Terra Madre Terra Madre - Choose your language Ministero delle politiche agricole forestali Regione Piemonte Comune di Torino Slow Food
 
 Consenso privacy
MIELE/ La salubrità del miele nei Paesi in via di sviluppo
 
Gulas Ahmet (Turchia)
Parlerò delle api caucasiche e dell’area di Hemsin, nella zona turca del Mar Nero. Le api caucasiche sono molto mansuete e gli apicoltori le allevano senza essere punti. Resistono molto bene anche alla pioggia, perché la nostra zona, devo dire, è molto piovosa.
Voglio mostrarvi un filmato. Qui vediamo la zona d Hemsin. Abbiamo una foresta molto ricca con molti tipi di fiori. Il miele è il prodotto principale della nostra regione. Vediamo che si usa la foglia di zucca per questo tipo di arnie. Con il fumo e questo sonoro si cera di facilitare la produzione del miele. L’ape caucasica viene protetta perché molto amata. Tutto lo sciame esce rilassato. Adesso il favo è vuoto perché lo sciame è uscito al completo. Questo miele viene utilizzato per alimentare le api stesse. Quando un’ape scopre una nuova fonte, porta lo sciame a utilizzarla.
Noi utilizziamo una forma circolare di arnia. Guardando dall’alto la sezione, l’ape regina si trova nella camera principale e la seconda immagine mostra l’estrazione del miele direttamente dall’arnia. Grazie

John Mathew (India)
Vengo dalla parte meridionale dell’India e rappresento una comunità di raccoglitori di miele selvatico. Alcuni sono qui con me e forse loro meglio di me potrebbero spiegare il tipo di tradizioni che abbiamo nella nostra regione quando raccogliamo il miele.
Sulla cartina vedete la parte meridionale dell’India. La nostra zona si chiama Nilgiris, a 2000 metri di altezza sul mare. La maggior parte dei raccoglitori è piuttosto anziana e appartiene a tribù che praticano un’economia di raccolta. Hanno dei piccoli appezzamenti terrieri, in genere meno di un ettaro. Comunque dipendono molto da quello che riescono ottenere e dalla manodopera di tè che offrono. Le api che si trovano qui sono le 4 tipologie del continente indiano. La maggior parte delle api produttrici è della specie Rockbee e rappresenta circa il 70% del miele prodotto. La raccolta segue la tradizione. Ci sono delle scogliere, delle rocce, dei dirupi, delle zone arboree dove vivono le api. Ci sono processi particolari che vengono svolti prima che avvenga la raccolta. Questo è un processo dove abbiamo il rispetto per l’ape. Le api sono amiche delle persone che vengono a raccogliere il miele per il proprio nutrimento. Abbiamo gruppi di persone che passano molto tempo insieme per raccogliere il miele selvatico e usano delle scale (che vedete nella foto) fatte con le liane e praticamente vanno giù per 200-300 piedi dai dirupi. Una decina di punture di api può anche mandare all’ospedale, ma il rispetto che viene portato alle api permette agli apicoltori di andare a raccogliere il miele in condizioni abbastanza sicure. Ci sono momenti in cui essi cantano canzoni e dicono alle api di non pungerli. Il problema è che le zone forestali si stanno riducendo e quindi gli sciami si spostano da una zona all’altra a seconda delle risorse e della disponibilità di polline. La maggior parte degli apicoltori ha problemi di accesso al mercato. La tradizione prima prevedeva l’utilizzo del miele come il burro. Il miele veniva scambiato per granaglie, per latte. Era essenzialmente un’economia di scambio. Oggi l’economia cambia. La raccolta tradizionale del miele avviene ancora, però non si sa più che farne, dal momento che ce n’è tanto. Noi lavoriamo con queste comunità raccogliendo e documentando le loro tradizioni, però allo stesso tempo cerchiamo uno sbocco sul mercato. L’organizzazione aiuta gli apicoltori a lavorare il miele e a produrre piccole candele con la cera d’api per avere più accesso sul mercato. Loro sanno che il loro miele e la loro cera sono veramente di grande valore. Il miele come cibo viene utilizzato molto in questa regione, viene mischiato ad altri alimenti. Il miele viene anche usato per curare ustioni e ferite. A volte si utilizza per dimagrire o per ingrassare. Le comunità raccoglitrici sono oggi marginali e noi lavoriamo con loro per mantenere ancora in vita queste tradizioni.

