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RISORSE/ Globalizzazione e distruzione delle economie rurali: esperienze di turismo sostenibile
 
Rebecca Tarbotton (Svezia)
Mi chiamo Rebecca Tarbotton e lavoro per l’Associazione Internazionale per l’Ecologia e la Cultura. Ho seguito un progetto in Ladakh - una regione del Kashmir - e la nostra missione è stata quella di rinnovare e proteggere il benessere ecologico e culturale spostando l’obiettivo dalla globalizzazione alla localizzazione.
La fondatrice della nostra organizzazione è andata in Ladakh all’inizio degli anni settanta, quando il Paese divenne accessibile all’Occidente. C’era un ambiente molto vivace, con una serie di attività agricole e gastronomiche. In quegli anni il Ladakh iniziò ad aprirsi al turismo, allo sviluppo economico, ai mezzi di comunicazione e all’istruzione occidentale. L’impatto con il turismo - il turismo nel Ladakh è molto interessante, si contano circa 25000 turisti ogni anno - insieme al sistema di istruzione occidentale e ai sistemi di comunicazione occidentali, minano l’agricoltura locale e allontanano la gente dalle campagne. E questo è un processo che succede anche nel resto del mondo e il Ladakh non è un eccezione.
Così è iniziata la nostra attività, che si è basata sul tentativo di sensibilizzare la popolazione alle alternative allo sviluppo economico occidentale, dando sostegno all’economia e all’agricoltura locale. Abbiamo fondato un Centro culturale e abbiamo lavorato e stiamo ancora lavorando con le donne di questo stato, in particolare con tre donne che sono presenti anche a questa manifestazione. Io lavoro nel turismo sostenibile e il nostro approccio al turismo sostenibile è collegato a tutto il resto del nostro lavoro, che si basa sulla sensibilizzazione della popolazione del Ladakh alle alternative che possono essere seguite per uno sviluppo coerente con l’ecologia, la cultura e le tradizioni del territorio. Noi, fondamentalmente, portiamo altre informazioni al Ladakh, informazioni sui movimenti nel resto nel mondo come quello di Slow Food, informazioni sul fatto che alcune tecnologie che in Ladakh si considerano perfettamente normali - come ad esempio il compostaggio e l’agricoltura biologica – sono considerate il futuro per il resto del mondo, soprattutto per quello occidentale. Il modo in cui lavoriamo nel turismo è quello di incoraggiare i visitatori a stabilire delle relazioni con la popolazione che vive nel Ladakh, dando informazioni ai turisti per sensibilizzarli alla cultura dei Ladakhi, educandoli a comprendere che cosa significhi vivere in una società ancora basata sullo sfruttamento del terreno e incoraggiandoli a sostenere l’economia locale. Il processo di sviluppo nel Ladakh, come nel resto del mondo ha comportato una serie di conseguenze: non ci sono più giovani che vogliono lavorare in campagna e nessuno che vuole continuare le tradizioni, cosìcche la maggior parte del peso viene sopportato dalle donne sia nell’agricoltura che nell’economia in generale. La nostra opera consiste anche nel fornire manodopera ai villaggi del Ladakh per aiutare le donne. Abbiamo anche avviato un progetto di turismo collegato alle fattorie che ancora esistono e prosperano in Ladakh dando ai visitatori la possibilità di vivere per un certo periodo di tempo in fattoria. Grazie a queste connessioni aumenta lo status e lo standard di vita della popolazione locale e i turisti hanno l’opportunità di lavorare e vivere insieme agli agricoltori. Se si riesce a trasformare i Ladakhi da soggetti passivi a soggetti attivi nel turismo, dando loro la possibilità di insegnare quello che sanno ai turisti, potranno avere una posizione di maggiore partecipazione e allo stesso tempo insegnare al resto del mondo che cosa sia un futuro sostenibile, oltre a promuovere un turismo sostenibile. Quando abbiamo iniziato a lavorare con e donne, nel 1991, c’erano 15 donne che lavoravano la terra e si consideravano alla stregua di animali da soma; oggi le donne sono diventate 5000, sono assunte con il compito di sostenere la loro cultura e la loro agricoltura e il loro ruolo è decisamente cambiato. Da parte nostra, abbiamo visto che il turismo fa parte dello sviluppo sostenibile ma il Ladakh non si deve solo sostenere con il turismo, bisogna incoraggiare la popolazione a conservare anche la propria cultura.

