Terra Madre Terra Madre - Choose your language Ministero delle politiche agricole forestali Regione Piemonte Comune di Torino Slow Food
 
 Consenso privacy
STRATEGIE/ Biodinamica: introduzione all’approccio
 
Stefano Pescarmona (Italia)
Buongiorno, sono molto onorato ed emozionato di essere qui per parlare di un tema così importante, così emarginato dalla scienza ufficiale.
Partiamo dall’inizio. L’agricoltura biodinamica nasce nel 1924, in Germania, da Rudolf Steiner, che era un epistemologo, scienziato, filosofo austriaco che, durante una conferenza tenuta a Coberwitz, su richiesta degli agricoltori tedeschi, che avevano notato che le patate non avevano più il gusto e la qualità organolettica che si ricordavano, ebbe quest’impulsi per lavorare con un metodo nuovo. Quindi già nel ’24 c’era la percezione di una degenerazione della qualità dei prodotti. Ricordo che è il momento in cui prende avvio l’agricoltura dei concimi chimici. I nuovi concetti principali di questo metodo sono quelli dell’organismo agricolo: un’azienda agricola, per avere una produzione il più sostenibile possibile e per avere una qualità alimentare e nutrizionale massima, deve raggiungere una conformazione da organismo. Deve cercare di chiudere al massimo il ciclo delle sostanze. Avere un ciclo chiuso comportava avere degli animali, fertilizzanti, avere un giusto rapporto tra animali, cereali, pascoli, in modo tale da fare anche delle rotazioni. Con questo ciclo delle sostanze si può raggiungere, secondo Steiner, il massimo della qualità alimentare. Questo è un concetto di agroecologia molto semplice.
Veniamo alle cose più complesse e dibattute: i ritmi e le forze sottili. Sono concetti introdotti da Steiner per gli agricoltori, dove si indicava che nel cosmo e negli esseri viventi esistono delle componenti energetiche fatte di vibrazioni, fatte di frequenze ritmiche, con cui si può interagire. Poi ci sono gli strumenti concreti: le analisi per immagini, i preparati biodinamici, la dinamizzazione e il calendario lunare.
I preparati biodinamici possono essere di due tipi: da spruzzo e da cumulo. Quelli da cumulo sono preparazioni fatte con erbe officinali, fatte fermentare negli organi animali, e poi inserite in piccolissima quantità nel cumulo per condurne la fermentazione. I preparati da spruzzo sono di due tipi: il cinquecento, o corno letame, che ha la consistenza di un composto letamico humificato e ben maturo, una consistenza colloidale e un sapore di bosco, è stato inserito in un corno, seppellito d’inverno e tirato fuori a primavera, e viene utilizzato sul terreno; il secondo preparato si chiama cinquecentouno, o corno silice, e consiste in quarzo sbriciolato finemente fino a farne una consistenza farinosa, inserito anch’esso in un corno e lasciato sotto terra invece nei mesi estivi. Questo preparato è utilizzato sulle piante.
Il corno letame serve a sostenere l’apparato radicale, sia nello sviluppo, sia per quel che riguarda la nutrizione della pianta. È un preparato che, è stato dimostrato, aumenta la crescita radicale e la vitalità dei terreni.
