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RISORSE/ La scommessa africana
 
Ettore Tibaldi
L’argomento è appassionante e non è semplice. Si tratta di tener conto dello stato attuale di uno dei continenti più interessanti e più complessi del mondo: l’Africa.
Dobbiamo tener conto del fatto che il cibo è in Africa una grande ricchezza di quel continente; è un grande problema. Il cibo che c’è, e soprattutto quello che non c’è, è uno degli aspetti principali della geopolitica africana.
Anche nelle abitudini più comuni si trovano nette differenze tra i costumi alimentari delle metropoli africane e quelli degli ambienti rurali, ma ancora partendo dalla sponda meridionale del mediterraneo e scendendo attraverso il Sahara fino all’Africa del Sud, la sequenza dei climi comporta la sequenza di vegetazioni diverse. Si attraversano due grandi deserti, due immense zone di transizione verso la foresta. E dentro questo grandioso scenario fatto di esagerazioni, come l’altezza delle montagne o quella delle cascate, troviamo una serie infinita e complessa di abitudini alimentari. Saperi e sapori che rappresentano in questo una delle vere ricchezze dell’Africa.
Buon lavoro a tutti, soprattutto nel senso comune a Terra Madre, soprattutto nel tentativo di superare anche qui, anche per l’Africa i luoghi comuni.
In questo caso i luoghi comuni sono quelli a cui ci hanno abituato le cattive campagne di informazione, abituandoci a scenari costituiti solo da bambini che soffrono la fame o da guerriglieri vestiti e armati come rambo, come unico argomento per fare politica.
Noi vogliamo insieme costruire delle ipotesi nuove, la più importante delle quali non è elaborare un discorso politico né scientifico, ma costituire a partire da adesso la possibilità che è quella del contatto diretto tra le comunità del cibo e le comunità locali. Contatto diretto che inizia qui. Terra Madre come tutte le madri serie vi lascerà, vi abbandonerà al vostro destino perché siete diventati grandi, e voi continuerete a restare in rapporto.

Abel Rakotonirainy (Madagascar)
Vengo dall’isola del Madagascar, che si trova al largo della costa est dell’Africa. Il Madagascar è la quarta isola più grande del mondo con circa 600000 Km2.
Ci sono differenti climi e l’isola è ancora ricoperta sulla costa est da un corridoio di foresta che va dal nord al sud e che definisce il clima e le differenti culture, i vari sistemi agricoli e anche le abitudini alimentari della popolazione. Il nostro tema qui riguarda la sfida Africana per le risorse.
Per il caso del Madagascar, il più grande problema è la degradazione ambientale, lo sfruttamento eccessivo o la distruzione di risorse naturali. Infatti, le tecniche d’agricoltura tradizionale si sono basate sul disboscamento mediante il fuoco per estendere le zone di coltura. Quale è stata la conseguenza? Il clima è cambiato molto e ciò ha influenzato negativamente la produzione e l’alimentazione delle zone di coltura. Così ci sono delle zone quasi completamente desertiche nel sud dell’isola, mentre c’è uno squilibrio sulla costa est. Nel centro c’è abbondanza di alimenti, soprattutto di riso, mentre sulla costa sud e ovest c’è stata una certa peste che ha colpito i tuberi, soprattutto la patata dolce e tra i cereali il mais.
Il nostro primo obbiettivo, come ha sottolineato il nostro Presidente della Repubblica, è quello di mantenere la copertura forestale ed estendere le zone protette mediante parchi e riserve nazionali su 5000000 di ettari. In questo modo si preserva la flora e la fauna del Madagascar e soprattutto l’alimentazione. Ciò per assicurare l’alimentazione di tutta la popolazione malgascia.
Quest’anno la nostra produzione risicola raggiungerà 2500000 ton di riso e si è dovuto importare ancora 200000 ton di riso per supplire alle carenze.
Riguardo alle risorse naturali e la differenziazione delle risorse alimentari vi parlo del riso, perché noi come membri Slow Food siamo venuti qui per far conoscere il riso rosso del Madagascar, che è un riso indigeno, con alti valori nutrizionali e che purtroppo è quasi scomparso tra le colture tradizionali del Madagascar in quanto si sono adottate delle varietà più produttive, ma che sono meno nutritive del riso rosso indigeno.
Allora sarebbe necessario ridiffondere il riso rosso per garantire una migliore nutrizione alla popolazione e in secondo luogo per far conoscere al mondo intero un prodotto di qualità e dai valori nutrizionali adeguati. Il riso rosso viene tradizionalmente dato ai bambini che soffrono di diarrea e agli anziani che hanno problemi da vitaminosi poiché è ricco di vitamina A e ha anche una capacità di ridurre il colesterolo. Ma la preservazione delle risorse naturali e delle abitudini alimentari dell’isola su cosa si basa? La specificità della cultura africana è che essa, per la trasmissione, si basa sulla comunicazione orale. Quindi nel quadro della ridiffusione del riso rosso noi abbiamo messo in opera e abbiamo dimostrato che può funzionare lo sviluppo di tecniche per una migliore produzione del riso rosso, senza degradare le risorse naturali. L’importante è assicurare un transfer di conoscenze e capacità, di cultura e di agricoltura seguendo i modi tradizionali del mondo rurale attraverso un effettivo trasferimento da coltivatore a coltivatore.
Questa è la migliore soluzione che abbiamo individuato al posto di inviare gente esterna dalle comunità per apportare le tecniche, poiché sovente c’è un certa chiusura delle comunità o degli stranieri. Una delle grandi sfide è quella di far ottenere l’acquisizione delle tecniche a ciascun produttore, di ciascuna filiera e comunità. Quali sono i risultati che noi abbiamo ottenuto da questo sistema? Con questo sistema ogni produttore è autosufficiente per nutrire la propria famiglia e ogni comunità ha sufficiente nutrimento senza dover ottenere prodotti da altre comunità vicine o lontane, e infine che ciascuna comunità possa ottenere un surplus per assicurare un’entrata sostanziale a ogni produttore, al fine di poter acquistare gli altri prodotti di cui necessita.
A questo punto il surplus ci permetterà di esportare non soltanto verso le altre comunità, ma anche per far conoscere al mondo la specificità del prodotto malgascio.

