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FRUTTA/ Le banane: la varietà fa la forza
 
Cinzia Scaffidi (Italia)
Oggi si parla qui di banane e dell’importanza di preservare quante più varietà possibili. Credo che alcuni di voi abbiano seguito, qualche tempo fa, una piccola grande polemica che si è aperta a proposito delle banane quando un virus ha attaccato una varietà di banane molto diffusa. Si è gridato subito alla necessità di creare banane ogm, perché solo così si sarebbe potuto salvare il futuro di questa coltivazione. In realtà questo virus colpiva un'unica varetà, quella più coltivata per l’esportazioni, mentre tutte le altre erano resistenti dunque non c’era il minimo bisogno di ricorrere ad ogm. Quello che era importante, e che nessuno diceva, era piuttosto il preservare la biodiversità e fare in modo così che qualunque tipo di attacco virale potesse essere arginato dalle armi della natura stessa.

Martins Hamilton (Brasile)
Noi brasiliani del Paranà abbiamo molti tipi di banana: per cominciare c’è la banana caturra, che si usa per i dolci. Abbiamo anche altri tipi di banane che sono: banana della terra, che si usa in cucina per essere fritta, cotta e arrostita. Poi c’è la banana sinsa, che si usa fritta. La banana oro è usata solo come alimento ed è molto dura. Invece la banana prata è mangiata solo quando è molto matura. La banana massà è mangiata molto matura ed è usata come alimento per gli animali. La banana mantega, la banana burro, viene anch’essa fritta. Infine c’è la banana nera, che è un alimento totalmente naturale che viene coltivato in modo del tutto naturale, essa nasce nera e quando matura diventa molto gialla. La banana zucca si mangia solo quando è matura. La banana pera è mangiata sia fritta, sia matura. La banana penqua nasce in grappoli da 2 a 6 frutti ciascuno ed è mangiata matura. Nella nostra regione esistono anche comunità di pescatori che, sebbene usino tecniche di pesca naturali, non sono favoriti dal governo dello stato del Paranà. Il numero totale dei pescatori di queste comunità è di circa 2000. Ci sono anche comunità di allevatori di maiali e di bovini. Quest’area costiera del Paranà è fertile per le coltivazioni di manioca, miglio e riso ed è ricca di molluschi. Qui esistono ancora lavoratori che caricano e scaricano le navi nell’area portuale. Vicino alla città di Morendes esistono delle fabbriche per la trasformazione degli alimenti, dallo zucchero di canna alle banane. Inoltre nell’area si coltiva gingible, che ha diversi usi e viene impiegato nella produzione della cachaça, il liquore brasiliano. La nostra comunità in particolare si occupa della produzione organica delle banane. Avendo adottato queste tecniche organiche, all’interno della comunità non accettiamo il commercio né di concimi chimici, né di veleni per la produzione di banane. Essenzialmente il litorale del Paranà, grazie ai pescatori ed ai produttori di banane, riesce ad autosostentarsi e ad autoalimentarsi.

