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Cronache del dopo onda - Ricominciare dallo yakihaze

La famiglia Sakaki, che ha partecipato nel 2010 all'incontro di Terra Madre, viveva nelle immediate vicinanze della foce del fiume Kitakami, che lo tsunami dello scorso marzo ha risalito per 12 chilometri.

La costa del Sanriku: una catena montuosa ricoperta di fitta vegetazione, un mare pescoso in cui si tuffano corsi di acqua limpida dopo essersi arricchiti di minerali nelle montagne. È una delle regioni più ricche di risorse marine, con una qualità di vita che non viene rilevata dagli indicatori economici. L'11 marzo 2011, alle 14,46, un fortissimo terremoto di magnitudo 9 e giganteschi tsunami, in alcuni casi superiori ai 37 metri, si sono abbattuti su questa costa e hanno inghiottito le imbarcazioni, le persone, i porti, intere città. Tutto quanto.

Dopo il terremoto ho ricevuto numerosi messaggi di persone che chiedevano mie notizie o mi offrivano sostegno. Non posso spiegare quanto coraggio mi abbiano trasmesso. Avrei voluto ringraziarle una a una e scusarmi se non ho avuto il tempo o la forza psicologica di rispondere a tutti. Quel giorno ero al volante della mia auto. All'improvviso l'ho sentita tremare e poi scuotersi lateralmente con un'oscillazione sempre più forte. Quando il movimento si è ulteriormente intensificato, arrivando a un livello che non avevo mai provato prima, ho pensato: «ci siamo». Questa zona è infatti stata colpita da numerosi terremoti e tsunami in passato.

La scossa è continuata per alcuni minuti e, quando si è finalmente placata, sullo schermo dell'auto passava un'edizione straordinaria del telegiornale in cui elencavano la magnitudo del sisma in ogni area. Poco dopo sono arrivate le immagini dello tsunami che con la sua forza terribile trascinava via persone, case, auto… Tutto questo succedeva non lontano dal luogo in cui mi trovavo. Ho iniziato a pensare che le onde avrebbero potuto arrivare fino a lì e sono stato assalito dalla paura. Nella strada non ci si poteva muovere per il traffico, e con lo sguardo ho iniziato a cercare nei dintorni un posto sufficientemente alto su cui arrampicarmi nel caso in cui le onde mi avessero raggiunto. È impossibile dimenticare il terrore di quegli istanti.

Incertezza
Otsuo Sakaki, sua figlia Akiko e suo marito sono produttori di una specialità inserita nel catalogo dell'Arca del Gusto di Slow Food, il ghiozzo arrostito e affumicato (yakihaze): questo pesce lungo fino a 25 centimetri ha trovato il suo habitat ideale nel golfo di Nagatsura, dove assume caratteristiche organolettiche straordinarie. Questa famiglia di produttori, che ha partecipato nel 2010 all'incontro di Terra Madre a Torino, viveva nelle immediate vicinanze della foce del fiume Kitakami, che lo tsunami ha risalito per 12 chilometri, un'area profondamente colpita e completamente devastata dalla catastrofe.

Non riuscendo a contattarli via telefono a causa dell'interruzione delle linee, due giorni dopo il sisma sono andato in macchina alla baia di Nagatsura, nella città di Ishinomaki, dove vive la famiglia Sakaki. La costa era completamente distrutta e sono riuscito ad avvicinarmi al paese solo percorrendo una strada di montagna. Il terreno della baia di Nagatsura era sprofondato in acqua, sommerso dal mare.

Dopo due settimane in cui cercavo di contattarli, sono venuto a sapere che la figlia e il genero di Otsuo si trovavano in un rifugio per sfollati. Mi ci sono subito diretto e sono riuscito finalmente a incontrarli. Al momento del terremoto si trovavano in visita da un figlio che vive nell'entroterra e non hanno quindi riportato ferite. Il padre, però, risultava disperso. La casa, la barca, le reti, il locale di produzione: tutto era stato spazzato via e loro erano costretti a vivere in un rifugio d'emergenza. «Si è preso tutto, anche mio padre. Il solo guardare la baia di Nagatsura mi provoca dolore. Vorrei andarmene subito da qui, ma non posso allontanarmi finché non trovano il suo corpo» mi ha detto Akiko.
Di fronte a tutto questo la produzione di yakihaze era l'ultimo dei problemi e non ho nemmeno pensato di parlare delle loro intenzioni a riguardo. Ho semplicemente deciso di visitarli regolarmente. Dopo un mese la situazione non era cambiata. Dopo due mesi, con le prime giornate tiepide di maggio, il corpo di Otsuo ancora non si trovava, ma Akiko e il marito hanno iniziato a pensare di riprendere una minima produzione per l'autoconsumo.
Così a a luglio, a quattro mesi dal sisma, i Sakaki hanno provato a recarsi nella baia di Nagatsura: «la morfologia del terreno era completamente cambiata, ma i pesci erano tornati e, vedendoli, ci è venuta voglia di riprendere l'attività. Se è possibile, vogliamo ricominciare!». A sentire queste parole mi sono commosso, e ho subito lanciato un appello per sostenere la ripresa della produzione di yakihaze.

Un appello
Tra i piatti più amati dai Giapponesi c'è sicuramente lo zoni, una zuppa di pesce che si prepara per Capodanno. L'intero paese è come un mosaico di innumerevoli zoni diversi per ogni area, prodotti con ingredienti locali, e la cui ricetta viene tramandata da madre a figlia. Il ghiozzo arrostito e affumicato prodotto dai Sakaki è un ingrediente che non può mancare nella zuppa della zona di Miyagi. Sono ormai gli unici produttori rimasti che rispettino il procedimento tradizionale. Paragonati a quelli realizzati con procedimenti meccanici e più rapidi, i loro ghiozzi hanno un sapore e un profumo incredibilmente più intensi.
Ciò di cui la famiglia Sakaki ha bisogno ora è un rudimentale laboratorio di trasformazione, una piccola imbarcazione e attrezzi da pesca, delle reti, per esempio. Non si tratta di grandi strutture, ma è difficile per una famiglia che ha perso tutto rimetterle in piedi da sola. Per questo voglio lanciare un appello per supportare questi nostri amici. Il nostro aiuto infonderà sicuramente coraggio e speranza. Spero che entrambi possano tornare a partecipare a Terra Madre e incontrarvi tutti lì.

Articolo di Wako Hirotoshi pubblicato sul numero 52 della rivista Slowfood

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Subito dopo il disastro dell'11 marzo, Slow Food ha attivato una raccolta fondi attraverso i suoi siti internet e la sua rete internazionale. Slow Food Japan utilizzerà i finanziamenti per intervenire concretamente a favore dei pescatori di ghiozzo e sta valutando anche altri tipi di intervento nel paese, come lo spostamento di alcune varietà alimentari dalla zona più colpita.

La raccolta fondi continua, visita il sito www.slowfood.it/donate e clicca sul progetto “Emergenza Giappone”

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