Moderatore Tibaldi
Vorrei sottolineare due aspetti degli argomenti trattati. Voi sapete che la sicurezza alimentare è molto legata alla sovranità alimentare. Quindi è molto importante che una risorsa genetica antica e originale, come il riso rosso del Madagascar, sia gestita dalle comunità che coltivano questo riso. Questo è il nucleo della sovranità alimentare legato alla sicurezza alimentare. Non esiste sicurezza puramente agronomica o alimentare se non è legata alla sicurezza sociale, alla dimensione di tipo partecipativo della società.
Particolarmente benvenuto questo contributo perché nella geografia dell’Africa il Madagascar si è staccato dall’Africa nella lontana preistoria e oggi vive come una sorta di mosaico di ecosistemi di tipo africano.

Feyissa Regassa (Etiopia)
I am from Ethiopia. With this very short time I would like to make some point regarding some problems concerning Africa in general and how Africa looks like. First I would like to start with the brief context of problems Africa faces. I can put within two levels: the regional one, which involves the local and the national level and at the opposite side the challenges Africa faces at the global level. As many of you know Africa still suffers old day wounds that are not yet laded. So many ill wounds are coming from all sides, all Africa’s body. And it makes us deeper and deeper to feel the pain and I know there are many and many who still feel the pain of Africa. We have problems at regional level. The summary of problems is the following: We have problems in governance, in stability, in war, conflicts, we have problem in environmental degradation. I am not sure Africa’s agriculture, Africa’s entity, Africa’s content is really understood. I am not sure to what extent (and from my experience) many know how Africa looks like except the pictures that white leaders distribute and for which we are labelled for. Africa is a land of diversity, land of complexity and a land of so many resources which really deserve the payback and which unfortunately regardless Africa’s weak voice has not come to the level that contribution is recognized or understood. So, we have agricultural systems. I am not sure to what extent Africa’s agricultural system is understood.
Externalities used to dominate right from the time of colonialism. They eventually ended up disrupting entire systems is what makes Africa suffer today. How many of us understand at all levels how Africa’s problems and how agricultural systems look like? It has not been understood even at the global level. We have so many intergovernmental arrangements. Africa didn’t have any sound voice. We all know that in thematic areas Africa comes simply as an element of the topic in terms of poverty, wars and loss resources. Accountability is not there? Who and what is the cause of the loss of resources, the cause of war, the cause of instability is never mentioned. This is how we look like locally. And on top of this, because of externalities and disruption, we have now displacement and disorganization which contributed to such a rational of population increase in certain pockets. Africa is a large continent. I am not sure Africa suffers population increase. I leave this to those who know or are well informed. But imagine to add new points where we are restricted and concentrated so that it caused so much of what Africa is known for: famine, poverty, war.