Kamenkov Vladimir (Bielorussia)
Vi voglio salutare a nome di tutti gli apicoltori della Bielorussia. Noi siamo tutti riuniti in un club che si chiama Le api di Bielorussia e io ne sono il presidente. Come in tutti i paesi, il miele è il principale prodotto dell’apicoltura. Abbiamo miele di ogni tipo: di lamponi, di castagno, di tiglio, millefiori. Tutta la base mellifera della Bielorussia è esposta in questo libro. Per le sue qualità salubri il miele è superiore a tutti gli altri prodotti della natura. Ha più di 300 elementi utili. Chi utilizza il miele costantemente non si ammala mai ed è attivo fino agli ultimi anni della sua vita.
Purtroppo la maggior parte della gente continua a comprare prodotti poco salubri come lo zucchero. Non c’è abbastanza propaganda per il miele. Adesso si dice che è difficile produrre il miele di alta qualità ed è difficile venderlo perché noi non facciamo abbastanza pubblicità. Io ho scritto un libro che si intitola Sua maestà il miele dove sono esposte tutte le qualità salubri di questo prodotto e tutte le regole con cui deve essere assunto.
Per fare propaganda al miele noi abbiamo creato nella nostra repubblica un museo del miele e attualmente abbiamo 31 tipi di miele da 11 paesi del mondo. Se altri apicoltori del mondo vogliono prendere parte al museo, noi ne siamo felicissimi e grati.
Devo poi dire che gli apicoltori bielorussi prendono parte alle più varie manifestazioni in Polonia, Russia, Italia, Germania e in altri paesi.
In conclusione vorrei proporvi di creare una società degli apicoltori di tutto il mondo. Sarebbe una specie di comitato di cui sono membri gli apicoltori di tutti i paesi e come presidente propongo l’apicoltore italiano Francesco Palermo. Io penso che questo comitato potrebbe lavorare come una sottosezione di Slow Food. Ancora per finire, vorrei dire che oggi a Torino ha luogo un grande congresso degli agricoltori che per dimensione può essere paragonato alle olimpiadi di Atene.
Un grande lavoro è stato fatto da Carlin Petrini e penso che gli agricoltori dovrebbero essergli grati.

Guido Giovanni (Italia)
Sono veterinario e apicoltore e collaboro con l’associazione veterinaria di cooperazione con i paesi in via di sviluppo. Siamo consulenti veterinari di Slow Food. Parlerò sulla base della mia esperienza di 6 anni in Africa (Costa d’Avorio, Congo, Etiopia). Questi sono paesi fortunati perché hanno un’ape abbastanza robusta e resistente a quello che è il problema più grosso: la varroa.
Questo è forse legato alle tecniche di allevamento che non sono intensive. Bisognerà vedere se in futuro, intensificando l’allevamento, le api manterranno ancora la loro resistenza verso la varroa, o almeno la coabitazione. Non ho mai visto utilizzare prodotti antivarroa in queste zone. Per quanto riguarda i fitofarmaci anche questi sono poco utilizzati e per quel poco anche male. Li ho visti usare per esempio come preservanti sul legno contro le termiti, che in questi paesi sono un vero problema dato che in un mese possono anche mangiarsi l’intera arnia. Io ho visto usare prodotti come il Lindano e il Fibronil. Alle volte ho visto le colonie di api morire a causa del Fibronil che era stato spalmato sui sostegni. Secondo me vale la pena focalizzarsi su queste tecniche e l’utilizzo di questi prodotti. Per esempio il Lindano, che in Europa è stato bandito, l’ho visto ancora regolarmente utilizzato e venduto dalle stesse aziende che lo producevano qui venti anni fa.
Un altro problema, piuttosto originale, è quello dei contenitori in plastica. In Africa si ricicla tutto. I piccoli produttori non comprano contenitori nuovi per il miele, non considerandolo un bene prezioso gli dedicano contenitori di seconda mano. Lo mettono nei contenitori di erbicidi, insetticidi, oli minerali. Per concludere direi che i problemi che più frequentemente ho incontrato in Africa non erano legati a residui ma a errori nelle tecniche di apicoltura ed erano la percentuale di umidità troppo elevata (quindi mieli che vanno velocemente incontro a fermentazione) e spessissimo il gusto, che aveva odore di fumo a causa delle tecniche di smelatura che fanno abbondantissimo uso di fuoco e di fumo.

