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Slow Food a Rio+20

Anche se a giugno Rio+20 non ha convinto per le soluzioni proposte, Slow Food è stata coinvolta in giro per la città per presentare piccoli virtuosi esempi di economia e agricoltura sostenibile

Che sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile fossero due dei temi principali alla Conferenza delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile Rio+20 il mese scorso era inevitabile, dato l’enorme impatto ecologico del moderno sistema agricolo e di produzione del cibo. Ciononostante, anche se ci sono stati discussioni interessanti, molti osservatori e organizzazioni internazionali hanno osservato che il summit ha sostanzialmente mancato l’obiettivo di proporre soluzioni reali.

Nel Dialogo su Cibo e Nutrizione, il presidente di Slow Food Carlo Petrini ha sostenuto, con altri dieci relatori, che il sostegno agli agricoltori di piccola scala nei paesi in via di sviluppo è la chiave del futuro dell’agricoltura. Alla fine della sessione i relatori e 2000 partecipanti hanno votato per selezionare le proposte più importanti: promuovere sistemi sostenibili di produzione di cibo e migliorare la salute, e contemporaneamente eliminare la miseria e la malnutrizione legata alla povertà.

Nello stesso tempo, nei quartieri di Rio, Slow Food era impegnata a ospitare una serie di azioni che hanno realmente mostrato come le comunità si stiano battendo per tradurre questi princìpi in azione. Slow Food ha colto l’occasione per invitare la gente locale, i partecipanti al Summit e le autorità come il Commissario UE per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale Dacian Cioloş, il Commissario UE allo Sviluppo Andris Piebalgs e il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva, a visitare due mercati del Circuito Carioca de Feiras Orgânicas, una nuova rete di mercati biologici di Rio, supportati da Slow Food.

Il Commissario Piebalgs ha pubblicato questo video della sua visita al mercato di Tijuca e ha commentato così sul suo blog questi progetti che propongono un ritorno al cibo biologico, alla produzione e al consumo locale e il supporto alle piccole comunità agricole: «Il mercato di Slow Food a Tijuca si raggiunge da una strada lunga e tortuosa che rivela la foresta lussurreggiante che circonda Rio… Maria, una delle coordinatrici del movimento in città ci ha detto che lavora nelle favelas per reintrodurre l’uso della cassava, prodotto tipico brasiliano, invece di fare affidamento a farine importate».

Anche Cioloş ha sottolineato l’importanza di un modello di agricoltura più sostenibile che protegga sia l’ambiente che le tradizioni culturali, parlando con i produttori locali all’apertura del Giardino Botanico, (vedi l'album fotografico). I produttori hanno presentato i loro prodotti in dimostrazioni culinarie e workshops sul compostaggio fatto in casa al mercato di Ipanema, dove Slow Food ha organizzato attività educative come Laboratori del Gusto e la “Tenda di assaggio della biodiversità” di autentici prodotti brasiliani, perlopiù sconosciuti al grande pubblico.

Durante Rio+20, Slow Food ha anche pubblicato la guida Rio de Janeiro – 100 Tips Slow Food, con consigli sul cibo buono, pulito e giusto, organizzati per quartieri. Le 20.000 copie cartacee e i 3.000 download nel giorno del lancio hanno sicuramente aiutato gli abitanti di Rio e le migliaia di visitatori a scegliere dove mangiare cibo locale e a scoprire progetti innovativi nelle favelas, così come alcuni dei tanti progetti di agricoltura urbana che stanno nascendo nella vibrante città carioca.

Esperienze sostenibili e concrete sono state anche al centro della conferenza organizzata da Slow Food al People’s Summit, che ha riunito produttori, cuochi, accademici, ricercatori, studenti e membri della rete di Terra Madre per parlare di cibo e della sua complessa filiera produttiva. Carlo Petrini ha ascoltato le esperienze concrete delle comunità che usano la produzione sostenibile di cibo come strumento di trasformazione sociale nella tenda gremita dell’incontro.

L’associazione è presente in Brasile dal 2002 e conta 32 condotte. Attraverso i progetti come l’Arca del Gusto, i Presìdi, e Terra Madre, oggi coinvolge più di 40.000 produttori.

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