In those such rated points we loss all resources, the system has been disrupted and the way out is narrow or doesn’t exist. No mobility, no shifting. Externalities decide the way we live, the way we shift. Sometimes it is not true that the nature of the problem Africa is in is well understood. This is my information of the way I see.
We deal now with the global level. Africa is isolated. It is not true that Africa is in the system. This could have been a contribute from our cultural entity. Maybe our culture and the practice and the way of lifestyle may not be able to penetrate in other global or universal community. But still, regardless all that, Africa had a voice. In which form? This is really a critical situation in which we are in when we are thinking in terms of human rights, humanity.
Africa is in a problem now. The trade arrangement, the trade argument, the new coming style of relationships in term of free trade arguments, where Africa’s farmers cannot even harvest their product and there is no incentive to produce and the market is only restricted to big guys and to good fighters (i.e Cacao, Cofee…) still we have blamed to be poor. Those guys of the last centuries of colonial disruption will never put into a level as accountability.
We need respect, and we need also understanding african system and culture and we need the recognition of the Africans’ role to decide for themselves. This is what we lack.

Nubadigi Reibe (CIAD)
Bonjour. Le répresentant du Ciad qui devrait intervenir n’est pas là, je vais prendre la parole à sa place pour vous parler de la situation du Ciad. Le Ciad est un pays qui a connu la guerre pendant plus de 30 ans, une guerre qui a déstructuré le système agricole qui existait. Durant toute cette période les populations se sont alimentées avec les ressources naturelles, vivaient sur la cueillette: il y’a en qui ont mangé les chenilles, les insectes, les ignames sauvages pour survivre. Ces populations se sont arrangées pour s’alimenter avec les produits de la nature mais il n’y a aucune structure dans notre pays qui s’occupe d’étudier ces produits, leurs caractèristiques, leur valeur nutritif. Je suis ici pour vous raconter notre sistuation et pour demander une aide, il faudrait que ceux qui connaissent mieux ces produits puissent aider le Ciad. Je suis venu ici pour demander assistence et une collaboration afin de crèer une base d’etude sur ces aliments.