Remì Vandame (Messico)
Vi parlerò del tema delle api e della salubrità del miele, anche se non è propriamente la mia specialità. Parlerò in particolare di alcuni punti. Il primo riguarda la tecnica di produzione e in che modo la tecnica di produzione influenza la qualità del miele.
Un punto molto importante per non avere conseguenze negative è non usare medicinali o prodotti chimici all’interno degli alveari. In particolare per il controllo della varroa. Dobbiamo usare tecniche diverse che non lascino residui nel miele.
Un altro punto molto importante è il fatto di non riscaldare il miele. In alcuni paesi, dopo la raccolta, il miele viene filtrato e riscaldato. Questa pratica fa perdere le qualità medicinali del miele.
Un altro punto riguarda la scelta dell’area di raccolta. Sappiamo che le api volano a più di 2 Km dall’alveare per raccogliere il nettare. In un raggio di 2 Km possono entrare in contatto con prodotti inquinati che a loro volta contaminano il miele.
Vorrei anche parlare delle proprietà principali del miele e dei prodotti apistici. Il miele è un alimento completo con un contenuto molto alto di vitamine, aminoacidi e di altri componenti necessari allo sviluppo fisico delle persone. Il miele è un prodotto batteriostatico, che significa che impedisce lo sviluppo dei batteri. Ciò è dovuto ad alcuni enzimi contenuti nel miele e significa che possiamo usare il miele come disinfettante.
La propoli è ricca di flavonoidi e perciò può essere utilizzata anche come disinfettante, soprattutto per le vie respiratorie. Un altro prodotto è il polline. Il polline è ricco di proteine e può essere utilizzato come integratore alimentare.
In Messico e in generale in tutti i paesi tropicali c’è un’ape senza pungiglione che è interessante perché ci offre prodotti molto diversi da quelli che conosciamo abitualmente.
Il suo nome scientifico è Tetragonisca Angustula. In Messico è molto comune, esiste addirittura dai tempi dei Maya. I suoi prodotti venivano utilizzati per curare la cataratta ed è stato dimostrato che il suo miele è eccezionale per curare questa malattia. Il miele viene applicato direttamente sugli occhi. Brucia molto, ma dopo alcune applicazioni porta alla guarigione.
Purtroppo non abbiamo molti dati sul tipo di elementi che permettono questi effetti curativi, tuttavia le caratteristiche dei prodotti dell’alveare sono molto conosciute e positive. Questo è risaputo.
Un’altra cosa che vorrei dire è che molti produttori di miele conoscono le proprietà del miele, ma non le utilizzano e quindi non sfruttano al massimo le potenzialità dei loro prodotti. Ad esempio il 70% dei prodotti di miele messicano viene esportato in Europa. I produttori e le famiglie messicane non li usano, li utilizzano solo per venderli. Quindi resta ancora molto da fare per promuovere le proprietà di questi prodotti. Dobbiamo informare le persone sulle proprietà di questi prodotti e sul modo di utilizzarli al meglio.

Petrosyan Kamo (Armenia)
Io sono uno zootecnico e la mia professione famigliare è l’apicoltura, che pratico dagli anni ’70. Vorrei raccontarvi le mie esperienze e cercare di spiegare quali sono i fattori che influiscono sui prodotti agricoli dell’Armenia e in particolare sul miele.
La disposizione geografica dell’Armenia e il suo clima temperato danno la possibilità di sviluppare bene l’apicoltura. L’Armenia si trova a un’altezza che va fino a 4000 mt. sul livello del mare e si stabilisce in tre fasce: la fascia di pianura, la premontana e la montana. Ciò è molto adatto per lo sviluppo delle api e per le colture adatte alle api e ci dà la possibilità di ottenere un miele di alta qualità. Per esempio a metà luglio, quando si seccano gli alveari, restano molte piccole api che si spostano e spostandosi verso altitudini di 1400 mt raccolgono miele in grande quantità. Le api arrivano in questa zona verso metà luglio quando le piante sono ancora fresche. Possiamo raccogliere un miele millefiori molto buono ma riusciamo a ottenerlo solo quando le api raccolgono da un tipo di pianta e da vari tipi di fiori. A differenza di altri paesi, l’Armenia è ricca di piante erbacee e quindi la proprietà del nostro miele è più alta, proprio grazie alla ricchezza della flora e alla varietà di zone. Tutto ciò è collegato anche allo sviluppo degli altri prodotti dell’apicoltura.
Per aiutare gli apicoltori c’è bisogno di una tecnica che tenti di migliorare gli alveari. Adesso abbiamo problemi con il trasporto dei prodotti dell’apicoltura e spero che potremo avere delle forme di finanziamento che aiuteranno la società di apicoltori armeni. Abbiamo bisogno di stabilire contatti con gli apicoltori di altri paesi. Abbiamo elaborato metodi per ottenere molto rapidamente alcuni prodotti dell’apicoltura e vogliamo condividere la nostra esperienza con altri paesi. In conclusione sono d’accordo con il rappresentante della Bielorussia e vorrei ringraziarvi per l’attenzione.