Il cinquecentouno è un catalizzatore di forze solari che sostiene ed aumenta lo sviluppo dell’apparato fogliare. I preparati da cumulo agiscono come equilibratori di tutti i processi. La conservazione di questi preparati deve avvenire in un luogo circondato da torba, almeno 8 o 10 centimetri di torba attorno ad ogni preparato. Questi preparati vengono inseriti in acqua tiepida, 27 o 28 gradi, e vengono dinamizzati. La dinamizzazione consiste nel creare un vortice. È un processo usato in omeopatia da decine e decine di anni per la preparazione dei prodotti omeopatici: ogni medicina omeopatica che trovate in commercio è stata dinamizzata. I vortici sono presenti in natura: li troviamo nell’elemento acqueo, nell’elemento aereo, nell’elemento cosmico e anche negli elementi terrestri, come nella fillotassi delle foglie, o nelle forme animali a spirale. Lo troviamo anche rappresentato, come spirale, negli oggetti prodotti dall’uomo nel corso dei secoli. Questa è la dinamizzazione: quella che gli agricoltori biodinamici fanno dinamizzando questi preparati, il cinquecento e il cinquecentouno, nell’acqua. Questo vortice può essere creato manualmente, o con l’aiuto di un bastone, ma l’operazione può essere meccanizzata. La dinamizzazione quindi consiste nel creare un vortice in maniera ritmica, nel girare per un minuto in un senso e poi per un minuto nell’altro senso, per un totale di 60 minuti. In questo modo i preparati che si sciolgono all’interno dell’acqua vengono attivati e potenziati attraverso il mezzo acquoso, che servirà poi come mezzo per la distribuzione. A seconda delle dimensioni dell’azienda, l’operazione può essere effettuata a mano, fino a 50 litri, che servono per coprire un ettaro di terreno… considerate che, per esempio per il corno silice, servono 3 grammi di prodotto sciolti in 50 litri per ettaro. Per il corno letame utilizziamo invece 100 grammi per ettaro. L’operazione, dicevo, può essere meccanizzata con macchine apposite. Nella dinamizzazione è molto importante il ritmo. Per creare un vortice c’è bisogno di ritmo, non si può mescolare a caso. Senza dinamizzazione, il preparato non ha effetto, così come nell’omeopatia, il medicinale non dinamizzato non ha effetto curativo.
I materiali che si usano, sia nella dinamizzazione sia nella distribuzione dei preparati, devono essere interamente di origine naturale. Quindi è da evitare la plastica. Si usano il rame, l’inox, il legno, ma non si usano resine, plastiche o botti che sono state usate per dare anticrittogamici. Devono essere strumenti estremamente puliti e dedicati solo a quello.
Veniamo alla sperimentazione. Vi ho portato quella che penso sia stata la sperimentazione più importante che sia stata fatta in agricoltura, direi, nella storia. Perché si è indagato sul confronto tra i tre metodi agricoli che esistono nel mondo. In Svizzera è stato fatto per 28 anni di seguito, in un centro che si chiama FIBL, una sperimentazione che poneva a confronto il metodo convenzionale, in particolare la lotta integrata, quindi una chimica controllata, con un’agricoltura biologica ed un’agricoltura biodinamica: i tre metodi esistenti al mondo. Questa sperimentazione è molto importante! Parlando di cose che in certi ambienti vengono definite esoteriche, che vengono denigrate dalla scienza ufficiale, è importante utilizzare gli stessi strumenti. Non abbiamo ancora capito perché funzionano, per la comprensione del perché i preparati biodinamici funzionino, ci vogliono delle basi scientifiche e filosofiche estremamente profonde. Quindi non è facile la comprensione dell’effetto, però la verifica dell’effetto, sperimentale, scientifica, che ci può dire che l’effetto c’è, esiste. Questa ricerca è stata pubblicata si Science. Questa ricerca è stata fatta basandosi su parametri riguardanti il suolo e la fertilità del suolo, la componente più importante, adesso ne è in corso una che verificherà la qualità degli alimenti prodotti dai diversi suoli agricoli. Quindi io sono convinto che la qualità degli alimenti sia direttamente proporzionale alla qualità del suolo ed alla sua fertilità. Vorrei solo farvi notare un paio di dati, confrontiamo il biodinamico con il biologico ed il convenzionale. Il primo dato importante è questo: la stabilità degli aggregati, che è un concetto agronomico molto importante, perché è ciò che ci permette di avere lavorazioni migliori e diminuzione dell’erosione del terreno, che è la piaga agricola penso più grossa. Vedete che la differenza, dopo 21 anni di sperimentazione, tra biodinamico e biologico è molto più importante di quella tra biologico e convenzionale.