Fru Ngang Francis (Costa D’Avorio)
Bonjour, je travail pour l’INADES Formation (Institut Africaine pour le Développement Economique et Sociale ), une ONG panafricaine. Nous avons des équipes opérationnelles sur 10 pays en Afrique. Le siège de l’organisation se trouve à Abidjan, notre domaine de travail c’est le développement rural. Nous utilisons une approche que nous appelons “d’accompagnement de dynamisme organisationnel paysans” et à cet effet nous sommes représentés ici par une délégation de plus de 20 organisations paysannes en provenance de différents pays la où nous travaillons et qui sont engagées dans différentes filières de production et de commercialisation et qui sont aussi engagées dans les projets de protection et de conservation de la biodiversité et d’autres éléments qui on trait au question de développement rural. Donc j’avais ciblé d’abord ma première innervation sur un exemple, mais vu la diversité de nos activités, ce que nous avons préfére faire c’est de présenter quelque chose de plus global. Les représentants de ces organisations paysans sont ici présentes, certains ont mis des échantillons des produits dans lesquels ils travaillent sur la table là-bas, vous pouvez aussi visiter mais aussi vous pouvez contacter les représentants des organisations paysannes pour avoir de plus ample informations par rapport à chaque cas dans lesquels ils sont engagés. Pour notre part nous allons essayer de faire un petit diagnostique de la situation de la sécurité alimentaire en Afrique et donner notre position institutionnelle sur cette question et peut- être donner un aperçu de sur les differents models que nous utilisons pour notre travail sur le terrain dans l’accompagnement de cette dynamique paysanne. En Afrique la faim augmente malgré que la production aussi des produits vivrières augmente; cette situation est peut être du a la monétarisation egoìste des ressources alimentaires et la course tout azimut au profit. Cela est au détriment des valeurs africaines de partage de solidarité alimentare, de connaissance et de savoir traditionnels qui conduisent généralement à la polarisation sociaule-économique croissante, le pillage des ressources, la piraterie de savoirs et des connaissances africaines, l’appauvrissement du monde rurale africain. La conséquence globale est l’aggravation de la situation de la sécurité alimentaire la tragédie alors est que la domination de l’industrie alimentaire par des multinationaux et la compétition déloyale réside dans le fait que l’accent est mis sur les technologies et sur le profit et ce système renforce davantage et impose nous voulons le dire la faim. Mais à notre avis l’histoire démontre que les changements structurels en ce qui concerne l’accès à la terre, la maîtrise de l’eau, la valorisation des pratiques traditionnelles de nos parents peuvent contribuer valablement à réduire la faim en Afrique, résoudre la problème de la sécurité alimentare. En effet les ressources agricoles et biologiques endogènes sont d’une importance vitale pour l’économie, les cultures, l’environnement, la sécurité alimentaire et les moyens d’existence de l’Afrique sub-sahélienne et en particulier des petits producteurs. C’est pourquoi INADES formation est en partenariat avec les organisations paysannes et met l’accent sur le développement participative de nouveaux technologies et méthodologies agroecologique de production et de mise en marché des produits agricoles qui privilégient le rôle et le droit des petits producteurs. En effet les potentialités africaines en matière alimentaire sont énormes, nous n’allons pas citer, tout peut être suffit-il de vous donner un aperçu sur ce que ceux qui sont représentés ont apporté à vous montrer. Ce sont des producteurs d’arachide, le mais , le manioc , les oignons l‘igname , le fruit de passion, l’anarcade, le sorgho brassicole, les fourmis, le chenilles et l’échantillons de la diversité de ce que produit l’Afrique que, si on la valorise pourra contribuer à résoudre la crise alimentaire en Afrique.
De la situation et de la production agricole en Afrique cette organisation paysanne commence déjà à prendre de nouvelles responsabilités en amont et en aval des filières agricoles. Mais d’une manière générale les tentatives d’organisation de ces petits producteurs agricoles sont jalonnées des contraintes et des menaces de manque de financement, la faiblesse des moyens techniques l’hostilité de l’environnement, les difficultés d’accès aux moyens de productions, la non maîtrise de l’eau, la dérégulation des forces du marché, le désengagement des états africains dans le secteur agricole et vivrière en particulier l’invasion des produits agricoles importés surventionés qui concurrence de façon déloyale les produits qui sont sur place mais surtout les politiques agricoles de nos pays differents qui ne favorisent pas l’échanges des produits agricoles dans le continent africain. Dans ce paysage, Inades formation essaye de faire un certain nombre de choses basées sur la conviction que pour la survie de l’humanité il faut préserver les ressource génétiques, les ressources naturelles et promouvoir l’équité sociale. Alors Inades formation a quelques modèles sur lesquels travailler pour promouvoir ces differents valeurs, c’est d’abord le modèle de la gestion communautaire des ressources naturelles et l’un des groupes que nous accompagnons - l’Union des Groupements de Tanlili - a gagné le Prix Slow Food pour la Biodiversité.
Le deuxième modèle que nous utilisons c’est le modèle de la production et la mise en marché des produits agricoles par les exploitants agricoles. Le troisième modèle c’est le fond de solidarité pour le développement. Ces trois modèles se complètent alors pour donner lieu à un développement durable au niveau de nos village en Afrique puisque je parle des problèmes de sécurité alimentaire en Afrique. Je préférerais m’attarder sur le model de mise en marché des produits agricoles , ce dernier model est fondé sur une nouvelle solidarité entre la campagne et la ville, les intérêts des consommateurs se rapprochent de ceux des producteurs. Pour ces derniers ils s’agit d’assurer un débouché à leurs produits agricoles à un prix rémunérateur, pour les consommateurs il s’agit de pouvoir disposer de produits alimentaires de bonnes qualités à un prix raisonnable; le but est de contribuer alors au renforcement de la sécurité et la souveraineté alimentare. Nous insistons su la souveraineté alimentaire pour dire que c’est une question de justice sociale et le droit de tout être humaine d’avoir accès au repas ou à la nourriture. Pour cette question nous essayerons donc de soutenir et de susciter la création des conditions nécessaires pour une grande productivité des petits producteurs, leurs compétitivité sur le marché et une rémunération juste et équitable de leur travail. Nous appuyons aussi l’organisation des petits producteurs en entité sociaux professionnel pour la collecte et la mise en marché des produits agricoles capable de défendre leur intérêt et leur droit en troisième lieux; nous essayerons de promouvoir le commerce entre les pays africains c’est à dire d’exporter d’un pays à un autre des produits agricoles, d’exporter d’un pays déficitaire à un pays qui a un surplus.
Les résultats que nous avons jusqu'à ce stade sont intéressants parce que non seulement nous avons pu augmenter la production au niveau des villages, mais les paysans aussi ont pu gagner beaucoup d’argent en produisant les produits vivriers. Atravers cette production ils ont pu survenir à leurs besoins en terme d’éducation d’enfants de santé, de construction d’habitat. Les paysans sont présents, vous pouvez vous rapprocher d’eux; nous pouvons nous rencontrer, je vous remercie.