Wafula Namianya Jack (Kenya)
Lavoro per un’organizzazione che si chiama Smart Initiatives. Smart è una sigla che significa “Mobilitazione sostenibile delle risorse tecnologiche e agricole”. Noi lavoriamo in Kenya e qui rappresento l’associazione degli apicoltori Pokot. La comunità Pokot è una sottotribù di una comunità più ampia che abita la Rift Valley. Noi utilizziamo il miele sia come alimento che come medicamento. Riguardo alla distruzione dell’ambiente oggi si tagliano più alberi per ottenere legno, carbonella e quindi abbiamo un approccio diverso all’apicoltura rispetto al passato. Noi abbiamo un approccio che si basa sul programma agroforestale integrato che viene gestito in modo da comprendere il bestiame, gli animali selvatici, la vegetazione e la stessa azienda. Per esempio gli animali generano del fertilizzante per le colture degli alberi. Le api a loro volta prendono il nettare da questi fiori, dagli alberi, dalle piante, dal mais e dal granoturco.
Chi è stato in Kenya, per esempio, sa che il nord del Kenya è un po’ semiarido. Noi riteniamo che senza nessun intervento il nostro paese nel prossimo futuro diventerà deserto. Vogliamo mostrarvi un video che illustra cosa stiamo facendo nella parte nord occidentale del Kenya.
In genere gli agricoltori tagliavano grandi alberi per fare i pali e le arnie. Il nostro lavoro consiste nell’insegnare agli agricoltori a utilizzare le arnie moderne. Il miele viene utilizzato anche come medicamento e qui vedete una cerimonia in cui il neonato viene sciacquato con una miscela a base di miele. Anche la cera è molto importante perché viene utilizzata per riparare utensili.
Siccome gli appezzamenti sono piccoli, per alcune colture noi insegniamo a utilizzare tecniche di coltivazione più semplici. I coltivatori sono contenti perché grazie a queste tecniche riescono a coltivare direttamente gli ortaggi senza doverli comprare al mercato.
Per concludere il suggerimento è di cercare di identificare dei partner per aiutare i nostri allevatori e apicoltori.

Lucio Cavazzoni (Italia)
La nostra è un’esperienza cooperativa che si chiama CONAPI e significa Consorzio fra apicoltori e agricoltori biologici. È nata 25 anni fa da un gruppo di giovani apicoltori sulle colline di Bologna. Questo gruppo di giovani di cui io facevo parte era molto orientato verso la produzione agricola sostenibile e biologica e quindi fondò una cooperativa di apicoltori. Oggi abbiamo una cooperativa molto strutturata a cui aderiscono 170 apicoltori italiani, la metà dei quali sono professionisti, ossia vivono esclusivamente di questo lavoro. Vi partecipano inoltre 9 cooperative e 2 associazioni che raccolgono piccoli produttori di miele. Quindi questa cooperativa raccoglie sia piccoli che grandi produttori. Ha un unico centro di lavorazione e commercializzazione.
Questa cooperativa produce circa il 15% del miele italiano ed è presente in tutte le regioni italiane.
Il 45% del suo prodotto è biologico e certificato. Cinque anni fa la cooperativa si è aperta a produttori agricoli (non di miele) ed esclusivamente biologici per cui oggi fanno parte di CONAPI anche importanti produttori biologici di riso, cereali, olio e tanti altri prodotti.
Da circa 14 anni abbiamo iniziato a stabilire rapporti con cooperative di produttori di miele (e non solo) del Centro e Sud America che fanno parte dell’ambito del fair trade. Nel corso degli anni le relazioni con queste cooperative si sono sviluppate soprattutto per quanto riguarda il supporto alla produzione (per esempio in Nicaragua), che si esplica anche con la formazione di giovani apicoltori Centro e Sudamericani presso nostre aziende italiane. Questi rapporti sono andati avanti e non riguardano più solamente il miele, ma anche il cacao, lo zucchero di canna, l caffé, tutti biologici.
Vorrei sottolineare due aspetti al di là di questa breve presentazione.
Da sempre noi siamo impegnati sul tema della salubrità/qualità del miele per tanti motivi. Il primo è un motivo di scelta a prescindere: vogliamo produrre senza residui chimici, senza offendere l’ambiente. Queste sono le linee guida a cui ci ispiriamo anche nelle produzioni che non sono ancora biologiche.
Chiaramente ci vuole grande consapevolezza per capire gli sforzi che fanno per esempio alcune cooperative del Costa Rica nella loro produzione di banane biologiche all’interno di situazioni gestite e determinate al 100% dalla chimica dei grandi complessi multinazionali.
C’è un grande sforzo e una grande attenzione verso questa volontà di produrre in modo salubre e con qualità. Questo sforzo si è concretizzato anche in battaglie politiche importanti. Ve ne riporto una: il miele è tuttora l’unico prodotto riconosciuto e definito dai regolamenti della UE nel quale non sono previsti residui. Questo grazie anche alla battaglia molto forte contro gli industriali del miele che gli apicoltori europei hanno condotto non solo per difendere il proprio miele, ma per difendere il concetto che nei prodotti alimentari per quanto possibile non ci debbano essere residui. E proprio in queste settimane la commissione europea sta valutando se ritenere ammissibili 3 residui nel miele e un antibiotico. Un dato statistico molto importante: voi sapete che il miele, ma soprattutto la cera, trattengono per molti anni i residui chimici che vengono utilizzati nella lotta contro le malattie delle api. 10 anni fa il responsabile nell’ambito del fair trade del miele Ugo Valdes mi chiese di dare una mano per il miglioramento della qualità dei mieli delle cooperative del commercio solidale. Anche nei loro mieli c’erano residui di pesticidi. Oggi oltre il 90% dei mieli prodotti nell’ambito del fair trade è privo di pesticidi, anche se non è biologico. Ciò porta a una qualità e salubrità superiore a quella degli altri mieli che vengono importati in Europa.
La nostra cooperativa è anche un esempio importante di impresa transnazionale. Con i nostri produttori stiamo sperimentando un modo di fare impresa fissando paletti di qualità, salubrità dei prodotti e democrazia interna dell’organizzazione.
Anche per questo motivo siamo fondatori insieme ad altre 13 cooperative della Associazione Cooperativa Sin Fronteras, che cerca di costruire economie di impresa in forma cooperativa al di là delle frontiere, con i parametri che ho riportato prima.
Concludo con alcune proposte. Condivido quella già fatta sulla possibilità di costruire se non un’associazione, almeno una connessione permanente fra tutte le organizzazioni qui presenti di apicoltori.
La seconda: di fronte a un mondo che sta correndo velocemente verso gli OGM, verso i grandi monopoli produttivi e commerciali, io propongo di sottoscrivere un protocollo, un documento molto forte contro l’uso degli antibiotici, della chimica nel miele e per il supporto della salubrità del miele. Propongo inoltre che sottoscriviamo una sorta di proposta che possa avere una rilevanza internazionale, che possa essere rivolta all’Organizzazione Mondiale della Sanità, affinché sul miele e sul consumo di miele ci possa essere un supporto. E deve esserci anche un supporto alla produzione, non per proteggere i produttori, ma per il ruolo sociale e ambientale.