Work Gorge (Stati Uniti)
Lavoro in California e sono orgoglioso che mio figlio continui a lavorare nella mia fattoria. Grazie a mio figlio che mi sostituisce nel lavoro in fattoria, ho potuto partecipare a questa manifestazione.
Abbiamo sentito parlare della Biodiversità. L’abbiamo persa? Sì l’abbiamo persa. Ma come facciamo a saperlo? Semplicemente perché ci sono dei sintomi. Per esempio l’erosione del terreno, la frequenza della siccità, la contaminazione delle falde, l’aumento dei problemi con le piante, con gli insetti, con gli animali, le malattie, la produzione in calo. Ma i veri problemi sono quelli della gente e la loro mancanza di capacità di correggere questi problemi. Quando noi perdiamo la biodiversità, le civiltà non possono più esistere. Nella storia noi contiamo circa 22 civiltà che sono scomparse perché non hanno saputo prendersi cura delle loro risorse. Ricordate che queste erano civiltà completamente biologiche. Qualche anno fa sono venuto a conoscenza della gestione olistica. Questo tipo di gestione implica un processo grazie al quale possiamo prendere decisioni che possono essere più valide dal punto di vista ambientale, finanziario e sociale. Questa gestione è molto semplice, ma non è facile da mettere in pratica perché bisogna cambiare e non è facile cambiare. Vi invito a visitare il sito web di Olistic Management per raccogliere più informazioni.
Come ci poniamo davanti agli effetti della globalizzazione nelle nostre fattorie?
Nel nostro caso, coltiviamo cereali per i mangimi, ma la cosa più importante che facciamo è lasciare i nostri raccolti a disposizione della fauna locale, come ad esempio i maiali selvatici e altri animali. Lo facciamo da ormai 35 anni ed è probabilmente la cosa che ci rende di più (produce ¼ del nostro reddito).
Il nostro problema è che non abbiamo strutture di trasformazione per gli alimenti e quindi abbiamo bisogno di un macello mobile. Ne stiamo attendendo l’approvazione da parte del Ministero dell’Agricoltura degli USA. Questo macello ci permetterà di passare da una fattoria all’altra per macellare gli animali.
Abbiamo anche un’attività di agriturismo che ha rappresentato un’esperienza molto interessante. Ci sono state 3 persone che hanno lavorato a questa nostra attività per un intero anno e ora abbiamo del personale che si occupa sia dell’accoglienza sia dei pasti.
Ora lo Stato ha approvato la nostra attività agrituristica e possiamo ospitare dei piccoli gruppi di persone, famiglie, ritiri spirituali e anche scuole.
Nostro figlio e sua moglie si occupano anche di fare passeggiate a cavallo; questo mi sembra un modo meraviglioso per stabilire delle relazioni con i nostri “amici” della città per consentire loro di riconnettersi alla terra. Abbiamo bisogno di tutti gli amici che ci sono poiché soltanto il 2% della popolazione si occupa di agricoltura negli USA.

Bouyouris Kostas (Creta)
Vivo a Creta, sono un agronomo e ho lavorato in un’area di grande turismo negli ultimi anni.
Quando parliamo di turisti noi non parliamo solo di noi stessi, ma anche di voi perché voi siete qui per fare una forma di turismo.
Molte persone non hanno accesso a risorse, fondi o incentivi e magari non riusciranno mai a fare del turismo, ma siccome noi siamo turisti, non pensate che quando parlo di turisti mi riferisca ad altre persone…sto parlando di voi e di me!
Durante la mia presentazione vi mostrerò di che cosa ci occupiamo. Noi abbiamo messo nello stesso calderone la gastronomia, l’agricoltura, l’istruzione dei bambini e anche il benessere della gente. Uno studio condotto in 7 paesi ha mostrato che i cretesi hanno un tasso di mortalità molto basso per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, proprio perché hanno un’alimentazione molto giusta. Ma tutto questo è cambiato ora in quanto abbiamo problemi di obesità perché l’alimentazione è cambiata.