Moderatore Tibaldi
Ringrazio molto questo oratore che ci ha ricordato da un lato la dimensione delle vere ricchezze dell’Africa, che sono le risorse endogene. Dall’altro la dimensione agroecologica, cioè una dimensione che lega le questioni relative alla produzione di cibo con le questioni relative alle risorse ambientali, ai limiti e alle sfide che l’ambiente pone.
Molta solidarietà va rivolta alle comunità del cibo e rurali africane. Soprattutto pensando che nella maggior parte dei centri sviluppati del pianeta gli agricoltori sono pesantemente sovvenzionati. Mentre agli agricoltori più poveri si dice solo: “Contate sulle vostre forze”. Questa è una delle più drammatiche ingiustizie del pianeta.

Munie Nahlak (Egitto)
I am Egyptian. I work for a private company of consultancy in environmental international quality.
It has worked in sustainable development for the past 20 years. From the revenues it has made it has invested them in the oasis of Siwa for sustainable development.
The investments started in 1995 and a certain relationship with the local, with the siwers, has been established. Siwa is an oasis, the largest oasis in Egypt with a surface of about 1.1 Km2. It’s 70 km from the Lybian border and to travel from Cairo to Siwa it takes about 8-9 hours. It has a population of about 23000 and this population comes from 11 main families. The first road to Siwa was paved in 1983 but it is important to know that ages ago, Alexander the Great crossed the desert to meet the oracle in Siwa. Siwa has a unique natural environment with a lot of cultivated areas. It has over 230 natural fresh water springs. Without water there is no oasis. It is surrounded by the desert from everywhere. What are the challenges facing the oasis? There are two main challenges: one that has to do with water management and the other with agriculture. Agriculture challenge has two subcomponents. The first has to do with abuse of farmers by large outsiders traders. Those mostly come from Alexandria. The second is that nobody in Siwa realizes the benefit of organic agriculture. Siwa may be the largest organic farm in Egypt.
Why water management is a challenge? Before the ’70 fields were only irrigated by natural springs water. Then they imported new technology of digging new wells. That was imported from a sister oasis in Egypt. Farmers found very easy to dig wells and everybody started digging wells and that increased the water in the oasis making a problem for the drainage of water. By the 1990s the government and public companies decided to dig deeper wells and those new wells have reached the deep aquifers of the oasis that feed to the shallow wells. By doing that incredible amounts of water are coming out, non renewable water. That water is hard for drainage. It takes the salt from the land and it goes into a lake. The lake is raising, salinity is increasing and eating the borders of the land. So they started doing water bottling companies. It is excellent water to drink but it is not renewable. What is the size of aquifer? We don’t know. So that’s the challenge. Now we thought of different way to overcome the challenge.
I think we can find a solution in the product: what can distinguish the agricultural product irrigated by natural springs and those that are irrigated by the deep waters, deep wells. There is a price differentials that can motivate people only to use natural springs. Coming to the Siwa as an organic farm. Agricultural is the primary source of livelihood. About 70% of the Siwers are farmers. They plant two main things: olives and dates. It has about 700000 date palms producing about 80000 ton annually of dates. So, how are the farmers abused? The farmers are financially constrained like everyone else in Africa. The traders come, they buy the product at a cheaper price than it would be in the market. Now imagine the farmer cannot be in the quota he agreed to before with trader. So he has to buy the differential of the quota outside at the market rate which is 2 or 3 times higher than what he had. If this happens for two or three time farmer has to sell his land. Chemical fertilizers are starting to be introduced. Why? Because there is poverty. They tell you should introduce fertilizers because it will increase your yield, you should think of growing vegetables, etc.
And because there is no awareness and no marketability of their products, the products are not certified, they find very hard to certify and they are finding too hard to market them. What the consultancy has just initiated in doing to overcome these problems is taking steps to certify the lands, market the dates and olives as well as to find alternatives financing schemes. But certifying the land costs a lot of money and to market is not easy. However we are on way and we try to overcome the challenges.