Manneh Aba (Gambia)
Buon pomeriggio a tutti. Vengo dal Gambia, un paese molto piccolo che inizia adesso a svilupparsi. Come ho già ricordato ieri, l’apicoltura è una priorità per tutti nel nostro paese.
Noi cerchiamo di promuovere l’apicoltura per tante ragioni. In primo luogo per il miele e l’impollinazione, a seguire per la generazione di reddito e infine perché nel nostro Paese molta gente emigra dalle zone rurali alle zone urbane e quindi dobbiamo creare occupazione anche nelle zone rurali. Perciò utilizziamo l’apicoltura a questo scopo.
Ma l’argomento del workshop è la salubrità del miele, anche in una prospettiva medica. Vorrei darvi un’indicazione di quello che è l’utilizzo del miele in Gambia.
Noi oggi produciamo diversi tipi di miele ottenuti da fiori diversi e utilizziamo sia tecniche moderne sia la tecnica della raccolta, che viene fatta anche da piante selvatiche. Questo miele ha anche proprietà medicamentose e spesso le persone lo preferiscono proprio per questo. Anche a livello governativo e ospedaliero si sta cercando di promuovere il miele, sia come alimento che come medicina. Come alimento utilizziamo il miele in quanto fonte di energia immediata oppure come ingrediente del porridge evitando di utilizzare lo zucchero importato. Utilizziamo il miele anche per apportare un beneficio nutrizionale ai neonati. Come medicina, per esempio, il miele viene utilizzato insieme a molti medicamenti tradizionali per curare la bassa pressione, il raffreddore, la febbre. Nel mio paese cerchiamo di promuovere una coltivazione organica del miele. A questo riguardo noi collaboriamo con il Ministero dell’Agricoltura affinché gli agricoltori non usino pesticidi che danneggino indirettamente la produzione di miele e le api stesse.
Se si spruzzano i pesticidi nel periodo in cui le api stanno raccogliendo il polline, queste ultime rischiano di morire. Abbiamo delle foreste comunitarie, dove le comunità allevano anche le api. Noi lavoriamo con il governo per far sì che l’apicoltura sia sostenibile in queste aree e anche perché la produzione organica venga effettuata da questi apicoltori.
Abbiamo api selvatiche che producono miele selvatico. Queste api sono molto aggressive e pungono facilmente. Per questa ragione raccogliamo di notte perché abbiamo capito che quando l’ape punge muore e noi non vogliamo ridurre il numero di api nelle colonie.
Inoltre stiamo costruendo legami con altre associazioni africane di apicoltori e nel 1997 abbiamo organizzato un seminario internazionale di ricerca sull’apicoltura. Avevamo invitato anche tutte le associazioni europee. Abbiamo anche creato la UAWA, l’Unione degli Apicoltori dell’Africa Occidentale. L’intenzione è di andare oltre, rinsaldando i rapporti con il mondo sviluppato. Abbiamo contattato alcune associazioni europee di ricerca sul miele e stiamo cercando di capire come possiamo esportare al meglio i nostri prodotti. Come Presidente dell’Associazione Nazionale di Trasformatori Alimentari del Gambia, di cui gli apicoltori fanno parte, ho interesse a essere qui per incontrare molti altri apicoltori e vedere come possiamo al meglio correlarci con loro, stabilire contatti. Penso che dobbiamo tutti riunirci a livello mondiale perché facciamo tutti la stessa cosa e cerchiamo tutti di lavorare sullo stesso mercato. Per questo abbiamo bisogno di avere un flusso di informazioni a livello mondiale. Gli apicoltori devono capire quali sono i benefici dell’apicoltura non come hobby, ma come impresa commerciale. In Gambia per incentivare questa dinamica è stata varata una legge che facilita l’apicoltura. Prima di chiudere vorrei sollecitare tutti a pensare a qualcosa per riunirci e vedere che cosa possiamo realizzare insieme.