G. Norma Mugar (Filippine)
Io vorrei parlarvi della storia della coltivazione delle banane a Malawi, nelle Filippine. Le Filippine sono situate nel sud-est asiatico, si tratta di un arcipelago al largo delle coste vietnamite. È un paese molto congestionato, con un’attività prevalentemente agricolo ed un territorio montuoso. È un territorio soggetto a tifoni ed intemperie, con problemi di erosione del suolo e di distruzione delle risorse marine. Le Filippine hanno un passato coloniale, prima gli spagnoli e poi gli americani. Dopo la seconda guerra mondiale il paese è stato soggetto a vari regimi tra cui quello del generale Marcos. A metà degli anni ’80 le Filippine sono state classificate al secondo posto per le esportazioni, anche se la maggior parte della popolazione era in condizioni di povertà: la ricchezza del paese era in mano all’1,5% della popolazione. Si è cercato di contrastare questa predominanza monopolistica, soprattutto per quanto riguarda le coltivazioni di banane, noci di cocco, e così via. Molte regioni erano estremamente povere, basate esclusivamente su un’agricoltura tradizionale. Si è cercato di diversificare la produzione agricola, soprattutto dopo il crollo del prezzo dello zucchero negli anni ’80, che ha creato uno stato di profonda indigenza per le popolazioni che lo coltivavano. Sono stati avviati diversi programmi di sostegno per queste popolazioni. All’inizio degli anni ’90 è stato avviato un progetto, Trade not Aid, per promuovere il commercio tra i vari popoli. Dopo la caduta della dittatura nell’86, caddero i monopoli ed uno dei problemi che dovemmo affrontare fu quello del trasporto. Inoltre c’era bisogno di trasformare la mentalità tradizionale degli agricoltori e trasformarla in una mentalità più moderna. Le organizzazioni locali hanno sostenuto gli agricoltori.
Le banane del Malawi sono una varietà indigena, genoma aaa, che cresce soprattutto in foresta. La consistenza del frutto è sottile ed il sapore è estremamente dolce. Nelle Filippine ci sono altre varietà di banane, come quella a pelle gialla, molto più richieste dalla domanda interna. Queste banane sono utilizzate da Dole e da altri commercianti di banane. Altre varietà sono poi coltivate da aziende familiari per consumo interno. Abbiamo varietà con buccia bianca e giallastra,usate per la cottura. Si tratta di frutti con altro contenuto di amido, molto usati nella cottura tradizionale. Abbiamo anche altre varietà che però non sono molto usate per il consumo locale. Il Malawi Trade si è trovato davanti a nuove sfide come l’attacco di virus all’inizio degli anni ’90 che ha fatto crollare, nel giro di una settimana, da 50mila chili a 270 chili l’ammontare del raccolto. In passato la varietà autoctona di banana era l’unica organica prodotta nelle Filippine ed ora si trova a dover competere con altre varietà provenienti dalla Thailandia, da Santo Domingo o dalla Colombia. Sul mercato mondiale, le Filippine sono l’unico paese asiatico a comparire tra i primi 10 esportatori di banane. Nel 1998 abbiamo prodotto 58 milioni di tonnellate di banane. Le Filippine, in questa classifica, erano seconde solo a Messico, Colombia e Costa Rica, mentre in Asia competono con Cina e Indonesia. Esportiamo soprattutto in Giappone. Altri rapporti chiave sono quelli con Standfield e Dole, che hanno delle filiari nel nostro paese. In passato ci sono state iniziative a favore della piccola produzione da parte dei contadini di Negros. Si è poi creata una partnership tra questi produttori e alcune associazioni di consumatori giapponesi per la creazione di un commercio alternativo il cui obiettivo principale era proprio quello di mantenere la qualità, la competitività delle banane autoctone filippine e di garantire ai produttori la sopravvivenza. I produttori di Negros si concentrano molto sulla sicurezza alimentare, sulla biodiversità e sulla sostenibilità agroalimentare, cercando di favorire lo sviluppo socioeconomico delle piccole comunità agricole. Nel sostenere l’agricoltura biologica, noi cerchiamo di conservare e migliorare il paesaggio rurale ed anche l’ecosistema intorno alle fattorie. Vogliamo infatti preservare le nostre risorse naturali e stabilire un sistema agricolo integrato, producendo qualità alimentare elevata e mantenendo delle condizioni di lavoro e di salute sicure. Questi sono i principi generali, adottati come linee guida nel contesto dell’agricoltura sostenibile. Questa ci ha permesso di preservare il nostro territorio e le sue caratteristiche e di limitare l’erosione del suolo. Abbiamo evitato l’uso di pesticidi ed insetticidi, tramite l’uso di insetti buoni per le banane. Abbiamo scongiurato infezioni fungali. Abbiamo promosso un’integrazione zootecnica, oppure una coesistenza produttiva tra riso e banane o banane e cocco. Abbiamo diffuso l’acquacoltura. A livello agroforestale è possibile prevedere delle barriere contro il vento, che nelle nostre regioni raggiunge forze molto elevate. Nel diffondere tecniche di agricoltura biologica, abbiamo cercato di sostenere e promuovere scuole che lavorano su queste tematiche, ma sempre promuovendo un’applicazione pratica di ciò che veniva studiato da parte degli agricoltori stessi. Per la prima volta, abbiamo cercato di stabilire una connessione tra consumatori ed agricoltura sostenibile, nell’ottica di una riabilitazione ambientale. Abbiamo infine dei partner commerciali che si occupano dell’esportazione. L’agricoltura sostenibile e biologica è un valore diffuso nella regione di Nigros.

