consorzio e una tradizionale, la pianta micorrizata ha una quantità di antiossidanti decisamente superiore. Questo può essere misurato in qualsiasi laboratorio. Non è questione di più buono: si misura.

L’aspetto dell’inquinamento è importante. Il PGP è una sostanza che causa il cancro e passa nella filiera alimentare nei terreni. L’unico modo per non farla passare è metabolizzarla prima, cioè, far sì che ci sia presente sulla radice un
consorzio microbiologico capace di metabolizzarlo.

I vantaggi sono ovvi. Se ho una pianta micorrizata, ho bisogno di meno fertilizzante, meno acqua e meno sostanze per la difesa. Il prodotto che noi produciamo da 15 anni si chiama Micosatef ed è un probiotico per le piante. Abbiamo preso un premio l’anno scorso come ditta dal Ministero dell’Ambiente italiano per aver fatto un progetto di cooperazione internazionale col Senegal per la produzione di micorrize in Senegal. Credo di aver finito. Grazie.


Sahmuel FRIEDMAN (Israele)
Buongiorno a tutti. Volevo parlare in generale dei pascoli, soprattutto nella nostra regione del Medio Oriente. Volevo mostrarvi il rapporto stretto che esiste tra i pascoli, l’ambiente, la terra, i contadini.

Partiamo con l’importanza dei pascoli per il pianeta, parlando della preservazione e conservazione del territorio per l’ambiente, la prevenzione del degrado del suolo, la deforestazione e anche la possibilità d’occupazione per coloro che vivono sul posto.

A proposito della prevenzione degli incendi, c’è stato un grosso incendio intorno alle montagne di Gerusalemme dieci anni fa e grazie ai pascoli è stato possibile controllarlo. C’è stato l’incendio perché era stata distrutta la biomassa della vegetazione. Vi mostro una linea nel deserto, noi le chiamiamo le “Limans”. Il pascolo ha ridotto la concorrenza tra alberi ed erba. Nel deserto le condizioni sono difficili e gli alberi fanno fatica a sopravvivere, e quindi il pascolo, l’erba, consente loro di sopravvivere e di aumentare la varietà della biomassa, perché il pascolo aumenta questa varietà. Nel passato pensavamo che se ci fossero stati dei campi per i pascoli non avrebbero potuto esserci fiori, ma non è così.

Non solo l’ambiente e il suolo traggono vantaggio dal pascolo ma anche i contadini, perché si parla di un reddito finanziario. Se noi teniamo dei pascoli, chiaramente il bestiame non va alimentato e poi ci sono vantaggi per la salute: il bovino soffre meno di malattie e c’è un gusto speciale per i prodotti caseari derivanti da bestiame al pascolo, anche dovuto alla presenza di erbe diverse nei vari periodi dell’anno.
Nel passato tutto era semplice perchè c’era l’agricoltura e occorreva occuparsi del contesto sociale e anche di quello economico, ma questo apparteneva alla famiglia. Nell’agricoltura moderna, diventata un’industria, bisogna considerare oltre al lato economico, della famiglia e della cultura, anche la natura, la biodiversità oltre al governo, che a volte dà delle sovvenzioni, dei sussidi all’agricoltura.

Riguardo alla percentuale di bestiame e della ricchezza delle specie nei pascoli mediterranei, ecco un lucido che avevo preparato per un seminario che ho tenuto. Serve per presentarvi qual è la differenza tra un pascolo fatto bene e uno fatto male. Il pascolo ha un impatto sulla vegetazione, possiamo controllare la vegetazione, a seconda di come teniamo il pascolo. Abbiamo le leguminose, i cereali, le erbe alte, quelle basse, e quindi un pascolo assente, oppure tardivo o precoce. Questo ha un impatto sulla vegetazione, i geofiti. Il pascolo per il bestiame ha raddoppiato in 4 anni la densità di questo anemone, rilasciando le piante giovani, lasciando che potessero godere della luce del sole.

Vediamo la diversità del territorio nella nostra regione, nel Medio Oriente, in un sito che è lasciato ad area aperta. Vedete come viene fatta la gestione del pascolo, delle aree aperte. Occorre gestire bene i pascoli, le aree aperte, per aprire i terreni.

L’obiettivo è anche la conservazione del territorio, perché quello del Mediterraneo è complesso. Grazie a una gestione attiva e un sostegno alla biodiversità possiamo ottimizzare il pascolo. Abbiamo voluto trasformare quest’area cespugliosa, invece, in area aperta. I nutrimenti per i bovini derivano certo dalla vegetazione, ma se si vogliono creare degli altri tipi di territori ci possono aiutare i caprini. Essi diventano il nostro strumento per creare un’area aperta, perché la dieta della capra è proprio il cespuglio. Ed è diversa dalla pecora e dal bovino. Possiamo usare questi animali come strumenti per il buon pascolo.

Quindi, in un’agricoltura moderna, l’allevamento può avere dei ruoli diversi. Il pascolo è uno strumento efficace per la conservazione dell’ambiente, ed è anche benefico sia per il contadino e sia per l’ambiente, come potete vedere.