Francesco Panella (Italia)
Sono presidente dell’Unione Italiana Apicoltori e sono socio di CONAPI e di Sin Fronteras. Credo che dovremmo fare una riflessione su questo nostro incontro. Abbiamo elementi che uniscono le comunità del cibo rispetto al modo di produrre, al modo di distribuire, agli OGM e via dicendo. Nelle commissioni di lavoro emerge un’enorme ricchezza, ma credo che ci sia la difficoltà di trovare quello che ci unisce nello specifico. Rimanendo nell’apicoltura penso che ci sia un elemento che unisce tutti gli apicoltori: ogni apicoltore ritiene che il suo miele sia il migliore in assoluto. Questo non è qualcosa di utile per costruire. Credo che per costruire si debba lavorare su alcune idee comuni e forti. Sono d’accordo con la proposta di Cavazzoni di uscire da qui con un elemento comune che riguarda noi e il tema del miele. Il primo elemento su cui sono totalmente d’accordo è il valore ambientale dell’apicoltura. Ma se guardiamo all’aspetto della massima salubrità del miele, credo che dobbiamo prima di tutto affermare che il miele patisce meno l’inquinamento ambientale rispetto alle altre derrate alimentari. Questo è un punto molto importante. Se le api vanno in un ambiente inquinato non sopravvivono e non producono. La cosa è molto diversa per gli altri prodotti zootecnici. Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che l’inquinamento del miele lo facciamo noi apicoltori.
Il secondo punto è che il consumatore non può accettare nel miele quei residui chimici che è disposto ad accettare nelle altre derrate alimentari. Questa è una cosa di cui noi ci dobbiamo fare carico e dobbiamo capire come affrontare, come migliorare, dato che gli apicoltori a volte provocano una piccola, ma significativa contaminazione del miele. Mi riferisco all’apicoltura razionale, non a quella di raccolta, che stimo e di cui so che il problema più grosso è dato dal fumo. Vi sono due tipologie di inquinamento apportato dalle pratiche apistiche. Uno è quello per cui, con la logica della Rivoluzione Verde, si è pensato di affrontare le patologie classiche dell’ape tramite la somministrazione sistematica di antibiotici. Negli ultimi 5 anni i livelli analitici sono progrediti in modo esponenziale e ogni cosa che si mette nell’alveare rimane e lascia un segno. Questo è il primo elemento di rischio di contaminazione del prodotto che non è accettato e non è accettabile per il consumatore. Il secondo elemento di inquinamento è dato da un fenomeno di bioinvasione, di passaggio veloce di specie viventi, come la varroa o il piccolo coleottero degli alveari, a cui si è pensato di porre rimedio con l’uso di insetticidi e acaricidi.
Quello che voglio affermare è che la contaminazione del miele è sostanzialmente determinata da una cultura produttiva e dobbiamo uscire da quest’ambito con un impegno perché ci sia una crescita delle tecniche di gestione degli alveari che non sia basata su presupposti errati che comportano effetti come quelli della Rivoluzione Verde.
Credo sia una sfida difficile che implica un modo diverso di gestire gli alveari, di lavorare sull’insieme degli aspetti della tecnica apistica e anche su quelli della selezione genetica, che è un altro aspetto importantissimo nella lotta alle patologie. Credo quindi che questa debba essere la nostra sfida.

