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C’era una volta…e c’è ancora!

Pane, burro e…birra. Un'unica festa, tre tradizioni gastronomiche in angoli diversi del mondo. La diversità delle tradizioni al centro di questa edizione del Terra Madre Day…

Gli abitanti della vecchia città mineraria di Røros, in Norvegia, vivono ancora nelle antiche case di legno costruite tra il XVII e il XVIII secolo, quando la città era in piena espansione per la vicina miniera di rame. E il centro storico della città, oggi patrimonio mondiale dall’Unesco, è un ricordo dei tempi d’oro. Ma c'è un'altra eredità che i libri di storia non rivelano: «Si tratta della birra tradizionale allo zenzero, una tradizione molto antica che le famiglie ripetono ogni anno, prima di Natale» racconta Pert Tore Holgersen, socio della condotta Slow Food di Røros, «Preparata seguendo un'antica ricetta delle famiglie della zona, è stata trasmessa di generazione in generazione, dalle madri ai figli. Non si trova in vendita, perché è il frutto di un sapere tramandato». Assicurarsi che la conoscenza di questo prodotto non si perda è stato l'obiettivo principale del Terra Madre Day cittadino che ha riunito giovani e anziani in una giornata di festa.

Nello stesso giorno, molto più a sud, addirittura in un altro emisfero, il processo di trasformazione del latte in burro è diventato un atto politico. La condotta di Huye, in Ruanda, ha organizzato un laboratorio di caseificazione nella scuola elementare cittadina e bambini e genitori hanno imparato a preparare il burro secondo le tecniche tradizionali. L'evento è stato l'occasione per lanciare un messaggio per denunciare le politiche agricole nazionali che hanno messo in pericolo la sopravvivenza della razza bovina autoctona, l'inyambo. «Le razze bovine europee» racconta la fiduciaria, Marie Jeanne Kayites «sono state introdotte a discapito dell'inyambo perché producono una maggiore quantità di latte. Ma in questo modo l'allevamento tradizionale, i prodotti e i riti associati rischiano di sparire e, con essi, anche la vacca inyambo». La tecnica tradizionale di produzione del burro sopravvive in un'unica regione e coloro che continuano a produrlo sono considerati fuori legge. «Il nostro evento, prosegue Marie Jeanne, nasce sia per denunciare la bassa qualità del latte proveniente dai grandi allevamenti sia per sensibilizzare i giovani a salvaguardare le tradizioni pastorali del paese».

Contemporaneamente in Italia, a Roma, piccoli studenti delle elementari e le loro maestre hanno preparato il pangiallo, un dolce della tradizione natalizia già noto a partire dai romani ma che la maggior parte dei bambini non ha mai assaggiato. «Oggi il pangiallo si trova ancora nel quartiere ebraico di Roma o in qualche raro negozio di gastronomia tradizionale», racconta Cristina, una delle maestre, «una volta, però, ogni famiglia lo preparava seguendo la propria ricetta, tramandata di generazione in generazione». Purtroppo sulle tavole è spesso sostituto da panettoni e pandori industriali. Muniti di una ricetta regalata una nonna del luogo e di ingredienti semplici, questo Natale bambini e insegnanti son riusciti a riportare il passato di nuovo in tavola.

Ma le celebrazioni del Terra Madre Day non finiscono qui! In Vietnam è stata cucinata la cassava, in Messico si è brindato con il mezcal e, ancora, in Turchia le ricette delle nonne sono state sperimentate in una gara di cucina durante la quale sono stati messi a dura prova…i nipoti!

«Il Terra Madre Day» conclude Marie Jeanne della condotta di Huye in Ruanda «non ha certo il potere di rilanciare da solo queste tradizioni: la loro salvaguardia non può che avvenire lentamente. Ma in questo giorno abbiamo la possibilità di mostrare a giovani e adulti l'importanza di proteggere le antiche tradizioni e questo è certamente il primo passo per la loro rinascita!».

Scopri gli eventi più curiosi del Terra Madre Day 2012!
www.slowfood.it/terramadreday

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