Stefano PESCARMONA (Italia)
Buon giorno. Mi chiamo Stefano Pescarmona. Sono un agronomo e mi occupo dell’agricoltura biodinamica da una decina di anni. Il mio intervento sarà brevissimo, giusto un commento sui risultati sperimentali che sono stati pubblicati nel 2002 nella rivista Science.

Premesso che: 1) una buona pratica agricola è il fondamento necessario per la salvaguardia della fertilità del suolo 2) a suo tempo è la base per poter avere dei cibi sani e produrli in maniera ecologica 3) le lavorazioni minime, attente, delle concimazioni e delle fertilizzazioni con fertilizzanti organici nelle quantità giuste 4) la coltivazione di prodotti adatti al proprio territorio siano i presupposti fondamentali per poter produrre del cibo sano e del cibo ecologico, vorrei fare alcuni commenti su i risultati che abbiamo avuto in una ricerca condotta al FiBL.

Il FIBL è un istituto svizzero di ricerca sull’agricoltura biologica. Ritengo questa ricerca molto importante perché è stata effettuata una prova comparativa dei tre metodi agricoli che si hanno, riconosciuti e certificati, ovvero l’agricoltura convenzionale (per convenzionale intendiamo quello che in Europea s’intende agricoltura integrata, che segue un protocollo dove si utilizzano prodotti chimici ma in maniera misurata), l’agricoltura biologica e l’agricoltura biodinamica. Essendo questa una platea un po’ particolare, e dovendo esserci degli agricoltori e anche dei ricercatori, ho pensato di portare questo soggetto all’attenzione di entrambi. Penso che questa ricerca possa mettere in risalto che alcuni strumenti, come i preparati biodinamici, possono essere molto interessanti per uno sviluppo di un’agricoltura ecologica ed eco-compatibile. Chiaramente non sono i preparati biodinamici che faranno la qualità dei vostri prodotti ma sarà la qualità della vostra buona agricoltura, delle vostre buone pratiche agricole. Questo potrebbe essere, però, uno strumento in un campo d’indagine sia per i ricercatori per poter approfondire tutto quello che il mondo energetico che ruota intorno alla vita sia per quanto riguarda gli agricoltori, da utilizzare (certificazione a parte, naturalmente) per poter migliorare le proprie coltivazioni.

Si tratta di strumenti estremamente semplici che richiedono soltanto delle cognizioni tecniche per poterli produrre, conservare, distribuire, ma penso che siano degli strumenti (i preparati biodinamici) estremamente interessanti in quanto sono auto-riproducibili. Ogni azienda può produrseli con una spesa irrisoria. Non entrerò nel merito di come si producono, di come si conservano o di come si distribuiscono ma proverò a farvi vedere i risultati che ci sono stati.

Come vedete nel grafico, il biodinamico rappresenta la linea verde mentre l’agricoltura biologica è rappresentata da questa linea blu. Per quanto riguarda la prima analisi fisica del terreno, abbiamo una stabilità degli aggregati. La stabilità degli aggregati è una componente fisica del terreno qualitativa molto importante perché permette al terreno di avere una migliore aerazione e una migliore percolazione dell’acqua in quanto, avendo il suolo una maggior stabilità, consente comunque al terreno di poter essere lavorato meglio e alle radici delle piante di respirare in maniera più efficace. Aiuta anche il terreno a difendersi dal problema dell’erosione. Come vedete, la differenza tra il biodinamico, il biologico e il convenzionale (con concimazioni chimiche e con concimazioni organiche) - perché il giallo rappresenta la concimazione esclusivamente minerale mentre il rosso rappresenta un’agricoltura convenzionale con concimazione organica, o comunque con del letame – sta nella stabilità degli aggregati, e l’agricoltura biodinamica ha dato dei risultati estremamente interessanti e statisticamente significativi rispetto agli altri modelli agricoli.

Per quanto riguarda i parametri chimici, di cui noi agronomi ci siamo sempre avvalsi, non abbiamo delle significative differenze tranne che per il calcio, che però non è dovuto al metodo biodinamico ma è dovuto al protocollo di sperimentazione a una concimazione con dei carbonati su quel tipo di terreno (una concimazione maggiore negli anni prima del rilievo dei dati). Ma quello che mi sembra molto interessante, lo specchio del risultato di quello che è un preparato biodinamico (il preparato 500, cioè un preparato che viene utilizzato sul suolo), è proprio l’attività enzimatica. Come vedete, le deidrogenasi, le proteasi, le fosfatasi, le saccarasi sono estremamente più elevate rispetto all’agricoltura biologica per non parlare dell’agricoltura convenzionale. Quindi questi risultati fanno supporre che il preparato biodinamico 500 - e vi dirò poi come si utilizza e come si prepara ma per farvi capire - è un qualcosa che ognuno può fare e utilizzare. Questi risultati indicherebbero come questa preparazione possa aumentare in maniera statisticamente significativo e notevole l’attività microbica. Gli enzimi, che vengono rilevati nell’analisi, rappresentano senza ombra di dubbio l’attività microbica. Come vedete nelle parcelle biodinamiche, notiamo un’attività microbica molto più potenziata.