Fabrizio Pignatelli (Italia)
Anch’io sono un apicoltore socio del Conapi. Vorrei parlare dell’esperienza che ho fatto in Nicaragua conoscendo l’apicoltura di quel paese. La salubrità del miele in paesi che come il Nicaragua sono molto poveri è un problema non risolvibile. Inevitabilmente la produzione del miele si adegua alle condizioni generali di quel paese. Non possiamo pensare di trattare il problema della salubrità, quindi di tecniche idonee per la produzione, in un paese dove tutto avviene in condizioni di sussistenza perché in queste condizioni è chiaro che i problemi ci sono, come è stato precedentemente evidenziato (i contenitori, la contaminazione durante la lavorazione…). Però io penso che non sia in quest’ambito che possiamo riflettere in maniera positiva.
Dobbiamo partire dal fatto che la tecnica dell’apicoltura è una tecnica del nord del mondo che nell’ultimo secolo è stata importata in gran parte dei paesi extraeuropei dovendosi adattare a culture e condizioni diverse. Le stesse api si devono adattare alle diverse condizioni di clima.
Ad esempio per noi apicoltori la possibilità di produrre il miele deriva dal fatto che le api raccolgono il nettare dei fiori in periodi limitati dell’anno anche per poter avere nutrimento in periodi in cui non ci sono fiori a causa del freddo. Nei paesi tropicali questo problema non c’è perché ci sono fiori tutto l’anno e così le api hanno dei ritmi biologici diversi.
Quindi ritengo sia inutile (soprattutto nel caso del miele) che i paesi ricchi esportino nei paesi poveri le conoscenze e le tecniche pensando di migliorarne la produzione. In Nicaragua ci sono capacità e competenze adeguate fra gli stessi apicoltori per risolvere in maniera interessante i problemi. Nel caso della salubrità del miele penso che dobbiamo parlare dei termini su cui possiamo dialogare su queste tematiche. Penso che dobbiamo tenere un collegamento generale. Inoltre noi produciamo il miele consumando energie non rinnovabili. Per condurre gli alveari abbiamo bisogno di mezzi di trasporto e per questo consumiamo energia. Quindi anche noi con le nostre medie piccole attività contribuiamo a un maggiore inquinamento dell’ambiente.
Noi dei paesi del nord e gli altri dei paesi del sud dobbiamo insieme cercare di perfezionare e favorire tecniche di allevamento con minor dispendio di energia. In questo modo contribuiremo a un minore riscaldamento del pianeta e a migliorare tutti i problemi che sono stati indicati nelle nostre riunioni di apicoltura di ieri e di oggi.
È sempre facile parlare di grandi problemi pensando che siano gli altri che se ne debbano fare carico, ma al contrario dobbiamo andare in quella direzione anche noi.
Vorrei esporvi i risultati di un’indagine che ho fatto sui costi della meccanizzazione in apicoltura fra le aziende professionali in Italia l’anno scorso. Per produrre 1 kg di miele si ha in media un consumo di 33 cl di gasolio, solo per il trasporto per andare a seguire gli alveari. Un’azienda di 200 alveari consuma circa 1500 lt di gasolio. Gli apicoltori soci del CONAPI producono in tutto 10000 quintali di miele che significa 300000 lt di gasolio per produrre il miele. Questo è un aspetto su cui dobbiamo riflettere e di sicuro non è scisso da tutte le altre cose. Anche noi siamo costretti a posizionare i nostri alveari lontano dalle nostre aziende perché l’agricoltura e l’ambiente si sono deteriorate. Penso che dobbiamo lavorare per sviluppare un’apicoltura diffusa in tutte le aziende agricole. Questo è un obiettivo da perseguire non solo a livello italiano ma anche mondiale.
Cercare di ottenere tecniche di apicoltura stanziale o comunque con il minimo grado di nomadismo.
Questo non è un discorso politico astratto o generale, ma è anche una necessità futura perché vediamo che i costi delle energie esauribili aumenteranno. Quindi anche noi come apicoltori dobbiamo ridurre i nostri consumi per migliorare le condizioni di vita su ogni aspetto.