Un altro dato molto importante è quello degli enzimi che sono stati trovati nel terreno, che rappresentano il livello di attività biologica della microflora del suolo. Come vedete, deidrogenasi, saccarasi, fosfatasi e proteasi, hanno dei livelli incredibili rispetto ai risultati dati dall’agricoltura biologica, per non parlare di quella convenzionale. Penso che sia molto importante conoscere questi lavori, anche perché questo argomento è molto delicato, magari la dinamizzazione sembra stregoneria, anche se, vi ripeto, è una pratica usata in omeopatia dai suoi inizi. Questi comunque sono dati scientifici che ci permettono di discutere con più logica, chiarezza, ed è uno strumento che può essere usato da coloro che si occupano di agricoltura biodinamica per il confronto scientifico.
In ultimo vi faccio vedere delle analisi per immagini, sono analisi studiate negli ultimi anni dalla scienza ufficiale, che danno anch’esse risultati sorprendenti. Sono analisi usate per la valutazione alimentare e per la valutazione dei terreni. Con queste immagini riusciamo a verificare la presenza di queste forze eteree, presenti nella componente vitale di ogni organismo vivente, caratteristiche della vita. Queste analisi mettono in luce questa componente vitale fatta di forze e di equilibri. La cristallizzazione sensibile è il primo metodo di indagine. Ho portato un esempio: il latte, uno pastorizzato e uno fresco, sapete che la pastorizzazione abbassa la vitalità degli alimenti, e vedete come l’immagine parla chiaro (mostra una fotografia). Queste sono delle piastre di vetro, all’interno ci sono dei sali di rame, si mette dentro un po’ dell’alimento che si vuole analizzare, in questo caso del latte, e si lascia riposare in un ambiente perfettamente fermo. Questi sali di rame prendono una raffigurazione, fanno un disegno, sempre uguale, non è una casualità. I risultati sono sempre gli stessi: con un latte pastorizzato abbiamo diversi centri di nucleazione ed è una figura più squilibrata, meno fine, i cristalli di sale sono più spessi, meno fini, meno particolareggiati. Invece vedete nel latte fresco abbiamo un unico centro di enucleazione, come fosse una pianta, ed una forma molto più equilibrata, molto più armonica. Un altro metodo d’indagine si chiama dinamolisi capillare, e qui abbiamo dei fogli di carta assorbente da laboratorio che assorbono il liquido alimentare da analizzare e danno un’immagine. Questo è stato pretrattato con del nitrato d’argento, in modo da renderlo fotosensibile e colorabile. Anche qui è molto efficace l’immagine (mostra un’altra fotografia). La cromatografia, invece, serve per analizzare i suoli. Anch’essa ha un metodo di indagine e di lettura. Ho portato l’esempio di due terreni che ho analizzato io, uno di una vigna sbancata, quindi con lo strato minerale più in superficie, ed un terreno morto, con vitalità azzerata. Un terreno vivo, con componente vitale, è caratterizzato nell’immagine analizzata da un’esplosione, da delle punte e, soprattutto, da una compenetrazione dei vari anelli che si formano e rappresentano le sostanze più minerali e, via via, più umiche.
Termino il mio intervento con questa frase di Einstein, visto che mi sostiene ed è una persona sicuramente preparata, che un giorno disse: “La filosofia senza scienza è zoppa, la scienza senza filosofia è cieca”.
Questo può avvalorare un metodo scientifico, ma che ha solide basi filosofiche.

Aci Urbajs (Slovenia)
My name is Aci Urbajs, and I’m from Slovenia. I don’t speak very good English, because I’m a farmer and I speak often with my plants, which are grape vines.
I work at a very special place, in a hilly region. When I started farming, working with the vines, I had to rebuild a very old house in this historic and unknown place. This influenced me and drove me to find methods in the same philosophy. When I started to work with vines, the agricultural scientists told me that you must spray with all sorts of shit. So I told myself that I had to find new methods, and I found these biodynamic methods. When I changed the spraying, I felt a lot of good vibrations on my farm. It’s very nice to feel the energy. I don’t use tractors. I only have one tractor, and I work otherwise without machines. And when I finish using the spray, I feel very good vibrations and I feel the energy of the vines. We are very close now, ever since I started working with biodynamics. I think this is the most important thing for me in my life, because with biodynamics, it’s not only about the methods. It’s about the philosophy, Steiner, the medicines, and so on. I think this is your way to go around and around, to continue living and be reincarnated. You must put the loose energy into the earth, onto the vines, and in the end you must put good energy into the wines.