Naturalmente si consuma ancora olio di oliva, si mangia pesce nella dieta quotidiana, uva, vino,verdure, ortaggi, si mangiano anche le lumache. E abbiamo stabilito alcune piccole unità familiari che producono conserve e anche una rete viaria che ci permette di spostarci nell’ambiente e nel territorio.
Intorno agli anni ‘70 alcuni cretesi hanno iniziato l’attività turistica e così bisognava organizzarsi per accogliere i turisti. C’era bisogno di molto più lavoro, di molto più cibo e abbiamo anche avuto una serie di problemi con i rifiuti e le scorte. È chiaro che il turismo ha portato anche sviluppo.
Abbiamo avuto un cambiamento fondamentale: abbiamo sostituito i nostri locali con delle caffetterie e così i giovani preferiscono lavorare nel turismo piuttosto che nell’agricoltura.
Questa è la situazione sociale in cui opera la nostra Associazione Mediterranea per il Benessere del Terreno. È una ONG che promuove questa equazione: terreno sano = cibo sano = gente sana
I membri di questa associazione sono agronomi, nutrizionisti, scienziati, biologi e anche insegnanti; tutti sono convinti che per stare bene non bisogna andare all’ospedale, ma starne il più lontano possibile. In questo senso, uno dei cinque progetti che gestiamo è quello di orientare i consumatori su quanto sia importante il cibo per il nostro intestino e il nostro stomaco.
Se voi vedeste una sezione dell’intestino umano scoprireste tutti i meccanismi che si occupano di estrarre i nutrimenti dai cibi. Questo succede anche per le piante che traggono i loro nutrimenti dal terreno. Nelle radici della pianta vi è il suo intestino, mentre il terreno è lo stomaco della pianta. Perciò è molto sbagliato separare il terreno dalla pianta e bisogna capire come funziona la natura, ossia attraverso microrganismi che vivono sia nel terreno che nella pianta.
Ci sono 9 miliardi di microrganismi in un solo grammo di terreno! Questi microrganismi vivono nello stesso ambiente in cui noi viviamo. Quando una pianta non ha delle radici sane inizia a sviluppare delle malattie e allora le vengono dati degli spray. Che in questo modo la ripuliscono perfettamente. Però in questo modo non ci accorgiamo che la pianta non vive più. Noi dobbiamo occuparci del benessere delle piante in un altro modo. Le piante irradiano vitalità ed energia e ciò è qualcosa che dobbiamo tenere a mente quando parliamo di cibo. Un cibo pulito non significa che sia sano.
Oggigiorno abbiamo un’industria turistica molto sviluppata che conta 32 alberghi che lavorano dal 1995. Vi sono 12 destinazioni con migliaia di persone che lavorano in questo settore e così noi possiamo sfruttare questo mercato che si è costituito a Creta. Questa è una parte del nostro progetto. Normalmente nei nostri campi venivano utilizzati fertilizzanti chimici, che arrivano a contaminare anche il mare. Così è intervenuta una politica ambientalista che ha interessato sia il turismo, sia l’agricoltura. Noi abbiamo sostenuto gli agricoltori biologici nelle vicinanze degli alberghi, di modo che potessero vendere i prodotti agli alberghi e questo ha fatto ridurre persino i prezzi: da 5€ al Kg per i pomodori, si è passati a 2.5€. Quindi ci sono stati dei grandi vantaggi, sia per gli agricoltori sia per gli alberghi. Inoltre utilizziamo un metodo che si chiama agricoltura biointensiva che favorisce lo sviluppo di microrganismi. Nel 1995 non avevamo abbastanza agricoltura biologica, e così abbiamo iniziato a coltivare la terra. Abbiamo importato un sacco di prodotti agricoli nuovi, come la lattuga rossa che ora viene coltivata anche a Creta.
Gli alberghi, da parte loro, garantiscono il consumo dei prodotti che vengono riversati nel mercato cretese. Molte nuove varietà sono state introdotte di recente e questo favorisce anche l’industria turistica che ha a disposizione nuove varietà. Abbiamo realizzato anche un progetto di compostaggio perché ci sono dei problemi anche per elaborare i rifiuti e noi abbiamo rifiuti ricchi di azoto che favoriscono il compostaggio. Raccogliamo le alghe dal mare - i turisti non amano nuotare tra le alghe - e le utilizziamo per il compostaggio. Il livello del compostaggio è elevato e la composta ottenuta viene anche utilizzata nei giardini degli alberghi.