Athanase A. Akpoe (Benin)
Sono il presidente dell’Azienda di Coltivazione del Benin. Sono innanzitutto un produttore di banane e di palme da olio. Stasera parlerò delle banane. Il Benin è un piccolo paese dell’Africa dell’est e si distingue per essere un grande esempio di democrazia. Il Benin è situato tra il Niger ed il Togo. Non parlerò dell’agoindustria del Benin, ma solo della piccola produzione dei produttori di banane di un villaggio che si chiama Ecotono e che produce 3 ettari di banane in coltura intensiva, ma biologica. Su ogni ettaro ci sono 2500 alberi di banana che danno circa 20 chili di banane ciascuno. Nella mia coltivazione ci sono una ventina di varietà di banane. La forza della produzione della banana è che la pianta si coltiva a cicli biologici vegetativi: una volta piantati gli alberi, si possono sfruttare per più di 10 anni. Gli impianti sono fatti su spazi sono di 2 metri per 2,5. La pluviometria della regione è circa 1200 millimetri all’anno e proprio quest’umidità permette la produzione biologica della banana senza pesticidi. Il fatto che il paese si trovi tra due siti urbani, permette di fertilizzare il suolo con concimi naturali. Il Benin è il quarto produttore dopo il Camerun, la Costa d’Avorio e il Ghana. La produzione viene consumata sui mercati locali, non viene ancora esportata sui mercati Europei, ma questa sarebbe la nostra ambizione. Attualmente raccogliamo le banane due volte all’anno e le facciamo maturare naturalmente. Per fare questa maturazione naturale tagliamo le banane quando sono verdi, le appoggiamo a terra, in un luogo umido, e le innaffiamo d’acqua per circa due settimane. Usiamo solo le foglie di banano per questa maturazione e non l’etilene, che lascia dei residui. Con la nostra piccola unità di trasporto, quando le banane sono mature le portiamo nelle città vicine, Ecotono e Porto Novo, che sono rispettivamente a 10 e a 30 kilometri di distanza. In confronto alle Filippine, al Camerun e alla Costa d’Avorio, noi siamo un piccolissimo paese produttore di banane che produce solo per consumo interno. La banana fa parte della nostra tradizione culinaria e la mangiamo sia al naturale sia cotta sia fritta come frittelle, o fatta a chips. La banana è un prodotto facile da trasportare perchè non si rovina ed anche a livello igienico e sanitario non dà problemi. Il problema che abbiamo è che siamo vicini alla Nigeria, che è un grosso produttore di banane che invade i mercati con i suoi prodotti ed è molto competitivo. Per noi la scommessa è proprio la resa economica delle banane biologiche, il loro prezzo deve riuscire ad essere competitivo rispetto a quelle industriali. L’OMC è una grossa minaccia per noi, perché sostiene le grandi produzioni a scapito dei piccoli coltivatori come noi e ci crea delle barriere difficilmente superabili. Un’altra minaccia sono le regole dell’Unione Europea. Le normativa 68 del 2002 impedisce ai paesi come il Benin di esportare sui mercati europei dal 2005 finchè i prodotti non avranno una rintracciabilità. Il procedimento per creare la rintracciabilità di un prodotto richiede dei mezzi che i paesi del sud del mondo ancora non possiedono. Queste sono le minacce per la banana biologica dei paesi del sud, ma potranno esserci delle soluzioni se l’OMC e l’UE vorranno venirci incontro. La commercializzazione dei prodotti agricoli non è solo commercio, ma è nutrire il mondo. Per questo cerchiamo di attirare l’attenzione del mondo su un modo di coltivare più sostenibile e su un commercio più equo e solidale.

Anne Kalanzi (Uganda)
Vorrei parlare dell’importanza delle banane nell’Africa orientale. L’Uganda produce oltre 10 tonnellate di banane. Matoke significa per noi sia banana sia alimento, ed è questa la coltivazione principale nel nostro paese. Le persone deboli, o quelle che hanno bisogno di energia in poco tempo, come gli sportivi, usano questo alimento che ha un alto contenuto di vitamine e di altre sostanze molto utili al corpo umano. Questo prodotto rappresenta un alto potenziale per la regione. Le banane sono molto usate a livello locale, possono essere mangiate crude o cotte, come dessert e così via. Abbiamo vari tipi di banane, anche di specie locali. (mostra delle slide) Le banane sono usate anche come concime naturale. È un prodotto che garantisce un reddito tutto l’anno ed è tipico delle zone tropicali. La comunità di Masaka ha tutta una serie di genotipi misti con livelli di diversità molto elevati, anche se negli ultimi 10-20 anni il livello di diversità è un po’ calato. La biodiversità consente di ottimizzare le risorse domestiche e di minimizzare i rischi connessi a malattie. L’utilizzo di fertilizzanti, le pressioni commerciali, i costi della mano d’opera, le limitate opzioni di utilizzo dei mercati locali, ostacolano il nostro obiettivo di aumentare la biodiversità delle banane nella nostra zona. Stiamo cercando di promuovere metodologie che consentano di rafforzare e di consolidare gli sforzi dei contadini fatti a difesa della biodiversità. Stiamo cercando di coinvolgere tutte le parti interessate in progetti di formazione e di gestione delle tecnologia. Vorremmo stabilire un collegamento tra produttori e mercati per decidere i criteri di distribuzione, la disponibilità e la distribuzione delle risorse, per delineare delle strategie di gestione che permettano la conservazione della biodiversità. Dobbiamo cercare di contrastare l’uso di fertilizzanti chimici e di preservare i terreni dall’erosione, per questo siamo a favore di un’agricoltura sostenibile.