I’m also a wine vendor, and I think organic wine means you don’t use any sulfites or any chemical substances. In the end, I was happy and satisfied with my life and in my work.

Piero Bevilacqua (Italia)
Io vorrei soffermarmi rapidamente su una questione che riguarda la critica all’agricoltura industriale, chimica. Noi solitamente rifiutiamo l’uso dei concimi minerali e chimici in agricoltura perché sappiamo ormai, grazie ad un’abbondante letteratura, che questi concimi, soprattutto l’azoto, vanno a finire nelle falde idriche e quindi i nitrati vanno ad avvelenare l’acqua. Oppure sappiamo che i concimi chimici lasciano dei metalli pesanti nel terreno e questo è, sotto il profilo ambientale, un danno collettivo. Noi, invece, spesso ignoriamo le critiche che gli agricoltori biodinamici hanno fatto all’uso dei concimi chimici per gli effetti negativi che questi hanno sulla vita delle piante. Per esempio, un grande agronomo tedesco, allievo di Steiner, come Pfeiffer, oppure un grande agronomo biodinamico come Alexis Podolinski, hanno analizzato, insieme ad altri, i meccanismi che i concimi chimici inducono nella vita delle piante. Provo rapidamente a ricordarvi i motivi di queste critiche. Vedete, i concimi chimici, attraverso l’acqua, la soluzione idrica delle sostanze minerali di questi concimi, impongono alla pianta un assorbimento spropositato dei principi minerali. La pianta, quando si dà al terreno una determinata quantità di concimi minerali e poi si irriga, oppure piove, è costretta ad assorbire quantità di azoto che non può controllare. Podolinski usa l’immagine della carta assorbente quando si riempie di inchiostro, così l’organismo della pianta viene letteralmente affogato con acque azotate. È come se le venisse fatta una flebo, come se noi, per alimentarci, usassimo delle iniezioni. Mentre invece, a livello naturale, la pianta si nutre del terreno in base alla luce, al clima, alle condizioni del suolo, e in base a quello di cui ha bisogno. Attraverso la concimazione chimica subisce una violenza che squilibra la sua fisiologia. A proposito degli alberi, per esempio, è stato scoperto, da alcuni agronomi francesi, che i tessuti delle piante, quando le piante assumono troppo azoto, diventano zuccherini, cioè hanno un’alterazione fisiologica che attira potentemente i parassiti e questa è una delle ragioni percui le piante si ammalano quando c’è un eccesso di concimazione azotata.
Quest’aspetto è fondamentale per capire il circolo vizioso in cui è intrappolata l’agricoltura chimica. Perché questa spinta innaturale che si dà alla crescita delle piante, attraverso la concimazione chimica, finisce per far ammalare le piante e di conseguenza richiama l’intervento dei fitofarmaci, dei pesticidi, cioè di altra chimica, per sanare i danni prodotti dalla chimica stessa.
La biodinamica è un metodo che ha dato un grandissimo aiuto anche all’agricoltura biologica, sotto il profilo scientifico, perché ha mostrato gli errori profondi dell’agricoltura industriale, agricoltura che vanta il successo di produzioni enormi di grano, di frutta, di ortaggi. Noi possiamo osservare che essa ha alle spalle degli errori profondi che oggi vengono alla luce, perché la concimazione chimica ha avviato la subordinazione totale dell’agricoltura all’industria chimica e anche ad un habitat gravemente alterato dalla chimica.

Saverio Petrilli (Italia)
Lavoro alla Tenuta di Valgiano, che è un’azienda olivicola e vitivinicola di Lucca, in Toscana. Siamo biologici dal 1997 e biodinamici dal 2001. L’obiettivo dell’azienda resta quello di produrre vino di qualità, ci tengo a dirlo, e, possibilmente, di una qualità che possa essere percepita da tutti e non solo da noi stessi. Come produttore sono già convinto che il mio vino è migliore di quello degli altri, ma ritengo importante che l’agricoltura biodinamica mi porti a fare una qualità del vino che sia percepibile da chiunque altro.