Tutti questi progetti biologici hanno abbellito l’isola di Creta, se tutti noi potessimo produrre il nostro cibo senza affidarci agli agricoltori, questa sarebbe una grandissima rivoluzione.
Esistono anche produttori di miele. Il miele viene raccolto in agosto in Grecia e la gente può avere un reddito abbastanza consistente dalla lavorazione del miele.
Per quanto riguarda la zootecnia, l’asino cretese è una specie in via di estinzione. Gli asini vengono utilizzati anche per l’agricoltura. Con essi si trasportano i cereali ai mulini per la produzione di farina.
Negli ultimi anni abbiamo avviato ancora un progetto: la fattoria dei bambini. Noi siamo convinti che i consumi futuri dipenderanno dai bambini e che quindi hanno un potere nelle loro mani. In questo modo ci colleghiamo agli insegnanti e diamo loro sostegno e gli insegnati con i loro bambini sono stimolati a produrre i propri alimenti, studiare sui libri, prendere la terra, metterla nelle scatole, imparare a riconoscere e lavorare le piante.

Wilkinson Howard (Regno Unito)
Sono qui per parlare di un’esperienza molto diversa rispetto a quella del precedente relatore.
Fondamentalmente noi lavoriamo sul cibo locale per poi inserirlo nel turismo.
Ayrshire si trova nella Scozia centro meridionale, più o meno a 50 Km da Glasgow.
Per certi versi siamo molto fortunati perché a Glasgow arrivano circa 17 voli delle compagnie low cost e questo significa che l’anno prossimo avremo tantissime persone che arriveranno da noi.
La Scozia è famosa per l’alzabandiera, il kilt e il whiskey, ma come facciamo a trasformare tutto ciò in un prodotto turistico?
Il nostro progetto dura da 5 anni. Siamo partiti con il mercato agricolo e ovviamente abbiamo dovuto fare formazione, lavorare su internet etc …. Poi abbiamo voluto fare formazione anche per il servizio al cliente in quanto è noto che chi produce prodotti alimentari ha spesso delle difficoltà a trattare con il cliente.
Ci siamo autofinanziati rivolgendoci anche alle agenzie di governo, ma soprattutto le aziende ci hanno finanziato.
Innanzitutto vi presento il nostro mercato agricolo, quello della comunità. Noi purtroppo siamo un po’ limitati in termini di differenze di vegetali, a causa del clima e delle stagioni. Produciamo dal miele alla carne, ma sui vegetali la nostra produzione è poco differenziata.
Nel 1999 siamo partiti da questo mercato agricolo e le statistiche presentate mostrano che ora serviamo circa 70000 persone all’anno, organizziamo 4/5 mercati al mese e il turn over è più o meno di 500.000 €. Queste sono comunque cifre molto dinamiche e in ascesa.
Questo è il formato del mercato così come l’abbiamo creato in Scozia: ciascuna famiglia possiede una bancarella in cui vende i propri prodotti, ovviamente ci deve essere un veicolo refrigerato in ottemperanza alla legge. Ciò che noi dobbiamo fare è vendere i nostri prodotti (io e mia moglie siamo panettieri, alcuni altri colleghi sono pescatori, etc) e tutto viene basato sulla rintracciabilità del prodotto.
Secondo me dobbiamo focalizzarci sui prodotti autoctoni. A volte si dice che si mangiano prodotti organici che arrivano dal Kenya che è a migliaia di km di distanza, secondo me bisogna incentrarsi sui nostri prodotti per poterne trarre anche un beneficio economico.
Chiaramente per noi la diversificazione è importante come anche la relazione con Slow Food.
Prima ho parlato di servizio ai clienti e infatti come voi sapete in Scozia circola la sterlina, ma noi accettiamo anche l’Euro per compiacere e attrarre i numerosi turisti che vengono nella nostra zona.
Un’altra cosa che abbiamo fatto è stato preparare questa brochure in 6 lingue e così credo che la maggior parte di voi possa leggere cosa facciamo.
Prendendo ad esempio l’Italia, che è il paese della sensualità, penso che anche nel nostro mercato bisogna essere sensuali, e così abbiamo musiche e aromi per rendere divertente e sensuale la visita alla gente. Abbiamo anche una cucina naturale e facciamo in modo che i cuochi scozzesi utilizzino i nostri prodotti locali.