Moderatore
Molto suggestiva l’idea di un’oasi che possa diventare un’isola di agricoltura sostenibile. Certo la possibilità che l’agricoltura sostenibile possa coesistere con quella industriale costituisce un bel problema. In ogni caso, qualunque situazione isolata è già una risorsa importante. Se l’isola di Creta, per esempio potesse rimanere una zona in cui i pesticidi sono praticamente assenti. Se le grandi distese del Sahel in cui, come qui nel deserto libico, non hanno avuto le risorse sufficienti a comperare quelle delizie della società industriale che si chiamano pesticidi, allora questa è una delle possibili ricchezze e prospettive di sviluppo per l’Africa.

Atanasa Acpoy (Benin)
Sono il presidente di un’organizzazione di produttori agricoli, ho portato qui una delegazione di 5 comunità di produttori e produttrici agricoli del Benin. Ho chiesto di intervenire per portare una piccola comunicazione riguardo al pericolo che rappresenta oggi lo scenario internazionale per lo sviluppo delle piccole comunità a cui apparteniamo. Cercherò di essere il più concreto possibile.
Stanno per essere attuate una serie di regolamentazioni sul pretesto di favorire lo sviluppo dell’economia del paese. Ad esempio, nel caso della filiera del cotone, ci sono voluti decenni e decenni per abbattere la minaccia che pesava su questa filiera. Oggigiorno la filiera del cotone, l’unico prodotto che noi esportiamo nell’Africa dell’Ovest è minacciato fortemente dalle regole dell’OMC.
Quindi, l’OMC, la globalizzazione sono veramente in favore delle comunità di base? Questa è la domanda che vi pongo.
Il secondo elemento riguarda il rapporto con i regolamenti dell’Unione Europea. Il regolamento del 2002 afferma che a partire dal 2005 nessun prodotto non sarà messo sul mercato internazionale se non si sarà sottoposto a certe norme.
Dunque, come possiamo fare perché il più piccolo dei produttori di manioca di una regione dell’Africa possa comunicare con il mondo?
I produttori di gamberi hanno dovuto sospendere l’esportazione, l’anno prossimo toccherà al cacao della Costa d’Avorio, al cotone, e tutto ciò che è agroalimentare sarà minacciato.
Allora io mi appello alle nostre capacità di africani nel ricercare delle soluzioni per inventare delle soluzioni che stimolino lo sviluppo, questa è la sfida che ci viene imposta.

