La biodiversità può salvare il pianeta

Per portare avanti migliaia di progetti a difesa della biodiversità, Slow Food ha bisogno dell’aiuto di tutti. L’intento della campagna Ama la terra – Difendi il futuro è di raccogliere fondi per sostenere un’agricoltura migliore, in grado di garantire a tutti un cibo buono, pulito e giusto. Affinché questa attività possa continuare ed essere libera e indipendente come lo è stata finora, ci serve l’aiuto di tutti. Anche una donazione di pochi euro è decisiva se arriva da tante persone. Solo così, potremo costruire insieme un mondo migliore.

Ma perché è così importante salvare la biodiversità?

Il 24 giugno del 2012, nella Stazione di ricerca Charles Darwin situata nel Parco nazionale delle Galapagos, fu ritrovato il corpo senza vita di George, ultimo esemplare di Geochelone abingdoni o tartaruga dell’isola Pinta. Come molte altre tartarughe marine George era ultracentenario, e da anni si sapeva che fosse a rischio di estinzione: la sua salute era costantemente monitorata e i ricercatori avevano fatto molteplici tentativi di fare accoppiare quel gigantesco tartarugone con femmine di altre sottospecie. Ma George aveva sempre mostrato un certo disinteresse per l’argomento, tanto da meritarsi il nomignolo di “George il solitario”. Fu così che quel 24 giugno del 2012 il mondo apprese in tempo reale la notizia dell’estinzione di una specie, comunicata da numerosi giornali, siti, pagine social…

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La morte di George fu un caso straordinario. Solitamente, se una specie scompare, l’estinzione viene registrata solo dopo qualche anno, come nel caso del rospo dorato (Incilius periglenes) della Costa Rica: l’ultimo esemplare fu avvistato nel 1989 e nel 2004 la specie fu classificata come estinta nella lista dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).

Se storicamente le estinzioni sono sempre avvenute, sono due gli elementi peculiari del nostro tempo: la velocità con cui le specie si estinguono e la causa di queste estinzioni. In uno studio del 1992 il biologo Edward O. Wilson arrivò a determinare che le estinzioni riguardassero 27.000 varietà vegetali e specie animali all’anno – 72 al giorno, tre nel tempo di scrittura di questo articolo. Quanto alla causa, sempre più spesso le specie soccombono per via dell’azione di un uomo che disbosca, che caccia, che trasforma le foreste in pascoli, che inquina.

O che, semplicemente, smette di coltivare una varietà o di allevare una razza, perché magari si sono rivelate poco redditizie su un mercato sempre più orientato a massimizzare le rese per ettaro e a concentrarsi sulle stesse varietà e razze. Il tema delle estinzioni, infatti, non riguarda soltanto le specie selvatiche, ma anche le piante e le razze animali selezionate dall’uomo. È su queste che, attraverso diversi progetti, si concentra il lavoro di Slow Food: ad esempio con l’Arca del Gusto, un catalogo che raccoglie i prodotti tradizionali a rischio di scomparsa – non solo frutti, verdure e razze, ma anche formaggi, pani, dolci e salumi – invitando tutti a fare qualcosa per salvaguardarli, oppure con i Presìdi, che sostengono le comunità rurali nel recupero e nella promozione di varietà e razze tradizionali.

Tutelare la biodiversità non significa rinchiuderla nella teca di un museo. Per noi, al contrario, è solo il primo passo per contagiare con mille esempi positivi un’economia che livella, standardizza, spesso usa corruzione e violenza contro l’uomo e contro l’ambiente in cui vive. Sostenendo un prodotto diamo dignità al lavoro di chi lo ha realizzato e linfa vitale a intere comunità in ogni parte del mondo. E diamo in particolare al nostro mondo la consapevolezza che fast food, multinazionali e allevamenti strutturati come catene di montaggio non sono l’unico avvenire possibile per l’umanità.

Attraverso questo lavoro, Slow Food sta riscrivendo il futuro di colture, animali e produzioni tradizionali che costituiscono una parte importante della cultura di un territorio. È accaduto, ad esempio, nel caso del fagiolo bianco di Paganica, riscoperto negli ultimi anni da un gruppo di giovani aquilani che hanno vinto la loro sfida contro un’economia depressa e la devastazione causata dal terremoto. Tutto è cominciato quando Matteo, un agricoltore venticinquenne rimasto senza casa e lavoro dopo il sisma del 2009, ha iniziato a coltivare un legume che dopo gli anni del boom e dell’abbandono delle campagne era rimasto patrimonio di pochi anziani contadini. Oggi altri giovani si sono uniti nell’associazione dei produttori del fagiolo bianco, tutelato come Presìdio da Slow Food.

È accaduto, ad esempio, nel caso della lenticchia del Giura Svevo, le cui sementi furono riscoperte nel 2006 presso la Banca genetica dell’Istituto Wawilow di San Pietroburgo e recuperate da Mammel, un contadino-eroe che l’ha ripiantata nei propri campi e ha incoraggiato altri a seguire il suo esempio. Oggi, i coltivatori del Presidio (http://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/lenticchie-del-giura-svevo/) sono riuniti in un’associazione che conta oltre 60 produttori, la lenticchia è commercializzata in tutta la regione e sta sempre più rientrando nella cucina locale.

Come Mammel, sono moltissimi altri i “difensori” di un futuro più ricco, diverso, e sano. Un futuro che può essere garantito soltanto preservando la biodiversità, e difendendoci dagli effetti di un’agricoltura pesante che inquina il suolo e l’acqua, e che punta all’omologazione senza riuscire a sfamare il mondo; di un’economia che tende alla crescita infinita, senza fare i conti con i limiti di un pianeta finito; di una crescita fine a se stessa, che distrugge la natura e il tessuto sociale e rende l’umanità costantemente insoddisfatta e infelice.

Aiutaci a a salvare la biodiversità. Difendi il futuro. Dona ora.

Se salviamo la biodiversità, salviamo il pianeta