Parlando di Internet, abbiamo cercato di sfruttare le potenzialità della rete. Abbiamo un’associazione che si occupa di fissare degli standard per i mercati agricoli e ci sono 112 cooperative che ne fanno parte. Questo è il protocollo che noi dobbiamo applicare. Abbiamo creato una rete informale che riunisce produttori e fornitori. I fornitori possono essere gestori di ristoranti, hotels. Noi vogliamo che tutte queste attività utilizzino il cibo locale. Abbiamo sviluppato un programma cercando di sfruttare l’aeroporto, costruire pacchetti turistici. Abbiamo già contattato 1700 aziende turistiche e vogliamo chiaramente stimolare la domanda. Chi fornisce alimenti a questi gruppi sa che bisogna essere molto impegnati per fare un buon lavoro, senza deludere. Bisogna capire che il cibo gioca un ruolo importante, quindi le opportunità future sono quelle di integrare il nostro tipo di attività nell’istruzione e nella formazione. Abbiamo ricevuto anche dei fondi europei per ulteriormente potenziare il progetto.

Petcolva Vassislava (Bulgaria)
Vengo dalla Bulgaria e spero che nei dieci minuti che seguiranno riuscirò a presentare il mio paese, la sua biodiversità e cultura.
Molto brevemente parlerò della posizione geografica del mio paese, della biodiversità, dello sviluppo rurale e dei produttori che rappresentiamo qui a Terra Madre. Pur essendo molto piccola, la Bulgaria è uno dei paesi più ricchi di biodiversità in Europa. Abbiamo molte specie di animali e piante. Il nostro paese è popolato da molto tempo e in questo tempo la popolazione ha sempre cercato di coltivare la terra e di addomesticare gli animali. Per cui a seconda delle condizioni climatiche abbiamo varietà e razze locali. Nella storia recente abbiamo vissuto due eventi fondamentali che si riflettono sull’attuale stato dello sviluppo agricolo e rurale del paese. Nell’era socialista, quando la terra è stata nazionalizzata, sono state create grandi fattorie e aziende agricole. Recentemente, con il cambiamento politico degli anni ‘90 si è arrivati a ulteriori trasformazioni. Molti bei luoghi in Bulgaria sono stati abbandonati e se nessuno li cura andranno in rovina completamente. Per questo motivo, quando ho sentito parlare di Slow Food ho pensato che questa potesse essere una opportunità per noi per riuscire a preservare i nostri tesori culturali. Abbiamo iniziato a lavorare su alcuni luoghi e abbiamo riscoperto prodotti e tradizioni interessanti. Una di queste era la produzione di miele e quindi l’allevamento delle api nelle montagne del paese, che una associazione locale di apicoltura sta cercando di mantenere in vita.
Poi c’è il Brandy che viene prodotto nella zona centrale e qui abbiamo una varietà locale. Purtroppo le vigne sono ristrette, ma la tradizione del Brandy di susine continua. C’è anche una zona di produzione vicino al Parco Nazionale dei Balcanì centrali, e così si cercherà di abbinare la degustazione di questo brandy con delle camminate in montagna.
Per alcuni anni in Bulgaria l’ecoturismo si è sviluppato e oggi abbiamo una strategia nazionale per l’ecoturismo. Ad esempio si può soggiornare nei piccoli alberghi a gestione famigliare, assaggiare la cucina locale tipica, oppure come nel caso di una varietà locale di fagioli, si sta cercando di promuoverla organizzando fiere, concorsi, festival.

Valeria Kitzunova (Bielorussia)
Io rappresento l’associazione della Bielorussia per il Turismo.
Ci sono ancora molte incognite nel nostro paese, perché siamo uno dei pochi paesi europei senza uno sbocco sul mare e senza montagne.
Ci sono molti boschi, foreste, laghi e numerosissimi fiumi. Abbiamo un Parco Nazionale impressionante, che è protetto anche dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità.
Abbiamo inoltre dei piccoli villaggi che sono idilliaci e bucolici. Abbiamo alcuni monumenti architettonici, come questi del XVI sec.
