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La Green pippin cresce a New York

In un Paese dove un tempo si conoscevano fino a 16 000 varietà di mele, oggi solo un paio di tipologie dominano i supermercati. Slow Food USA lavora per riscoprire un’antica tradizione…

La mela domestica (Malus pumila o Malus domestica) è una delle cultivar commestibili con più varietà al mondo. Solo negli Stati Uniti, nella storia, se ne sono coltivate tra le 15 e le 16 000. Oggi però a disposizione degli agricoltori ce ne sono solo 3000 varietà; l’altro 80% si è estinto, se non del tutto, almeno a livello commerciale. Oggi negli Stati Uniti il 90% delle mele vendute appartiene a 11 varietà, e la red delicious nel 2009 dominava il mercato con il 41% della produzione totale (più o meno 11 miliardi di chilogrammi).

La situazione è la stessa un po’ dovunque. A Terra Madre 2010 i produttori di mele del Piemonte hanno dimostrato bene questa perdita di diversità. A un’estremità del tavolo hanno collocato, in cerchi, 500 mele italiane tradizionali; all’altra estremità le cinque sole varietà presenti sul mercato, quelle più vendute in Italia settentrionale e in America: red delicious, gala, golden delicious, granny smith e fuji.

La conseguenza più immediata di questo impoverimento è il diffondersi di un gusto banale. Queste mele non sono state scelte per i loro particolari aromi o per un uso specifico, ma perché dolci, resistenti al trasporto e in grado di conservarsi a lungo.
Ma è importante salvare la diversità esistente anche per altre ragioni: per preservare le tradizioni etniche, storiche e culturali; per conservare nei campi la diversità genetica; per tutelare varietà adatte alle specifiche condizioni locali (con conseguenti minori trattamenti chimici) e ampliare il numero dei sapori, sia per noi sia per le future generazioni.

Civic Fruit
Negli Stati Uniti sono state avviate negli ultimi anni diverse iniziative per ravvivare l’attenzione verso la produzione di mele, e Slow Food ha partecipato a vari livelli. Ad esempio, avviando un Presidio nel Nord della California che si propone di preservare e promuovere la coltivazione e l’utilizzo della mela sebastopol gravenstein. La gravenstein arrivò in California nel 1820 e ancora negli anni Settanta la contea settentrionale di Sonoma era considerata la capitale mondiale della mela gravenstein. Ma oggi buona parte della terra è destinata ai vigneti, ben più remunerativi. Soltanto una decina di agricoltori, su una superficie di circa 350 ettari, coltivano ancora la gravenstein. Delle 40 aziende che nel 1958 la lavoravano, ora ne è rimasta una sola di una certa importanza che acquista le mele a fine estate per farne succhi, salse e aceto. Ma grazie agli sforzi dei numerosi gruppi affiliati ai produttori del Presidio, tra cui cuochi regionali e la condotta Slow Food di Russian River, questa mela – una specialità stagionale di breve durata, unica in fatto di aroma e qualità grazie al clima e alle condizioni particolari in cui cresce – è promossa e commercializzata con efficacia.

Potremmo citare molti altri esempi di progetti locali negli Stati Uniti, come l’organizzazione CROP (Chicago Rarities Orchards Project), che vuole creare frutteti di antiche cultivar negli spazi urbani e il Boston Tea Party, recente iniziativa che si propone di piantare coppie di meli tradizionali in ogni giardino pubblico di Boston. Slow Food New York City si è impegnata a fondo per inserire la mela autoctona green newtown pippin nell’Arca Internazionale del Gusto e per promuoverla e piantarla negli spazi pubblici dell’intera città. La RAFT Alliance
(Renewing America’s Food Traditions Alliance, una rete di associazioni attive nella tutela della biodiversità del nord America) ha riunito alcuni dei più importanti esperti di mele del paese per una serie di simposi didattici, tra cui quello in collaborazione con alcuni studenti di architettura del paesaggio della University of Maryland per progettare e piantare un “frutteto della tradizione” sulla proprietà della National Agricultural Library.

Ovunque negli Stati Uniti si manifesta un rinnovato interesse per le vecchie mele. Potrà volerci qualche anno perché questi lavori diano frutti, ma vale la pena di aspettare che inizi questo delizioso raccolto.

Ben Watson
Presidente della Commissione nazionale dell’Arca degli Stati Uniti


Per maggiori informazioni sul Presidio mela gravenstein di Sebastopol
www.slowfoodfoundation.org

Articolo tratto dall’Almanacco Slow Food 2011


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