Vidi Kala (Togo)
Io sono rappresentante delle 4 comunità Togolesi venute qui.
Dopo la conferenza di Rio del 1992 la terra appare come un villaggio globale e penso che Terra Madre sia una concretizzazione di questo e va anche più lontano perché a Terra Madre noi vediamo che tutta l’umanità è un’unica famiglia. Ho chiesto la parola per parlare della scommessa Africana.
È vero che l’Africa ha molti problemi: fame e nutrizione, problemi di malattie e soprattutto di governance e per questo abbiamo molte sfide da intraprendere. Alcuni hanno sottolineato l’aiuto di cui abbiamo bisogno per intraprendere queste sfide. Io penso che se noi contiamo soltanto sull’aiuto, allora rimarremo lontano dal risolvere i nostri problemi. Noi dobbiamo coltivare l’idea di sviluppo personale, della famiglia, del villaggio e del continente. Per far ciò dobbiamo conoscere il nostro ambiente, organizzare e gestire le nostre risorse e soprattutto creare delle comunità forti che vogliano svilupparsi. Bisogna creare delle reti di comunità al fine di avere organizzazioni capaci di difendere i nostri diritti. Tutte le organizzazioni che si sono già sviluppate sono capaci di difendere le idee e fino a che noi non organizzeremo associazioni forti in Africa, allora non potremo difendere i nostri diritti. L’aiuto. Noi abbiamo già beneficiato di molti aiuti in Africa, eppure gli aiuti non hanno risolto i problemi perché il nostro modo di governarci non ci permette di utilizzare gli aiuti . Quindi allo stato attualmente, anche l’aiuto che potremmo avere non lo possiamo utilizzare. Quando saremo già sulla via dello sviluppo, quando saremo già costituiti in comunità con degli obiettivi chiari, sarà allora che l’aiuto potrà servirci come carburante che ci farà progredire.

Moderatore Tibaldi
Molti sanno già che rafforzare le comunità locali è una delle condizioni per lo sviluppo. Molti sanno anche che questa parola così diffusa può essere meglio precisata. Qualcuno accusa questa parola di coincidere troppo con quella di crescita e quindi che sarebbe meglio pensare ad uno sviluppo diverso. E da lì nascono parole nuove come ecosviluppo, sviluppo sostenibile. Ancora questo non basta. Serviranno delle esperienze, serviranno intuizioni creative per inventare delle cose che corrispondano a questa speranza che ancora qualcuno chiama sviluppo.

In aggiunta (domande e consigli)
Richard Emanyo (Uganda)

I wanted to add my voice to what the current speakers told us about the problems faced by agricultural system in Africa. In Uganda we had a low government spending in agricultural sector for quite a number of years and this is due to a certain number of problems. One of the biggest challenge we have in Uganda is that our budget rely on the donor support and, as you know, there are also some stringent donors’ conditions attached to our budget. Our priorities in Uganda do not focus in agriculture. The main objectives of Uganda government include water, rural road, health, primary education. I want to share with you some experiences of activities in Uganda that, in spite some of problems I have mentioned, show how we are trying to ensure that we are fighting hunger in the country. The pictures on the screen present the mobilization program. The local leaders mobilize population to do production. The leaders monitor the activities of farmers (in this case for the production of pineapples!)

Nicholas Quami (Ghana)
I am representing Cocoa cooperative in Ghana. From the presentations made so far I think I want to make two observations to share with you. About the first, we are talking about resources and how Africa can use its resources for the development. I think one think has come to light. That is, if you want to get the development, if you want to go ahead with development in Africa there is one thing that we have to really take critical look at. That is the formation of cooperatives.
I think many people are representing cooperatives or different farmers’ organizations. I think this is a first step toward development. Now my contribution, or advice, is that we strengthen these local groups to the extent that we are able to take up some of this manufacturer activities. Yesterday some people came from Japan to learn how we are going with the development. Through the cooperatives they have been able to set up other organizations which also helped them to develop themselves. My second contribution is about financing. What I want to say is that we know the Europeans are trying to help us to develop ourselves to some extent. But if you want to give a critical look at it we could say they are about helping us in term of development. So my idea is that once one of these financial organizations are giving funds for the development of the farmers or of the african countries, they have not to look to the NGOs. The first example that I cited shows that we, the farmers, are capable of developing ourselves. For this reason, any sort of assistance should be channelled through these farmers’ cooperatives without intermediates that can satisfy their own interests before giving the funds to the farmers. In conclusion, the farmers, as we have organized ourselves, should be ready to accept whatever assistance that would come to us and be able to implement it. Because if we are not able to implement some policies, then we may fail because we ourselves are not prepared to be helped. Then nobody can change our destiny.
 
 
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