È molto facile raggiungere il nostro paese grazie alla sua posizione geografica piuttosto comoda e abbiamo un mercato potenziale di 2500000 turisti.
I turisti hanno un’immagine della Bielorussia come di un paese con una buona ospitalità, buona cucina e paesaggi meravigliosi.
La nostra associazione è attiva da due anni. Abbiamo presentato la nostra iniziativa sui giornali, ma non mi aspettavo una tale risposta. Abbiamo ricevuto centinaia di chiamate, soprattutto dai villaggi.
Ciò significava che la nostra gente era pronta per iniziare e così abbiamo dato avvio alle nostre attività. Il nostro obbiettivo primario è dare istruzione alla popolazione agricola, poi offriamo consulenza e sostegno. I seminari che abbiamo organizzato vanno in questa direzione, ci servono soprattutto per formare teams. Nella nostra associazione promuoviamo diversi tipi di attività turistica e abbiamo iniziato una grande campagna rivolta verso i turisti stranieri. Abbiamo a disposizione anche una ventina di Bed & Breakfast.
I turisti possono essere portati a visitare un monastero, c’è il museo della Vodka, che qui è molto saporita. In questa immagine vedete la nostra tradizionale preparazione delle salsicce, che vengono cucinate a fuoco vivo. Questa attività turistica è stata molto positiva per la nostra gente.
Un’altra iniziativa che abbiamo lanciato nella nostra regione è stato invitare dei visitatori nei nostri villaggi e abbiamo preparato questo meraviglioso albero decorato. Questa è una tradizione molto interessante, che ha a che fare con il galateo a tavola.
La maggior parte dei nostri prodotti sono biologici perché i nostri coltivatori non usano fertilizzanti chamici, e cerchiamo di comunicare ai turisti che offriamo prodotti di alta qualità.
Non si acquistano prodotti nel supermercato, ma soprattutto nei mercati. Ne abbiamo 6 dove gli agricoltori possono portare i loro prodotti e venderli direttamente agli utenti.
Siamo solo all’inizio di questa attività di promozione turistica del nostro territorio, ma i nostri visitatori sono entusiasti e non si aspettavano di trovare una visita così interessante.

Marika Sundqvist (Finlandia)
Sono finlandese. Il mio progetto si chiama Arcipelago del gusto. È stato fondato nel 1996 nella regione svedese vicino a Stoccolma, nelle isole Aland tra la Finlandia e la Svezia.
La regione è di circa 400 Km tra una costa e l’altra e si parlano due lingue: lo svedese e il finlandese. Chiaramente non è facile vivere nelle zone rurali delle isole dell’arcipelago e quindi abbiamo pensato a cosa potevamo fare per contribuire alla vita sostenibile degli abitanti dell’arcipelago.
Quindi abbiamo incominciato a lavorare sul cibo e oggi il nostro progetto comprende 4 sezioni: ristoranti, artigiani, produttori e negozianti.
Al progetto, ad oggi, hanno aderito 107 persone. Lavoriamo con cibi locali e vogliamo tutelare i posti di lavoro che esistono già e ovviamente vogliamo crearne dei nuovi.
Vogliamo proteggere l’ambiente e abbiamo molti progetti di formazione per i nostri partecipanti e soci. Indiciamo anche dei concorsi per i nostri ristoranti e ugualmente per l’assaggio dei prodotti locali. Abbiamo un marchio (che potete vedere sulla maglietta) e ovviamente vogliamo seguire gli standard più elevati. Alcuni dei nostri soci producono liquori.
Abbiamo 2000 visitatori all’anno e il nostro obiettivo è di arrivare a 3000. L’idea di base è che i visitatori che vengono possano parlare con noi, così da arrivare come ospiti e andarsene come amici. Quindi abbiamo realizzato un piccolo modello di marketing. La fattoria in cui operiamo è stata costruita nel 1904 e allora si occupava di legname. All’epoca era un’attività redditizia, ma poi lo stato ha deciso di non tagliare più boschi e di renderli parchi naturali. Non potendo più tagliare gli alberi si è passati a lavorare nel turismo, anche se non siamo arrivati ancora a portare turisti nei boschi. La cosa comunque più positiva rimane la forza della nostra rete e della collaborazione e in questo modo noi abbiamo scambiato e scambiamo idee ma soprattutto prodotti con altri.