Voi sapete benissimo che la biomassa microbica è una componente fondamentale nel terreno per rendere disponibili le sostanze organiche minerali nelle piante. Per cui, aumentando l’attività microbica — se noi come agricoltori riusciamo a supportare quest’attività microbica — sicuramente renderemo gli elementi per le piante più disponibili per le stesse.

Giusto in due parole, prima vi ho parlato di una preparazione, un preparato biodinamico che dà questi risultati (questo è per gli agricoltori). Chiaramente non potremo qua spiegare bene come si utilizza però è sufficiente informarsi sui preparati biodinamici per poter sapere cosa sono. In pratica sono del buon letame messo in un corno di mucca seppellito sotto terra per 6 mesi e estratto dal corno dove è avvenuta una fermentazione. Questo letame viene dinamizzato in acqua (dinamizzato vuol dire che viene mescolato in maniera ritmica) e viene distribuito nei campi. Perciò, è un prodotto che ognuno può fare e utilizzare. Penso e spero che possa essere utile per tutti voi, sia per tutti i ricercatori che vogliono indagare in questo campo sia per gli agricoltori che potranno avere uno strumento in più per produrre in maniera ecologica. Spero che il mio intervento sia stato utile e vi auguro una buona giornata.


Adotei BROWN (Ghana)
Salve a tutti. Vengo dal Ghana e rappresento l’associazione per lo sviluppo dell’agricoltura nel mio paese. Ci occupiamo di sistemi agricoli tradizionali e abbiamo utilizzato metodi tradizionali proprio per mantenere salubre il terreno in Ghana.

Vorrei parlarvi di alcune delle cose che facciamo tradizionalmente per garantire la salubrità del suolo. Uno, per esempio, è incoraggiare raccolti basati sulla biodiversità in Ghana, perché è costoso utilizzare le tecnologie più avanzate per garantire la salubrità del suolo. Ciò nonostante, siamo riusciti ad ottenere dei raccolti abbastanza ricchi. Abbiamo aumentato la rendita del 75% nel corso degli ultimi anni.

Qualche anno fa i nostri agricoltori spostavano i raccolti di campo in campo ma questo non è più possibile perché i terreni sono sempre meno disponibili. Abbiamo agricoltori più grandi nel nostro paese che stanno acquistando grossi lotti di terreno e quindi abbiamo meno spazio a disposizione e non possiamo più utilizzare i metodi di una volta. Poi ci concentriamo molto sul compostaggio per cercare di fertilizzare il terreno, il più frequentemente possibile, quindi utilizzando il letame e compostaggio. Queste due cose stanno diventando tra l’altro abbastanza costose in quanto servono due tonnellate di letame per coprire un ettaro di terreno. Il letame ora sta diventando costoso e quindi è un problema per noi attualmente.

A parte questo, abbiamo anche dei terreni assolutamente vergini. Quindi, cosa diciamo agli agricoltori? Diciamo di avvicinarsi a questi terreni e li incoraggiamo a non utilizzare l’agricoltura “semina e raccogli”, così la chiamiamo in Ghana. Non dobbiamo bruciare nulla. Bisognerà soltanto tagliare le erbacce e poi incominciare a piantare semi nuovi in modo tale che il raccolto cominci a crescere così naturalmente. Questo ci sta dando risultati positivi.

Nel contesto della fertilità del terreno e della salubrità del terreno, noi consideriamo il costo di manutenzione di terreni salubri. Poi consideriamo l’accessibilità, la disponibilità di strumenti e di tecnologie appropriate. Quanto costa mantenere un terreno salubre in Ghana? Beh, il costo va al di là delle nostre possibilità, delle possibilità del piccolo agricoltore. In genere il piccolo agricoltore ha un raccolto che gli permette di sopravvivere. Se c’è una produzione eccessiva, allora probabilmente i prezzi saranno molto bassi; e, se invece riuscirà a lavorare in modo corretto ed avere la giusta quantità di pomodori, il prezzo sarà corretto. Quindi, mantenere un terreno salubre in Ghana è un problema.

Adesso parliamo brevemente della disponibilità degli strumenti corretti, anche dal punto di visto tecnologico. I nostri piccoli agricoltori sono ancora al livello di vanga e altri strumenti molto tradizionali e un po’ vecchi, il che può avere un impatto negativo sulle loro attività. Mentre per il letame e il compostaggio riusciamo a raggiungere dei risultati buoni, il costo della mano d’opera sta aumentando. Se vogliamo distribuire 2 tonnellate di compost su un ettaro di terra, il costo della mano d’opera diventa tropo alto per i piccoli agricoltori. Quindi, per poter garantire un terreno salubre in Ghana dobbiamo avere dei prezzi corretti per i nostri prodotti e gli strumenti corretti per poter agire. Vi ringrazio.
 
 
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