Candida Salazar Buitrago (Costa Rica)
Parlo a nome dell’associazione dei piccola produttori di Talamanca, l’APTA. Il Talamanca fa parte del Costa Rica ed è al confine col Paranà. La nostra esperienza è soprattutto nella commercializzazione di banane, cacao ed altri prodotti biologici ed agroecologici. L’APTA è stata fondata nel 1987 da 73 socie e socie, oggi siamo 850, 1100 produttori partecipano al programma biologico e lavoriamo in 43 comunità. Le comunità in cui lavoriamo si organizzano in gruppi di produttori. Dal punto di vista etnico, l’APTA è composto da indigeni, da discendenti afro-caraibici e da bianchi, mentre, dal punto di vista del genere, il 36% dei soci sono donne. Produciamo banane, cacao ed altri prodotti organici coltivati secondo il metodo tradizionale di Talamanca, cioè in coltivazioni consociate in una stessa area all’ombra di alberi alti. La coltivazione comprende un livello alto composto da alberi alti, da legna, che ombreggiano i livelli sottostanti; un livello medio di alberi da frutta; un livello basso di banani, cacao e piante medicinali ed ornamentali. I servizi ambientali per noi sono molto importanti per tutto ciò che riguarda la protezione della biodiversità, delle acque, dell’habitat, per la riduzione della pressione sulle foreste, la tutela delle aree verdi, la fissazione del carbonio e la riduzione dell’erosione. Tutto questo è considerato di primaria importanza nelle coltivazioni agroecologiche. Attualmente siamo certificati come produttori biologici dall’Ecological, o certificato organico, dall’Ecoscert, dal Faire Trade e dall’USDA organic. Facciamo parte del CPTC, Corridor Biologico Talamanca Caribe, e ci occupiamo di una zona che comprende aree sia costiere sia di selva. Il Costa Rica è un paese di 51mila kilometri quadrati, ma racchiude in sé il 51% della biodiversità mondiale. Talamanca, che è grande 2809 kilometri quadrati, ha il 60% della biodiversità animale del paese. Il Costa Rica è stato dichiarato uno dei patrimoni mondiali dell’umanità. Produciamo diverse varietà di banani all’ombra di alberi alti e in associazione con altre coltivazioni. Le diverse varietà possono essere consumate sia come frutta fresca, sia sottoforma di puré. Produciamo anche cacao biologico. Abbiamo moltissimi prodotti organici, soprattutto frutta, banane, ma anche agrumi ed altra frutta caraibica. Vendiamo anche a catene di supermercati. Commercializziamo negli USA, in Europa e in Canada. Esportiamo puré di banana organica, per la produzione della Gerber di prodotti alimentari per bambini, e la frutta fresca, ma, ovviamente, commercializziamo anche sui mercati locali. Lavoriamo anche nella formazione dei produttori e questo avviene con il metodo dello scambio, quindi della formazione reciproca. Promuoviamo la ricerca, collaborando con studenti, università ed altre istituzioni. Manteniamo viva la comunicazione di tutte le nostre attività tra i soci e le socie dell’associazione e creiamo alleanze con altri gruppi di produttori e di comunità locali per aggredire il mercato delle banane biologiche. Abbiamo creato così una rete che comprende, oltre all’APTA, l’ABACO, l’UCANEO e l’ACAPRO. Tra l’APTA e una cooperativa di cacao del Paranà abbiamo creato un’alleanza per proteggere i piccoli produttori agricoli e per sostenere la commercializzazione dei loro prodotti e, allo stesso tempo, per difendere la biodiversità nei territori di frontiera. La COMECAMPO si occupa invece della commercializzazione agricola e della formazione commerciale in centro America. La cooperativa Sin Fronteras, di cui facciamo parte, è un’alleanza di piccoli produttori del Brasile, Nicaragua, Costa Rica, Salvador, Guatemala, Messico e Italia finalizzata allo scambio commerciale ed alla giustizia ecologica, sociale ed economica. Per quanto riguarda il cacao, c’è una rete creata per lavorare i prodotti che comprende il CONAPI italiano, l’Industrial FILMAC del Costa Rica ed il museo di Milwaukee negli USA. Invece, per l’elaborazione del puré di banana organica, coni produttori dell’APTA si sono uniti i produttori industriali di Florìda e l’associazione Epiplanet di Canadà. Siamo concentrati, dal punto di vista filosofico, su quattro elementi: quello ecologico, quello sociale, quello economico e quello istituzionale. I nostri slogan sono, per l’ecologia: se ci sono alberi c’è acqua, se c’è acqua ci sarà vita. Per il sociale è la partecipazione cosciente ed impegnata dei soci e delle socie. Per l’istituzionale sono le capacità locali di gestione. Per l’economico: non si protegge l’ambiente con lo stomaco vuoto.
 
 
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