Giacomo Ballari (Italia)
Sono un produttore agricolo del Piemonte. In questi anni, oltre a condurre un’azienda agricola dedita alla produzione di latte e miele nella provincia di Cuneo, sono stato chiamato a rappresentare anche i giovani di Coldiretti a livello nazionale. Vi voglio raccontare parte della mia esperienza aziendale locale. La mia è una piccola azienda. Senz’altro non avrebbe avuto possibilità di sviluppo su quello che è un mercato di prodotti convenzionali o comunque globalizzato. Quindi l’idea è stata di orientare la mia impresa alla trasformazione e vendita di prodotti, cercando di creare un rapporto stretto e forte con i consumatori.
Questo perché sono convinto che nel processo di globalizzazione che stiamo vivendo, l’arma vincente per la nostra agricoltura, per i nostri territori, potrebbe essere quella di una produzione di qualità con un forte legame con il territorio, con la cultura e le tradizioni.
Quindi ho orientato la mia azienda in questo senso, ma insieme alla mia organizzazione stiamo anche lavorando per riuscire a creare una rete tra le aziende che fanno vendita diretta.
Negli ultimi anni stiamo cercando di realizzare una rete che ci dia la possibilità di costruire un progetto forte legato al turismo rurale. Sono convinto che questa possa essere una grande risorsa per le nostre imprese e i nostri territori, ossia riuscire a sdoppiarsi, costruire un percorso che ci permetta di superare quel tipo di turismo che io chiamo “il turismo dei non-luoghi”, nel senso che in qualsiasi parte del mondo andiamo, troviamo le stesse cose con le stesse caratteristiche, le stesse strutture e gli stessi alimenti. Dobbiamo provare a costruire un percorso diverso che sviluppi delle proposte turistiche strettamente legate al territorio e alle produzioni del territorio. Abbiamo in questo senso costruito una rete tra imprese che fanno vendita diretta di prodotti di qualità, che fanno agriturismo, che fanno fattorie didattiche ed educazione alimentare.
Stiamo iniziando a portare avanti una serie di iniziative per promuovere questa rete di imprese anche all’estero e a far conoscere ai canali del turismo internazionale un’offerta diversificata.
Credo che tutti insieme dovremmo impegnarci su alcuni ostacoli che abbiamo di fronte per sviluppare un percorso di questo genere. Intanto l’esigenza di riconoscere alle imprese agricole tutta una serie di funzioni che spesso le legislazioni nazionali non riconoscono. Sono convinto che le imprese agricole abbiano un ruolo cruciale sul territorio rurale: possono produrre ma anche offrire servizi turistici, servizi di mantenimento del territorio, svolgere tante attività.
Credo che nell’ottica di dare delle opportunità di sviluppo alle piccole imprese ci sia l’esigenza che insieme riusciamo a portare avanti un movimento culturale che dia la possibilità di riconoscere il vero ruolo che le imprese agricole possono avere.
La seconda cosa, che deriva dall’esperienza che noi stiamo vivendo, è riuscire insieme a creare delle reti di imprese che vogliano intraprendere questi percorsi di vendita dei prodotti e soprattutto di offerta turistica. Reti locali ma con collegamenti internazionali!
Sono poi convinto che tutti insieme dobbiamo fare un ragionamento sulla formazione, sugli aiuti che dobbiamo dare ai giovani perché possano ancora scegliere di portare avanti attività nell’area rurale. Questo è essenziale. Troppo spesso si sente parlare di sviluppo rurale e sviluppo dei nostri territori e troppo raramente vedo azioni concrete per far sì che i nostri giovani possano crescere, formarsi e scegliere di fare questo all’interno di queste aree. I giovani sono il futuro e la garanzia di avere un futuro. In definitiva dobbiamo insieme ragionare per mettere in campo tutti quegli strumenti. Slow Food lo sta facendo egregiamente anche per quanto riguarda le produzioni, perché il territorio, di cui come agricoltori siamo i detentori sia in termini di proprietà ma anche in termini di attività, non venga utilizzato da altri per fare business, ma possa essere messo a frutto da tutti noi per garantirci uno sviluppo e un’entrata economica che favoriscano la permanenza sul territorio di imprese rurali e quindi la possibilità di un futuro di sviluppo per queste aree.
 
 
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