Alberto Numez Pintos (Uruguay)
Vi parlerò di pochi aspetti della realtà del mio paese. Siamo 4000 apicoltori in Uruguay. Abbiamo una produzione di 14000 tonnellate di miele e se ne esporta l’80%. Siamo una rete di cooperative che si chiama CALAPIS che esporta circa 800 tonnellate, in particolare in Germania, Stati Uniti e altri paesi europei. I problemi internazionali sono anche i nostri problemi, come ad esempio la lotta contro le multinazionali, i problemi di inquinamento. Noi cerchiamo di ottenere un prodotto sostenibile e dobbiamo cercare di controllare il problema della varroa e della peste americana. Sono questi i due nostri problemi principali a livello di salute delle api. Abbiamo cercato di proporre una legge sul miele, una legge che è stata approvata l’anno scorso. Abbiamo formato una commissione nazionale che si occupa del settore del miele, abbiamo creato un comitato tecnico ed elaborato un regolamento delle buone pratiche nel settore agricolo.
Abbiamo poi una cooperativa con altri 11 tipi di agricoltura e produciamo un buon quantitativo di prodotti per l’esportazione. Questo gruppo si chiama La Ribera, come il nome di un antico re africano. Stiamo cercando di utilizzare delle buone pratiche per la nostra agricoltura per evitare che si trovino dei residui nei nostri prodotti agricoli.
Penso che dobbiamo organizzarci tra noi per risolvere i problemi degli apicoltori, che sono problemi comuni. Noi non possiamo risolvere i nostri problemi da soli e non possiamo risolverli se vendiamo il nostro miele a 1 € al kg. Nel 2002-03 i prezzi hanno superato i 2 € ma è stata la prima volta in molti anni e per il prossimo raccolto il prezzo scenderà di nuovo.
Non possiamo sviluppare il nostro settore con questi prezzi. Dobbiamo cercare di ottenere dei migliori prezzi per i mieli biologici e arrivare a degli accordi, anche a livello internazionale, in modo da avere dei prezzi più dignitosi per il nostro lavoro.
Noi siamo molto interessati alla proposta di un accordo internazionale per migliorare la situazione del nostro settore. Il problema degli OGM è un problema molto sentito anche in Uruguay. È un problema agricolo ma anche politico. Nella nostra società ci sono diverse realtà. La nostra è una realtà cooperativa e con i nostri sforzi cerchiamo di progredire per mantenere delle buone relazioni a livello internazionale che ci permettano di migliorare la situazione dell’apicoltura nel nostro paese. Nel mio paese esiste già un buon sistema per sapere la provenienza di un prodotto. Quando vendiamo il miele possiamo già dire ai nostri clienti da che parte del paese arriva il miele.
Voglio ringraziare Slow Food per averci invitato dato che è la prima volta che partecipiamo ad un convegno internazionale. Sicuramente c’è molto futuro in questa iniziativa.

Gil Mike (UK)
Ci è stata fatta una domanda: che cosa possiamo fare per creare un collegamento tra tutti i gruppi di apicoltori? Capisco questa domanda ma cercherò di raccogliere la sfida per creare un metodo globale valido per tutti gli apicoltori.
La mia proposta è chiedervi un nome per questo collegamento, magari “convivio degli apicoltori globali” e magari possiamo deciderlo prima che io me ne vada. Poi vorrei trovare un metodo per creare un elenco, creare un sito con tutte le caratteristiche degli apicoltori che si iscrivono. Vorrei creare questo canale per tutti gli apicoltori, un database on line dove potete mettere i dati in modo che tutti vi conoscano. Potrei anche assumermi il compito di creare e inviare a tutti una mail mensile che funzioni da notiziario. Quindi la mia prima domanda è: quale nome scegliere?
La seconda cosa è che se volete essere inclusi in questa lista potreste mandare i vostri dati alla nostra comunità. Secondo me tramite questo canale potremmo dare sostegno, consulenza e suggerimenti e mettere in comune le nostre idee.

Luis Herrera
Io sono qui oggi per sostenere quello che hanno già detto i relatori che mi hanno preceduto e mi trovo d’accordo con la creazione di una rete internazionale che riunisca gli apicoltori dai diversi paesi del mondo. Questo è importante per sviluppare meccanismi di contatto tra le varie organizzazioni. In America Latina esiste una rete che raggruppa 15-20 organizzazioni apistiche dal sud del Messico fino al Cile e all’Uruguay. Siamo tutti uniti in questa rete, però sarebbe interessante ampliare questa unione a livello internazionale e mondiale.
Questa unione è stata principalmente creata per la commercializzazione rispettando i criteri del commercio equo solidale. Ci sono 4 organizzazioni apistiche che stanno sviluppando l’idea della cooperativa Sin Fronteras ma sempre nel quadro della commercializzazione.
Una rete più ampliata ci permetterebbe di avere più peso negoziale nelle nostre rivendicazioni come, per esempio, per quanto riguarda l’uso degli antibiotici o degli OGM. Ci permetterebbe anche di avere contatti con la ricerca in campo apistico. Sostengo quindi anche le idee e le opinioni delle persone che mi hanno preceduto. E se possibile sarebbe bello formare oggi una rete, designare oggi una persona che possa coordianrla.
 
 
 Consenso privacy
Fondazione Terra Madre C.F. 97670460019 • Note legali Powered by Blulab