La zona di Lucca è molto umida, ai piedi dell’Appennino, collinare e abbiamo terreni abbastanza pesanti. Abbiamo ritenuto che ci fossero problemi di compattamento, percui facciamo lavorazioni a filari alterni con semine di diverse varietà. Usiamo 40 specie tra graminacee e leguminose e crocifere, che sovesciamo in primavera. Per i trattamenti utilizziamo zolfo per lo idio e rame per la peronospora. Su alcuni vigneti, invece del rame, usiamo un prodotto a base di roccia e riusciamo a controllare molto bene la peronospora senza usare il rame. D’altra parte abbiamo il sospetto che questa polvere di roccia abbia un effetto sistemico per la pianta e quindi ci chiediamo quanto sia meglio rispetto al rame. Nel 2004, nonostante l’annata molto umida, abbiamo ridotto le dosi di rame rispetto al 2003 che era un’annata asciutta. È un lavoro che progredisce, la salute delle piante è sempre più visibile. Se qualcuno mi chiedesse se la biodinamica funziona rispetto alle piante, lo potrei affermare con assoluta certezza. Dicevo, nonostante l’annata molto umida, abbiamo dovuto fare solo un controllo delle malattie, ma non abbiamo avuto problemi. In qualche vigneto dove abbiamo avuto problemi, ma a posteriori posso affermare che già d’inverno avrei potuto prevederlo, perché il lavoro che abbiamo fatto sulla terra stato preciso come avrei voluto. Probabilmente degli errori nella coltivazione mi hanno portato ad avere dei problemi nella stagione vegetativa, comunque sempre problemi facili da controllare.
Abbiamo fatto anche delle analisi, come faceva vedere Pescarmona, delle cromatografie dei terreni e i risultati sono validi, ma forse non così d’aiuto. Quello che più ci dà sostegno credo sia sicuramente l’osservazione della salute delle piante e la diminuzione di tutti i problemi classici di chi fa viticoltura intensiva. Abbiamo, forse non l’ho detto, 16 ettari di vigneto ed una decina di oliveto, in una zona, la pianura di Lucca, ad elevato sviluppo industriale e abitativo. Quindi abbiamo i problemi che credo possa avere chiunque viva ai margini delle città e degli insediamenti industriali, con un’agricoltura relativamente intensiva. I sovesci che facciamo hanno tante specie proprio perché ricerchiamo la biodiversià all’interno del vigneto. Quest’anno abbiamo deciso di fare l’orto nel terreno peggiore che avevamo. Abbiamo dovuto fare delle terrazze con terra di riporto e siamo stati costretti a farlo d’inverno. I terreni sono argillosi, quindi sono stati lavorati d’inverno da uno scavatore. Lì abbiamo deciso di fare l’orto dopo aver dato il cinquecento in autunno, un sovescio, e un cinquecento in primavera. Credo che queste siano le osservazioni che più danno sostegno ad un agricoltore: vedere, con il passare dei giorni e delle settimane, la vitalità nell’orto aumentava. Siamo arrivati a settembre con delle piante in piena vitalità, mentre siamo partiti con dei problemi di terreno. In questo caso credo che il lavoro sia proprio stato fatto dal cinquecento. Usiamo il cinquecento preparato, anche perché in zona non è possibile reperire letame, quindi per fare un cumulo dovrei credo far arrivare dei camion da distanze superiori a 200 kilometri e non mi và, non mi sembra una cosa facile, né accettabile. Quindi usiamo l cinquecento, con i preparati da cumulo al suo interno, e il cinquecentouno.
Sulla maturazione, quest’anno è tardiva, ma credo che non avremo problemi. Alcune vigne dove la maturazione era fenolica, cioè la maturazione dei tannini non era perfetta, in questi due anni sono costantemente migliorate e quest’anno non ho più avuto questo problema.
Questa è la mia esperienza e credo che sia proprio la cosa più interessante, tra agricoltori.
 
 
 Consenso privacy
Fondazione Terra Madre C.F. 97670460019 • Note legali Powered by Blulab